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The Fog (2005)


The Fog (Canada/USA, 2005)
di
Rupert Wainwright
con
Tom Welling, Maggie Grace, Selma Blair, DeRay Davis

La recente ondata di remake di horror “antichi” (o di origine asiatica) ha fruttato risultati altalenanti, ma nel complesso non del tutto disprezzabili. In fondo il The Ring occidentale è un buon prodotto, La maschera di cera mi ha soddisfatto parecchio e ho sentito parlare molto bene anche dei nuovi Non aprite quella porta e Le colline hanno gli occhi. Il beneficio del dubbio, quindi, mi è venuto spontaneo concederlo, a questo The Fog. Grosso errore.

Pacchiano, sgrammaticato, sconclusionato, impacciato, tutto ciò che indica sostanziale mediocrità può essere detto del remake diretto da Rupert Wainwright. Un film assemblato male, che manca di ritmo, fatica a costruire anche solo un vago accenno di tensione, si perde in una trama senza capo né coda e sfocia nel ridicolo completo con un finale da Silly Symphonies. The Fog edizione 2005 è, molto semplicemente, brutto.

E a voler fare un paragone con l’originale di Carpenter, che pure era tutt’altro che un capolavoro, ci si ritrova a sparare sulla croce rossa. Svanite nel nulla, forse proprio nella nebbia, quell’atmosfera affascinante e morbosa e quella lenta e inesorabile crescita della tensione. L’intreccio, che già a suo tempo danzava pericolosamente sull’orlo del baratro, viene sviluppato oltre il lecito e precipita nel ridicolo. Le trovate più interessanti, su tutte il personaggio della DJ che rimane chiusa nel faro a trasmettere per guidare i cittadini verso la salvezza, vengono del tutto eliminate. Non rimane nulla, se non qualche bella ripresa dall’alto della nebbia che inghiotte l’isola e un concreto senso di amarezza.

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The Fog (1980)


The Fog (USA, 1980)
di
John Carpenter
con
Adrienne Barbeu, Jamie Lee Curtis, Janet Leigh

Nel 1980, i marinai colpiti dalla Maledizione della Prima Luna erano molto meno atletici, ma più sistematici e metodici nel colpire. Sfondavano motori, tagliavano cavi del telefono, distruggevano generatori e mettevano in ginocchio intere cittadine. Sarà che, appunto, sono passati venticinque anni, ma l’organizzazione da team SWAT di cui sono capaci i “fantasmi” di The Fog mi ha fatto un po’ sorridere, così come alcune sequenze mi sono parse un po’ datate, vuoi per la nebbia luminosa e iperveloce, vuoi per il fatto che gli spiriti vendicativi sembrano passare più tempo a spararsi le pose plastiche che a portare avanti la loro vendetta.

Ugualmente The Fog funziona una meraviglia, specie nella prima parte, grazie alla semplicità dell’intreccio, ridotto a una singola idea protratta per novanta minuti. Abbastanza netta, e non solo per la presenza di Jamie Lee Curtis, la derivazione dal precedente Halloween: la stessa, semplice, rozza ed efficace struttura narrativa, lo stesso trapanante utilizzo delle musiche, la stessa raffica di inquietanti e subdole immagini statiche. Sembra lo stesso film, rifatto due anni dopo, solo sfruttando un pretesto differente e, forse, meno incisivo.