Archivi tag: Greta Gerwig

Jackie

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Jackie racconta i momenti e i giorni immediatamente successivi all’omicidio di John Fitzgerald Kennedy attraverso gli occhi, i desideri, i ricordi ma soprattutto la sofferenza della sua vedova. Lo fa abbracciando i punti fermi della Hollywood che racconta storie vere, per il modo in cui, come da tradizione, cerca di rimanere fedele all’essenza, alle emozioni, ma romanza i fatti, a cominciare dal giornalista con cui Jackie si confronta nel raccontare: fittizio, ma basato su gente realmente esistita. Non è però un film banale e inquadrato senza vie di fuga all’interno di una struttura standardizzata, anzi, Pablo Larrain, al suo esordio hollywoodiano, ha realizzato magari il proprio film meno personale, ma ci ha comunque infilato una forza, una personalità e una capacità di sfuggire ai cliché del genere che davvero non ci si aspetta in questo genere di film.

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Wiener-Dog

I film di Todd Solondz sono un po’ tutti delle commedie nere. Anzi, delle commedie nere. I suoi personaggi si muovo immersi in uno strato di pece talmente cupa che quando ne fuoriesce un lampo di speranza, per esempio nel secondo dei quattro episodi di cui è composto Wiener-Dog, ci rimani quasi male. Non è che le risate manchino, perché di certo Solondz ha anche un delizioso gusto per l’assurdo, il paradossale, la gag fulminante piazzata nel modo meno prevedibile, ma tendono ad essere sempre un po’ soffocate. Sarà che ci vuole molto pelo sullo stomaco per ridere serenamente dei suoi personaggi tanto patetici quanto umani, sarà magari che le risate messe di traverso fra le tragedie sono per forza amare, sarà che con un finale come quello che c’è qui, infame, brutale, asciutto, difficilmente si esce da un suo film col sorriso sulle labbra

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Mistress America

C’è stato un momento, nello scorso decennio o giù di lì, in cui all’improvviso siamo passati dal ricordare con orrore gli anni Ottanta al farci assorbire da un magico tripudio di nostalgia e lanciarci nell’amorevole recupero di quel decennio. Non saprei dire quando o perché sia avvenuto di preciso, immagino sia una faccenda generazionale, ma tant’è, dovunque ti giri trovi un gioco, un film, un fumetto, un libro, un qualsiasi cosa che omaggia con nostalgia gli anni del cotone. Ed è infatti anche il caso di Mistress America, il film con cui Noah Baumbach, uno fra i portabandiera del cinema indie americano recente, si traveste per un’ora e mezza da John Hughes, mette sul piatto l’immancabile musica elettronica retrò, piazza nel finale una parata newyorchese a cui manca solo Ferris Bueller, conferma il suo recente ammorbidimento stilistico e intrattiene fra risate e malinconia.

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