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Ouija: L’origine del male

Con il buon esordio con Absentia nel 2011 e, soprattutto, la notevole conferma data da quella bomba di Oculus nel 2013, Mike Flanagan si è proposto come uno fra i registi horror più apprezzabili degli ultimi anni, tirando fuori altri due film piuttosto riusciti come Il terrore del silenzioSomnia. Certo, Oculus rimane forse l’unico in cui davvero è riuscito a far culminare idee, scrittura, direzione, montaggio e, insomma, tutte le componenti del film in maniera ottima, ma in ogni sua opera si trovano idee interessanti, voglia di fare le cose alla sua maniera, padronanza tecnica. Per questo lascia un po’ perplessi che abbia accettato di dirigere Ouija: L’origine del male, prequel di un (al massimo mediocre) film di successo ma che lui stesso non ha particolarmente amato (“Ho accettato solo perché mi hanno garantito che avrei potuto fare quel che volevo”). Ma per lo stesso motivo, in fondo, non stupisce che abbia saputo tirar fuori un film riuscito, dalla bella personalità e che, anche quando si abbandona completamente alla fiera dell’horror da casa degli orrori, lo fa giocando con gusto nella melma dei cliché.

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Captain Fantastic

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Captain Fantastic racconta una di quelle storie da film indipendente americano, fatte di gente bizzarra e fuori dagli schemi ma tanto adorabile, ormai cliché da Sundance Festival ai limiti dell’insopportabile. Riesce però a staccarsi abbastanza dalla norma nel taglio che decide di dare alla cosa, perché schiva i ghirigori visivi, non la butta quasi mai in farsa (anche se i momenti comici sono fra i più riusciti), non diventa mai patetico (anche se i momenti intensi non mancano) e soprattutto cerca di mantenersi credibile, realistico e asciutto nel mettere in scena i suoi protagonisti. Sottolinea anche quel che non funziona dell’approccio alla vita scelto da Ben, padre di famiglia che decide di far crescere i propri figli lontano da tutto e da tutti e cerca di non caratterizzare come macchiette stupide, malvagie o sbagliate tutti coloro che a questa scelta si oppongono, nonostante la prima impressione possa spingere in quella direzione. Insomma, prova ad essere un bel film, invece che solo una ruffianata.

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