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Il caso Spotlight

Spotlight è il nome del team interno al Boston Globe che si occupa di inchieste investigative d’ampia portata, Le quali possono richiedere anche anni di lavoro su un singolo argomento. Si tratta della redazione giornalistica investigativa più antica degli Stati Uniti d’America, perlomeno fra quelle ancora attive, e nel 2003 ha vinto il premio Pulitzer per la serie di articoli nati dall’inchiesta raccontata in questo film. Ora, come da questo si possa essere arrivati ad intitolare il film in Italia Il caso Spotlight, io, onestamente, con tutta la buona volontà, pur sapendo che Il caso [inserire a piacere] è un classico d’impatto, non riesco davvero a capirlo. Ma insomma, facciamocene una ragione e tiriamo avanti, anche perché Spotlight è un gran bel film, ottimamente scritto, diretto e interpretato.

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Zodiac

Zodiac (USA, 2007)
di David Fincher
con Jake Gyllenhaal, Mark Ruffalo, Robert Downey Jr., Anthony Edwards

Nel raccontare i trent’anni di storia del tuttora aperto caso Zodiac, l’ultimo film di David Fincher prende come modello d’ispirazione palese e dichiarato Tutti gli uomini del presidente e ne ricalca lo stile freddo e asciutto, mostrando nel dettaglio le dinamiche d’investigazione ed evitando quasi del tutto il coinvolgimento emozionale. I tanti protagonisti non vengono raccontati come personaggi a tutto tondo e non vedono esplorati più di tanto i loro dubbi, le loro motivazioni, i loro sentimenti. Fincher si concentra sull’esposizione sistematica e discorsiva dei fatti, mantenendo le distanze da tutti e raccontando un’indagine lunga, estenuante, interminabile, che si protrae per decenni fittizi e due abbondantissime ore di grande cinema.

Ma nel farlo non adotta uno stile documentaristico, firmando anzi il film in maniera anche pesante, inserendo trovate molto particolari ed efficaci, realizzando – per esempio con l’interrogatorio a quattro e i vari attacchi del killer – una manciata di scene strepitose per tensione e capacità di colpire allo stomaco e condendo il tutto con una colonna sonora di rara efficacia. Ad aiutarlo degli attori forse ormai un po’ troppo costretti a recitare bene o male sempre lo stesso ruolo, ma che d’altra parte si rivelano come al solito estremamente efficaci.

Lungo, estenuante e inconcludente come le indagini che racconta, Zodiac svolazza placido dalle parti del capolavoro, rapisce nelle maglie della sua algida detection e non molla per oltre due ore e mezza. Ennesimo centro per un regista che, pur fra alti e bassi, continua a mostrare un gran voglia (e una gran capacità) di reinventarsi continuamente.