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Gli Incredibili 2

Il primo Gli incredibili era, nel 2004, il miglior film di supereroi sulla piazza ed era anche un omaggio a Watchmen intelligente, passionale, delicato e con una personalità ben più forte, o comunque interessante, rispetto al gradevole ma pasticciato, inerte e fondamentalmente sbagliato adattamento ufficiale di Zack Snyder che sarebbe arrivato cinque anni dopo. Gli incredibili 2, nel 2018, affronta una concorrenza forse più agguerrita, sicuramente più numerosa, ma è ancora una volta, se non necessariamente il migliore, senza dubbio uno fra i migliori film di supereroi sulla piazza e/o di sempre. E lo è grazie alla maniera in cui di nuovo Brad Bird riesce a sintetizzare al meglio la doppia anima Pixar, trovando una comunione fra spettacolo, dramma, temi famigliari, commedia esilarante e mirata a tutte le età, azione pazzesca, che un po’ tutti i film illuminati da Luxo jr. cercano ma spesso non trovano fino in fondo. Insomma, è splendido.

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Ratatouille

Ratatouille (USA, 2007)
di Brad Bird
con le voci di Patton Oswalt, Ian Holm, Lou Romano, Peter O’Toole, Janeane Garofalo, Brad Garrett, Brian Dennehy

Nato come primo lungometraggio da solista per Jan Pinkawa (che in passato aveva diretto l’ottimo cortometraggio Geri’s Game), Ratatouille ha goduto dell’essere stato raccolto in corsa dal talentuoso Brad Bird. E il regista de Il gigante di ferro e Gli Incredibili ha dimostrato ancora una volta di essere il più “grosso” autore sulla piazza dell’animazione occidentale.

Pur non scaturito dalla sua testa, Ratatouille porta chiaramente impresso il suo marchio, fatto di narrazione per adulti tenera e ammiccante, che ipnotizza il bambino ma solo di fronte a un pubblico maturo svela tutte le sue carte. Bird parla un linguaggio semplice e al tempo stesso articolato, mette in scena ratti che si muovono in branco con dinamiche schifosamente credibili e cucine organizzate in maniera realistica. Dipinge una storia dai toni fiabeschi ancorandola alla realtà, rendendola divertente e colorato luna park ma anche solido e maturo racconto.

Ratatouille schiva poi il classico buonismo Disneyano in maniera mirabile, senza aver per questo bisogno di ricorrere a rutti, scorregge e citazioni stantie. Bird non prova a raccontarci che chiunque può farcela, ma inneggia anzi al valore del talento, potenzialmente di tutti, effettivamente di pochi. Mostra un personaggio che, come spesso accade, sceglie di aprirsi, mettersi a nudo, raccontare la verità… e per questo finisce abbandonato malamente dai suoi amici. Chiude con un lieto fine rassicurante, ma che giunge solo dopo un atroce fallimento, materiale se non morale. Insomma, va perfino oltre il già lodevole anticonformismo che da sempre caratterizza i film Pixar.

Anticonformismo che si manifesta anche nelle scelte visive, nel mettere in scena ratti (ratti, non topi, RATTI) parlanti che meno umanizzati di così sarebbe stata davvero dura, nella regia ricercata e virtuosa, al suo apice in quella musicale e meravigliosa scena della scoperta di Parigi. Ratatouille è una gioia per gli occhi non solo per la strepitosa tecnologia, ma per il gusto con cui viene utilizzata, per il taglio registico moderno e ricercato, per la capacità di far recitare i personaggi in maniera efficace e deliziosa.

Remy occhieggia e si esprime con piccoli gesti e sguardi significativi, recita senza mai andare sopra le righe e interpretando il suo personaggio in maniera incredibile. E tutto questo avviene grazie a un’attenzione per il dettaglio viva in tutti gli aspetti del film, a partire dalle trovate di sceneggiatura, dal modo in cui con piccoli accorgimenti anche le situazioni più assurde vengono rese coerenti e credibili. Ratatouille, insomma, è un grandissimo film, poetico, appassionante, divertente, che ha forse il solo “difetto” di partire da premesse non proprio originali, ma anche la saggezza di svilupparle in maniera tutt’altro che canonica.

Il gigante di ferro


The Iron Giant (USA, 1999)
di Brad Bird
con le voci di Eli Marienthal, Vin Diesel, Harry Connick Jr., Christopher McDonald, Jennifer Aniston

Cinque anni prima di recarsi alla corte di John Lasseter e spiegargli come fare (meglio) il suo lavoro, Brad Bird già si dilettava a nuclearizzare gli altrui culi con questo splendido gioiello. Ispirato all’omonimo romanzo di Ted Hughes, Il gigante di ferro racconta del piccolo Hogarth e della sua tenera amicizia con un enorme robottone venuto dallo spazio. L’iniziale incapacità di comunicare, le incomprensioni, la paura di chi sta loro attorno, il pericolo rappresentato da un uomo del governo desideroso di spazzare via la minaccia “alienocomunista”… il pensiero va inevitabilmente ad E.T.

Ma il film di Brad Bird non è una semplice fotocopia animata della pellicola di Steven Spielberg, ha una sua anima viva e pulsante, fatta di una sceneggiatura semplice e brillantissima, capace di parlare a cuore aperto mentre si rivolge a un pubblico veramente di tutte le età. Dialoghi frizzanti e gag divertentissime fanno da collante per una vicenda molto meno scontata e piatta di quanto ci si potrebbe aspettare. Il gigante di ferro riflette sulla natura umana, sulla necessità di costruirsi il proprio destino, di crearlo con le proprie scelte e le proprie azioni. Si racconta con una credibilità e una passione tali da assorbire completamente e far dimenticare in un amen l’iniziale sbigottimento di fronte a un’animazione cui (per scelte stilistiche e “atmosfera”) non siamo purtroppo più abituati.

Vive grazie ai bei personaggi, stereotipati nella concezione, ma tratteggiati benissimo nella grafica e nella personalità, alle tante idee affascinanti, per esempio il delizioso filmato iniziale sulle contromisure in caso di bombardamento nucleare, e soprattutto alla voglia di realizzare un film. Vero, vivo, senza animaletti umanizzati e numeri musicali, con delle ottime interpretazioni da parte dei doppiatori e una magistrale scrittura dei personaggi. Brad Bird aveva una storia da raccontare e l’ha fatto nel miglior modo possibile, con un film d’animazione intenso e toccante.

Gli Incredibili


The Incredibles (USA, 2004)
di Brad Bird
con le voci di Craig T. Nelson, Holly Hunter, Jason Lee, Samuel L. Jackson

Gli Incredibili rappresenta una perfetta sintesi di tutto ciò che è Pixar, passata attraverso lo sferzante filtro della visione di Brad Bird, che già si era fatto notare con Il gigante di ferro, lungometraggio d’animazione “tradizionale” che ha ormai raggiunto lo status di piccolo cult (non solo) fra gli appassionati e che, mannaggia la miseria, non ho mai visto e prima o poi devo recuperare.

L’ultima produzione Pixar cita tanto quanto i due Toy Story, ma senza essere altrettanto compiaciuta. Recupera alla grande il senso di meraviglia che dominava in A Bug’s Life e latitava nelle successive produzioni non dirette da John Lasseter. Elargisce a piene mani splendide trovate visive come Monsters inc. e Finding Nemo, ma non sconfina nella farraginosità del primo o nel bambinesco del secondo. The Incredibles fa tutto ciò che i lungometraggi Pixar avevano fatto prima, lo fa meglio e innalza il tiro affrontando anche tematiche mature, senza limitarsi a sfiorarle strizzando l’occhio al paparino che porta i figli al cinema.

Questa opera seconda cinematografica di Bird è vero cinema per tutta la famiglia, in grado di far sognare il bambino, gasare l’adolescente, divertire l’adulto. Appassionante ed esilarante fino alle lacrime, tratteggia benissimo i suoi protagonisti (anche se Helen e Dashiell svettano per ricchezza su altri personaggi più monodimensionali) e, pur seguendo un copione molto classico, emoziona e tiene sulla corda grazie a una sceneggiatura estremamente brillante.

Inoltre, merito non da poco per il sottoscritto, sprizza da ogni fotogramma passione e conoscenza del fumetto di supereroi, che riproduce sul grande schermo come mai si è visto prima e probabilmente ancora a lungo nessun film “vero” potrà fare. Omaggia con rispetto la mitologia Marvel e DC, ma fa palese riferimento anche a un capolavoro “indipendente” come Watchmen (il cui adattamento cinematografico pare essere precipitato nel limbo).

Insomma, un vero gioiello, che ancora una volta dimostra come i veri eredi della Disney che fu siano quelli al soldo di Luxo e Luxo Junior.