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Rogue One: A Star Wars Story

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Quest’immagine che ho messo qua sopra* fa un po’ schifo ma ci sta bene, perché riassume quel che Rogue One doveva essere, ci avevano promesso che sarebbe stato e tutto sommato è, seppur nei limiti di quel che si può fare con il film di Guerre Stellari gestito dal comitatone Disney. È un film cupo e con protagonisti dalla moralità sfumata, nei limiti di cui sopra ma comunque tale, soprattutto per quelli che sono gli standard della serie. È il primo Star Wars che racconta e mette effettivamente in scena una “war”, proponendosi quindi come film di guerra, anche piuttosto tradizionale nelle sue svolte e nei suoi cliché, seppur sempre all’interno di quei limiti sul piano della violenza, dei temi, dell’approccio. È il primo Star Wars che dà l’idea di stare raccontando una vicenda di guerra in cui la posta in palio è qualcosa di enorme, di ben più grosso rispetto alle vite dei personaggi, senza avere fra le palle le solite fregnacce della famiglia Skywalker. Ed è un film di Gareth Edwards, che esprime chiaramente il suo stile, la sua capacità folle di imprimere su schermo il senso di scala, di ometti piccoli di fronte all’immenso, ma anche il suo dono per la composizione di immagini stupende, quasi pittoriche, seppur sempre all’interno dei limiti bla bla bla. Insomma, è effettivamente lo spin-off che si distacca in una certa misura dai canoni della serie, anche se ovviamente non lo fa fino in fondo e in tanti aspetti rimane costretto e inquadrato. Un po’ come i film dei Marvel Studios ma un po’ di meno costretto e inquadrato rispetto ai film dei Marvel Studios.

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Il ribelle – Starred Up

Starred Up (GB, 2013)
di David Mackenzie
con Jack O’Connell, Ben Mendelsohn, Rupert Friend

Quello dei drammi carcerari è un filone parecchio consolidato (e che siede in vetta alla Top 250 di IMDB), con i suoi punti fermi e i suoi cliché che non possono mai mancare e che è giusto utilizzare, anche se ovviamente ci vuole la misura adeguata per far girare il tutto come si deve. Aiuta se a scrivere il film ci pensa uno psicoterapista, tale Jonathan Asser, qui alla sua prima sceneggiatura, in grado di attingere alla propria esperienza di lavoro con i violenti galeotti del carcere di Wandsworth. E infatti, se Starred Up è un film che funziona, colpendo in maniera intensa ed emozionante, ma riuscendo per lo più ad evitare le trappole del macchiettismo e del patetismo, è anche grazie alla sua solida scrittura, alla maniera ruvida e credibile in cui si racconta.

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