Spring

Spring (USA, 2014)
di Justin Benson, Aaron Moorhead
con Lou Taylor Pucci, Nadia HilkerSpring è il secondo film degli autori di Resolution, che non ho visto ma che una persona di cui mi fido abbastanza ha consigliato in una maniera della quale mi fido abbastanza. È ambientato in un paesello dell’Italia del sud che ho trovato ritratto in maniera abbastanza credibile, semplicemente normale, non troppo distante da ciò a cui sono abituato quando vado a gironzolare nell’Italia del sud, nonostante, per carità, abbia un paio di elementi curiosi che fanno folklore e sono a due passi dalla macchietta. Anzi, paradossalmente, l’unico vero sprazzo di cliché totale del turismo è un personaggio americano che si manifesta a un certo punto, comportandosi da turista cretino, maleducato e casinista americano. Dopo la proiezione al PIFFF 2014 ho pure preso il coraggio (e il microfono) stretto in mano, ho fatto presente alla platea che sono italiano e in francese non ce la posso fare e ho chiesto in inglese al duo se si erano posti il problema, se ci tenevano a realizzare un film in cui l’Italia non sembrasse uscita da un episodio de I Griffin. E mi hanno risposto di sì, che li ha aiutati il supporto della troupe e che le numerose vacanze zaino in spalla che il Benson s’è fatto dalle nostre parti hanno dato una mano. Insomma, bravi.

Un’altra cosa che ho fatto dopo la proiezione è stata prendere il mio bel bigliettino e dare il voto più alto fra tutti quelli che ho assegnato nel corso del festival, in cui il vincitore del concorso principale viene deciso dal pubblico. E alla fine, guarda un po’, Spring ha vinto, portandosi a casa il premio e gli applausi della folla. A me fa piacere. Benson e Moorhead son simpatici, due bravi regaz. Dopo la proiezione hanno pure invitato tutti ad andare a farsi una birretta con loro nel pub di fronte, ma io dovevo rimanere in sala come un disadattato per spararmi la maratona notturna sui film di alieni. Però si apprezza il gesto, no? E magari chi mi legge apprezzerebbe che parlassi pure un po’ del film. Parliamone. Spring è una romantica storia d’amore fra quello che nel remake di La casa leggeva incautamente il libro e una tizia dalle origini nebulose con nascosto nel cuore un tremendo segreto.

Materiale abbastanza tradizionale, insomma, ma scritto, diretto e interpretato da gente di talento. Spring non si vergogna di raccontare l’ennesima storia d’amore dannato, facendolo però in maniera sincera e per nulla stucchevole, inventandosi una mitologia di fondo intrigante e a modo suo originale, non tirandosi indietro in quel paio di momenti in cui bisogna mettere sul piatto la mostruosità e viaggiando su binari a metà fra l’horror, la commedia romantica e il film indipendente tutto silenzi e protagonisti mogi. E quando si arriva al dunque, incredibile ma vero, i protagonisti non si lasciano andare alla cretinaggine e decidono invece di affrontare la questione di petto, viaggiando verso un finale che funziona proprio per questo, oltre che per la notevole intesa fra i due attori. Insomma, non è che Spring sia il nuovo capolavoro dell’horror indipendente, anzi, però è una bella storia semplice, gradevole e – bonus – messa in scena tirando fuori il sangue dalle rape, con effetti speciali a basso budget che funzionano e un discreto manico dietro alla macchina da presa.

S’è fatto il giro di svariati festival mondiali e, se interpreto bene quanto dicono nella pagina ufficiale su Facebbok, alla fine ha trovato un accordo di distribuzione. IMDB lo dà in uscita in Gran Bretagna ad aprile.

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