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The Night Of

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The Night Of nasce nel 2012 come produzione fortemente voluta da James Gandolfini, che vi partecipa nelle vesti di attore e produttore. Dopo qualche tentennamento, la serie, che è ispirata alla britannica Criminal Justice, scritta dal crime novelist Richard Price e diretta da Steve Zaillian, riceve luce verde da parte di HBO. Nel frattempo, però, con pronto solo l’episodio pilota, Gandolfini ci lascia. Ma il progetto non si incarta del tutto, anzi, viene portato avanti anche con lo spirito di omaggio all’attore scomparso. Inizialmente, per rimpiazzarlo davanti alla macchina da presa, viene scelto Robert De Niro, che però poi rinuncia per conflitti con altri lavori, e subentra infine John Turturro. Fast forward di un paio d’anni e ci ritroviamo per le mani una fra le migliori serie del 2016, un John Turturro che si mangia tutto in una delle sue interpretazioni migliori, un Riz Ahmed rivelazionissima, il pensiero di chissà come sarebbe stata con Gandolfini e il dubbio che De Niro abbia rinunciato in favore di Lo stagista inaspettato o Nonno scatenato e veramente meriti solo gli schiaffi.

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Transformers

Transformers (USA, 2007)
di Michael Bay
con Shia LaBeouf, Megan Fox, Josh Duhamel, Tyrese Gibson, Jon Voight, John Turturro
con le voci di Peter Cullen e Hugo Weaving

Michael Bay mi sta sul cazzo. Mi sta sul cazzo lui e mi sta sul cazzo il suo modo di girare, derivativo nella peggior maniera in cui è possibile esserlo, piatto e monotono, costantemente fossilizzato sempre sulle solite due/tre soluzioni. I film che ha diretto dopo il – bisogna dirlo – divertente Armageddon mi hanno annoiato come difficilmente un film d’azione americano riesce a fare (in genere solo il peggior Joel Schumacher mi ammorba tanto). Inoltre, fin da quando ho letto le prime notizie sulla versione cinematografica dei Transformers, ho sempre temuto che ne sarebbe venuta fuori una roba ridicola. Viste le premesse, è quasi agghiacciante che mi sia divertito tanto.

Intendiamoci, questo Transformers è un cagatone, banalissimo e straprevedibile nell’intreccio, stilisticamente piatto (ben lontano, per esempio, dalle intriganti trovate dell’ultimo Pirati dei Caraibi), con personaggi le cui caratterizzazioni fanno sinceramente cadere le braccia per quanto sono stereotipate e con la solita, insostenibile, logorrea che “costringe” quasi tutti i blockbuster hollywoodiani moderni ad andare oltre le due ore. Eppure funziona, diverte, appassiona il pubblico, in sostanza, centra in pieno il bersaglio.

La chiave di tutto sta probabilmente nell’aver evitato una sorta di improbabile rielaborazione seriosa della serie, optando piuttosto per un vero e proprio “megaepisodio” del cartone animato. Certo, ci sono dei cambiamenti, per esempio in una comicità decisamente più insistita rispetto alla fonte d’origine, ma nel complesso si respira proprio l’atmosfera del giocattolone, fatto di colori semplici e sgargianti, di protagonisti ragazzini e spensierati, di robottoni che si prendono a scarpate mentre declamano roboanti propositi sulla salvezza dell’universo e sull’opportunità della stessa.

Un film che compie la senza dubbio facile scelta di non prendersi sul serio, ma che probabilmente, visto l’argomento, niente altro poteva fare. E l’atmosfera spensierata, pur con qualche evidente passo falso (Turturro, per esempio, convince solo a tratti), funziona alla grande, regalando sane risate e facendo affezionare ai robottoni. Caso più unico che raro, poi, si dedica parecchio spazio ai personaggi (anche se sarebbe più corretto dire “al personaggio”, interpretato da un brillante Shia LaBeouf), ottenendo fra l’altro anche il graditissimo risultato di limitare al minimo gli insostenibili inserti al rallenti del cretino dietro alla macchina da presa. Cretino che si concede oltretutto il lusso di tirare fuori un’idea riuscita, mostrando il caos dal punto di vista dell’essere umano, piazzando l’inquadratura ad altezza occhio e regalando momenti di rara confusione. E commette, ovviamente, l’errore di sfruttare questa sua unica idea oltre il lecito.

Ciliegina sulla torta, degli effetti speciali strepitosi, che riescono davvero a piazzare di fianco, attorno, assieme agli attori queste creature spettacolari, che danno grande solidità alle sequenze d’azione (molto belle sia quella d’apertura che quella finale) e regalano addirittura un pizzico di magia nella sequenza dell’atterraggio da parte dei Tansformers “aggiuntivi”. Tutto questo messo assieme non genera certo un capolavoro e forse nemmeno un film particolarmente al di sopra delle aspettative, ma certo una piacevole sorpresa che fa in pieno il suo dovere. Non era affatto scontato.