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La settimana a fumetti di giopep – 19/11/2007

La settimana a fumetti è finita nel vortice d’inedia che ha colpito il blog di recente e putacaso questo è avvenuto proprio quando sono passato in fumetteria e ho portato a casa un paio di quintali di carta. Il risultato è che ho una marea di cose da raccontare. Pensavo di limitarmi solo ad alcune, ma alla fine mi sono fatto prendere dalla logorrea e ne ho segate giusto un paio per sfinimento o per manifesta inutilità. A voi.

52 #8/13 ***
Ok, lo ammetto, andando avanti il meccansimo che sta dietro a 52 mi sta prendendo. La curiosità di scoprire nei dettagli cosa si sono inventati per questo anno “mancante” di universo DC non poteva che fare breccia nel mio cuoricino di amante del seriale e della continuity. Ma è una buona storia? Sinceramente non credo. E, ribadisco, non è esattamente quello che mi aspetterei da Geoff Johns, Grant Morrison, Greg Rucka e Mark Waid messi assieme. E poi, diciamocelo, non è un po’ stancante questa svolta iperdrammatica, forzatamente tragica, sempre volta al peggio che ha preso l’universo DC?

Aquaman – La spada di Atlantide ***
Un prodotto onesto, poco più che mediocre, che – come spesso accade – prova a rilanciare un personaggio storico facendone vestire i panni da una nuova identità. Non stravolge e non colpisce, ma non si può certo dire che sia realizzato male. E poi, diciamocelo, al confronto di porcate come il nuovo Flash, sembra quasi un capolavoro.

Batman #3/6 ****
Catwoman #2 ****
Nightwing #1 **
Robin #1/2 ****
Davvero notevole, la “Batman Family” del dopo Infinite Crisis. Interessante l’idea del figlio di Bruce Wayne, del rapporto conlittuale col padre e dell’ovvia rivalità con Robin. Intensa e appassionante la serie del ragazzo meraviglia, come raramente era stata in passato, e piacevole come al solito Catwoman, anche lei alle prese con le gioie e i problemi dell’avere un poppante in casa. Delude solo Nightwing, abbastanza stucchevole e “vecchio”. Marv Wolfman e Dan Jurgens son due nomi storici, ma a legger questa serie sembra davvero che non abbiano più nulla da dire.

Checkmate #1 ***
Giovani Titani #2/3 ***
Cospirazioni, tragedie, personaggi scivolati nel lato oscuro, drammi dietro ogni angolo. L’ho detto e lo ripeto: a me questa nuova DC super dark non è che faccia impazzire.

Dampyr #91: “I cacciatori del sogno” ***
L’ennesimo discreto Dampyr, che si lascia leggere senza travolgerti e che ti incuriosisce con il suo affondare le mani in miti locali oscuri e poco noti (stavolta si parla di stregonerie assortite in Corsica).

Death Note #7 ****
Sempre più appassionante e sorprendente, col settimo volumetto Death Note compie ancora una manciata di svolte a sorpresa, ammazza un altro paio di personaggi, cambia di nuovo le carte in tavola (anzi, cambia proprio mazzo). Tsugumi Ohba non ha proprio paura di niente e non si ferma davanti a nulla. Complimenti, davvero.

Fantastici Quattro #276 ***
L’Uomo-Ragno #470 ***
Gli ultimi scampoli di Guerra Civile si segnalano per una simpatica rissa fra Ercole e “Thor” nelle storie di Pantera Nera e un’apparente svolta nella vita di Peter Parker, personaggio stravolto se ce n’è uno dagli eventi dell’ultimo mega crossover. Non so come le cose siano andate avanti, perché in fumetteria mi han saltato un numero e son fermo a prima di Back in Black. 😀

Jenny Sparks ****
Una bella miniserie, che racconta la graffiante “carriera” di Jenny Sparks e la sua vita nell’arco di tutto il secolo, tappando i buchi e facendo luce sui punti oscuri. Ha forse il solo limite di essere espressamente dedicata a chi ne ha seguito le avventure su Authority: per chiunque altro dubito abbia molto senso.

Justice #1 ****
Suggestivo e affascinante come tutti i fumetti disegnati da Alex Ross, Justice spinge ovviamente il pedale sul senso di meraviglia e sulla potenza grafica che i giganti del fumetto supereroistico sono in grado di scatenare. La storia si incentra su un tema abbastanza ricorrente nelle serie DC recenti, mostrando i suoi eroi in preda alle tragiche conseguenze di un possibile fallimento su scala globale. A raccogliere i cocci, anzi, a impedire che ci siano cocci da raccogliere, ci pensano i supercriminali, ovviamente capeggiati da Lex Luthor. L’inizio è promettente, vediamo come va avanti.

Manhunter #8/10 ****
Dopo un momento di calo, Manhunter chiude (per scarse vendite) tornando sui livelli piacevoli del pre-Crisi. Una serie tutt’altro che perfetta, soprattutto rivedibile nei disegni, ma che mi ha rapito con la sua voglia di pescare nel torbido e affascinato coi suoi protagonisti dalla dubbia moralità. Non ho capito se alla fine la pubblicazione in America è stata ripresa, ma sinceramente spero di sì.

Naruto #33 ***
Un po’ Dragonball, un po’ Ushio & Tora, un po’ qualsiasi altra roba per ragazzi pubblicata in Giappone negli ultimi vent’anni, Naruto sta un po’ esaurendo il credito conquistatosi grazie al bello stile pulito e alla simpatia dei personaggi. Ho voglia di vedere come si chiuderanno le vicende, ma comincio anche a stancarmi un po’.

Outsiders #2/3 **
Sinceramente mi sembra che le intenzioni di Outsiders vadano un po’ oltre le capacità di chi tiene le redini della serie. Sembra la versione scema di Authority.

S. *****
Al secondo tentativo, finalmente mi faccio convincere da Gipi. Rispetto ad Appunti per una storia di guerra, qui latitano i poetismi forzati e c’è invece gran scrittura, voglia di raccontare un’intensa storia di rapporti famigliari con uno stile intenso e particolare. Splendidamente narrato, toccante, meraviglioso anche solo da sfogliare per immergersi nelle bellissime tavole di Gipi. Ora sì che ne voglio un altro.

Squadron Supreme: Hyperion vs. Nighthawk ****
Una riflessione sul potere assoluto e sui modi più o meno leciti di metterlo in pratica. Bello, bello per davvero, ma ultimamente nei fumetti di supereroi non si parla quasi d’altro. E che palle!

Supergirl e La Legione dei Supereroi #2/4 ***
Continuo a non capire se e quanto questa serie mi piaccia. I toni stralunati e sognanti sono quasi adorabili, ma c’è qualcosa – saranno i disegni, sarà la sovrabbondanza di personaggi – che non me la fa amare fino in fondo. Comunque, voglio andare avanti.

Thor & I Nuovi Vendicatori #103 ****
Bella davvero, questa serie dedicata agli Illuminati, che rilegge sotto una luce diversa gli avvenimenti più importanti della storia Marvel. Belle storie, bei dialoghi, bei disegni. Detto questo, tocca notare come anche l’universo di Spidey e compagni stia vacillando sempre più pericolosamente sull’orlo del baratro iperdarkeggiante. Ma per il momento non siamo ancora oltre il livello di guardia, via.

Tribeca Sunset *****
Una bella, intensa e toccante storia, che parla con due approcci diversi della New York del prima, durante e dopo 11 settembre 2001. Un racconto autobiografico su quel folle giorno, narrato da un autore che ha vissuto il crollo delle Twin Towers da non troppo lontano, e un episodio su quattro amici che s’incontrano a New York pochi mesi dopo. Semplice e commovente, senza doverti schiantare in faccia la poesia a tutti i costi. Questo è il fumetto d’autore che piace a me.

Ultimate Spider-Man #53: “La saga del clone #2” ****
Ma che bella, questa saga del clone in versione Ultimate! Piena di spunti interessanti, con ancora una volta tanti temi bene o male storici dell’Uomo Ragno classico rielaborati e riarrangiati in maniera intrigante e nuova. E poi che ritmo, che capacità di tenere incollati alla pagina! Bendis, su questo genere di storie, sbaglia davvero poco.

La settimana a fumetti di giopep – 04/08/2007

Novità
Civil War #5 *****
Thor & I nuovi Vendicatori #100 ***
Fantastici Quattro 274 ***
L’Uomo Ragno #465 ****
L’Uomo Ragno #466 ****
Wolverine #211 ***
Gli incredibili X-Men #205 ***
Giunto ormai al quinto mese, il super crossover Civil War continua a colpirmi in positivo. Ben congegnato fin dalle premesse, ottimamente strutturato negli sviluppi, davvero scritto e disegnato alla grande nella miniserie principale e nella “figlioccia” Frontline. Come sempre le storie e storielline tratte dalle serie regolari che si intrecciano con l’evento vivono di alti e bassi, a volte aggiungendo davvero tanta sostanza, altre dando l’impressione di episodi un po’ tirati via e messi lì solo perché era necessario. Ma nel complesso l’evento è di quelli forti, si basa su un concetto potente e, in attesa di scoprire dove andrà a parare, sta offrendo tanti momenti drammatici e memorabili.

X-Men Deluxe #148 ***
Mentre Joss Whedon va avanti a raccontare un divertente – ma forse poco sentito – nulla, nelle altre storie si continua a respirare una sinistra e drammatica aria di Guerra Civile. Però i numeri senza l’X-Factor di Peter David sembrano davvero tanto più brutti.

Ultimates #29: “Il giorno dell’indipendenza” ****
Si chiude col botto il ciclo di Millar e Hitch su Ultimates. Tanta azione e tanto spettacolo per uno fra i fumetti più cinematografici che mi sia mai capitato di leggere. Ho un po’ l’impressione che si tenda a sopravvalutarlo, ma rimane una delle cose migliori lette in questi ultimi anni. E forse si merita di essere ripreso in mano e gustato tutto d’un fiato, magari per rendermi conto che sono io a sottovalutarlo.

Ultimates #28: “Se il passato non fosse morto” ***
Una bella, intensa e piacevole storia di passaggio, interlocutoria come solo gli annual sanno essere.

Ultimate X-Men #40: “Cable #1” ****
Ho un po’ paura a scriverlo prima di aver letto la seconda parte, ma Cable potrebbe essere la prima storia davvero convincente fra quelle scritte da Robert Kirkman per Ultimate X-Men. Un po’ mi spiace dirlo, perché The Walking Dead e Invincible sono fra le mie attuali letture preferite, ma fino adesso mi aveva davvero lasciato perplesso.

Antiquariato
Cable & Deadpool: If Looks Could Kill (L.O.) ***
La copertina di Rob Liefeld fa un po’ paura, ma per fortuna i suoi personaggi stitici e digrignanti non si manifestano ulteriormente. E all’interno c’è invece una storia piacevole e divertente, anche se non ai livelli del delirante Deadpool anni Novanta firmato Joe Kelly. Nulla di strepitoso, insomma, ma un minimo di curiosità per i numeri successivi mi è venuta.

Green Lantern: Wanted (L.O.) *
Una degna e illeggibile conclusione per il crimine contro l’umanità che è stato il ciclo di Ben Raab su Green Lantern.

Green Lantern: Homecoming? (L.O.) ***
Dovendo chiudere la serie, pare giusto affidare il compito al creatore di Kyler Rayner. E Ron Marz fa il suo solito onesto, pulito, lavoro da mestierante del fumetto. I nodi vengono al pettine e il colpo di spugna è bello che passato.

JLA: The Obsidian Age (L.O.) ***
JLA: Rules of Engagement (L.O.) ***
JLA #83: “American Nightmare” (L.O.) ***
Joe Kelly e Doug Mahnke sono secondo me una gran coppia. Ironia, ritmo, disegni spettacolari, tante intuizioni folli, soggetti geniali… ce n’è di che divertirsi assai. Il problema è che – immagino per l’impossibilità di stare dietro alla quindicinalità – non tutti questi numeri sono realizzati da loro. E il saliscendi è davvero insopportabile, anche perché i ricambi decisamente non sono all’altezza. Ed è un peccato, perché per esempio l’idea di affidare i due racconti paralleli di The Obsidian Age a due disegnatori diversi non sarebbe stata male, se l’altro non fosse stato una capra inguardabile.

JLA: Trial by Fire (L.O.) *****
Sei numeri di seguito realizzati interamente da Kelly e Mahnke generano, guarda un po’, un ciclo strepitoso. Inventarsi ogni volta un nemico in grado di mettere in difficoltà un team composto da gente come Superman, Wonder Woman, Lanterna Verde e compagnia bella non è facile, ma qui Joe Kelly se la cava con una trovata semplice, già vista, ma efficacissima. E attorno ci costruisce un intreccio appassionante e dai ritmi perfettamente calibrati. Se c’è un solo volume da consigliare nella marea di storie della JLA che ho letto in fila, è questo.

JLA #90: “Perchance…” (L.O.) ****
Bella, divertente e riuscita storia autoconclusiva che risolve in maniera molto simpatica la questione del flirtarello fra Diana e Bruce Wayne.

JLA: Extinction (L.O.) **
Una saga che puzza di anni Ottanta lontano un miglio, ma si lascia tutto sommato leggere senza problemi. Peccato per i disegni del fratello scemo di Ted McKeever.

JLA: The 10th Circle (L.O.) ***
Solo a leggere in copertina i nomi di John Byrne, Chris Claremont e Jerry Ordway ho cominciato a sbadigliare, ma invece ho poi trovato una storia solida, classica e ottimamente narrata. Certo, anche abbastanza superflua.

JLA #100: “Elitism” (L.O.) ****
Ottimo punto esclamativo per porre fine alla travagliata gestione Kelly/Mahnke. Quando sono riusciti a lavorare insieme con continuità hanno sempre generato ottimi frutti e questo ne è l’ultimo, limpido esempio. Una storia appassionante, con bei colpi di scena e trovate molto fantasiose. Ed è anche un bel prologo per l’interessante Justice League Elite.

JLA: Pain of the Gods (L.O.) ***
Banalotto nelle premesse e in parte anche nello sviluppo, Pain of the Gods si pone come intenso e drammatico studio sui dubbi, le incertezze, le sofferenze interiori che possono colpire anche delle divinità monolitiche come gli eroi DC. Che in fondo, sotto la maschera, sono pur sempre uomini. Purtroppo l’obiettivo non viene centrato fino in fondo, immagino per i limiti di Chuck Austen, che insomma, un genio non lo è mai stato. Le tavole di Ron Garney, però, si lasciano sempre guardare che è un piacere.

JLA: Syndicate Rules (L.O.) ***
Una lunga – forse troppo lunga – e divertente battaglia a tre fra la JLA, il Sindacato e una razza aliena. Tante belle idee, gli ottimi disegni di Ron Garney e la sensazione che con un minimo di sintesi sarebbe stata una grandissima storia.

JLA: Crisis of Conscience (L.O.) ***
Era inevitabile, lo dice anche la copertina, trovare su JLA le conseguenze di Identity Crisis. Certo, magari le si poteva raccontare con un filo di approfondimento psicologico in più e qualche scazzottata in meno, ma questo ci tocca. Bisogna anche ammettere che si sarebbe potuto fare ben di peggio, ma che occasione persa, però…

JLA: World Without a Justice League (L.O.) *
Madonna, che modo squallido di chiudere una serie per certi versi gloriosa come questa.

Robin/Batgirl: Fresh Blood (L.O.) **
Robin #134/147 **/***
Robin, come serie, mi ha sempre dato una forte sensazione di inutilità. Molto più di qualsiasi altro personaggio minore DC, il Ragazzo Meraviglia mi è sempre parso quello meno efficace se raccontato “per i fatti suoi”. Questo blocco di storie l’ho letto solo perché intrigato dalla partecipazione di Bill Willingham (autore dello strepitoso Fables) e devo dire di non essermi pentito. Nella prima metà fatica un po’ a ingranare, soprattutto per la mancanza di un disegnatore fisso (e per il fatto che su sette numeri se ne trova solo uno con delle matite decente, grazie al sempre ottimo Giuseppe Camuncoli), ma dal numero 139 Scott McDaniel porta stabilità e la serie decolla. Senza scrollarsi di dosso quel sentore di superfluo, ma regalando storie ben scritte e sottotrame ottimamente pianificate. Certo, Fables rimane davvero un’altra cosa.