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Shopgirl

Shopgirl (USA, 2005)
di Anand Tucker
con Claire Danes, Steve Martin, Jason Schwartzman, Bridgette Wilson

Tratta da un romanzo di Steve Martin, che ne ha fra l’altro curato l’adattamento per il grande schermo, Shopgirl è una deliziosa commedia agrodolce, che racconta di un improbabile triangolo amoroso fra la commessa di un grande magazzino alla moda, un ricco uomo d’affari in là con gli anni e uno spiantato ragazzo ai limiti dell’incapacità d’intendere e di volere. Mirabelle, la protagonista, inizialmente cede alla corte del giovane, innamorato e rincretinito Jeremy, ma si fa poi irretire dall’affascinante Ray Porter, che le promette però una relazione di poco oltre il puro sfogo sessuale. Le cose, ovviamente, si complicano abbastanza in fretta.

Il miglior pregio di Shopgirl sta nella scrittura dei protagonisti, in dialoghi talmente azzeccati e credibili da far accettare perfino l’assurdità di un personaggio sopra le righe come quello interpretato da Jason Schwartzman. E nei dettagli, nelle piccole cose, nello sguardo gettato lì, nella decisione presa d’impulso, in quell’assurda e così realistica voglia di autoconvicersi che le cose siano ben diverse da come stanno. A questo si aggiungono tre attori molto efficaci e in parte, guidati da una Claire Danes davvero brava e un po’ meno “sciura” del solito.

Peccato per una colonna sonora troppo invadente e fuori posto, cui sarebbe stato forse preferibile qualcosa di più minimalista, e per una voce fuori campo davvero poco azzeccata. Probabile retaggio della natura letteraria del film, e dell’incapacità da parte di Steve Martin di staccarsene del tutto, interviene in apertura e chiusura, sottolineando maldestramente situazioni e sentimenti già ben descritti dalle immagini in un film che, al contrario, proprio quando si limita a raccontare per immagini dà il suo meglio.

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La pantera rosa


The Pink Panther (USA, 2006)
di
Shawn Levy
con
Steve Martin, Kevin Kline, Jean Reno, Emily Mortimer, Beyoncé Knowles

C’è qualcosa di profondamente sbagliato in un film nel quale l’ispettore Clouseau risolve il caso grazie a una serie di geniali intuizioni e acute osservazioni, oltre che, addirittura, facendo la mossa giusta al momento giusto. Comunque la si voglia mettere, questo è tradire il personaggio e ciò che ha rappresentato nel decennio abbondante in cui fu Peter Sellers a vestirne i panni.

Pippe mentali filologiche a parte, comunque, questa nuova Pantera Rosa funziona poco anche se presa per i fatti suoi. C’è sicuramente qualche bella gag, gli attori scelti come comprimari sono azzeccati e, tutto sommato, Kevin Kline e Steve Martin, pur improponibili nel tentativo di scimmiottare chi li ha preceduti, non funzionano poi così male.

Ma al film – che pure mi sembra ampiamente superiore al pessimo ricordo che ho di quello con Benigni – manca la carica dei migliori episodi del passato. E alla fine nella memoria rimane solo il divertente cameo di Clive Owen, forse l’unica immagine davvero genuina e dirompente.