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22.11.63

22.11.63 si portava sulle spalle un doppio peso mica da ridere. Da un lato, è un adattamento dell’omonimo romanzo di Stephen King, autore adorato da legioni forcone-munite e le cui fortune sullo schermo, grande e piccolo, sono a dir poco alterne. Dall’altro è la serie con cui Hulu, servizio di streaming americano che prospera su un catalogo di serie e show televisivi, prova a infilarsi di soppiatto nella sfida tra Netflix e Amazon sul fronte delle opere originali. La serie curata da Bridget Carpenter costituisce infatti la proposta più ambiziosa messa in campo fino a oggi da Hulu, tanto sul piano dei valori di produzione quanto su quello dei nomi coinvolti, e teoricamente potrebbe rappresentare un punto di partenza, a cui è già stato dato seguito con The Path. Ma come è venuta fuori? Bene ma non benissimo.

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Deep Rising

Deep Rising (USA, 1998)
di Stephen Sommers
con Treat Williams, Famke Janssen, Kevin J. O’Connor, Wes Studi, Anthony Heald

Nel 1998, un anno prima di sfondare con quel gioiello de La mummia, tre anni prima di cominciare a perdere colpi col deludente La mummia: il ritorno, sei anni prima di mettere in scena il suo completo rincoglionimento con quella cagatona di Van Helsing, Stephen Sommers si faceva conoscere con il suo primo, divertentissimo, esperimento nel regno del fantastico cazzaro. Un esperimento che raccontava di una colossale nave da crociera messa sotto assalto da parte di una specie di gigantesco e affamato polipone mutante, e di un gruppo di persone arrivato tardi alla festa e impegnato a evitare di fare da dessert.

Deep Rising è un film adorabile, uno z-movie fatto di personaggi tagliati con l’ascia bipenne, dialoghi al vetriolo, sangue e budella a catinelle, ritmo indiavolato, suspence, divertimento e un cast azzeccatissimo. Treat Williams è un protagonista carismatico e sufficientemente cazzaro, Famke Janssen è una gnoccolona da paura, Kevin J. O’Connor è lo stesso stupidissimo attore che ritroveremo nei film successivi di Sommers e Wes Studi, beh, è Wes Studi.

Lasciano un po’ a desiderare gli effetti speciali, davvero gommosi oltre ogni limite, ma nel complesso il film funziona, grazie soprattutto alla devastante carica di ritmo e risate che si porta dietro. Non offre molto di nuovo in termini d’intreccio e idee, ma convince grazie alla sua simpatia e a un paio di sviluppi della trama tutto sommato neanche banalissimi. Insomma, Deep Rising è una fresca e sanguinaria commedia estiva.