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Ave, Cesare!

Ave, Cesare segna il ritorno dei fratelli Coen alla commedia flippatissima, completamente fuori di cozza, surreale, sopra le righe, fondamentalmente scema. E, per quanto ci siano lampi improvvisi di quell’approccio anche in A Serious Man A proposito di Davis, era da Burn After Reading, quindi da quasi un decennio, che non la buttavano così brutalmente sul ridere. È anche un film che, per la sua stessa natura tutta bizzarra e che si fa gli affari suoi, è forse destinato a dividere tanto quanto un po’ tutto quello che i due fratelli hanno diretto dopo il trionfo di Non è un paese per vecchi, perché, non è che ci si possa girare attorno, un’opera con questa personalità così assurda la puoi apprezzare solo se per qualche strano motivo ti ci trovi fortemente in sintonia, mentre chi la odia ti accuserà di essere un fan acritico. Insomma, è la solita storia.

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Sicario

Sicario (USA, 2015)
di Denis Villeneuve
con Emily Blunt, Josh Brolin, Benicio Del Toro

Quest’anno, per qualche motivo, è scattato il momento della guerra alla droga in tutte le forme. Prima Don Winslow ha tirato fuori The Cartel, discreta bombetta seguito di quella bombona che fu dieci anni fa Il potere del cane, poi è arrivato Narcos su Netflix e quindi Sicario al cinema. Come mai capitano queste convergenze? Vai a sapere, ma di certo non ci si lamenta, vista la qualità media (alta) e visto che l’argomento è parecchio interessante, oltre che meno frequentato di quanto si potrebbe pensare. Sicario, poi, ha dalla sua diversi aspetti notevoli, al di là del fatto di essere un film girato benissimo, con un lavoro pazzesco sulla fotografia e degli attori tutti uno meglio dell’altro. Che son tutte cose che non si buttano.

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Everest

Everest (USA, 2015)
di Baltasar Kormákur
con Jason Clarke, Josh Brolin, Jake Gyllenhaal, Ang Phula Sherpa, John Hawkes, Naoko Mori, Michael Kelly, Emily Watson, Keira Knightley, Sam Worthington, Robin Wright

Nel lontano 1996, quarantatré anni dopo la prima scalata di successo fino alla vetta dell’Everest, esplose improvvisamente il boom delle salite “commerciali”, già in atto da qualche tempo ma particolarmente forte durante quell’estate. Gente che può permetterselo (economicamente, ma forse non sul piano dell’abilità) e quindi paga delle guide per (provare a) farsi portare sul tetto del mondo. Chi non lo farebbe? Ma soprattutto: perché farlo? Eh, lo chiede verso metà film anche il giornalista Jon Krakauer, inviato per un reportage della spedizione, senza ottenere una risposta davvero convincente. E risposte convincenti non ne dà in assoluto Everest, un film per molti versi risaputo e semplice, che non mira mai alto (battutona!) ma fa più che bene il suo dovere.

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