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Let’s go Phillies!

L’anno in cui sono stati la prima squadra nella storia dello sport professionistico a toccare quota 10.000 (diecimila) sconfitte è anche l’anno in cui Phillies tornano ai playoff. Ci vanno solo per la decima volta da quando, 124 (centoventiquattro) anni fa, hanno giocato la loro prima partita. Ci vanno per la prima volta dal 1993, quando furono sconfitti alle World Series, nella quarta finale persa su cinque giocate. Ci vanno ventisette anni dopo l’unico titolo vinto. Ci vanno, fra l’altro, grazie a una fra le più colossali rimonte della storia (sette vittorie di differenza recuperate in poco più di due settimane). A questo punto la domanda è: sono sufficientemente stronzo da stare sveglio la notte pure per delle partite di baseball?

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Eurobasket 2007 – Considerazioni finali

La Spagna campione del mondo, che gioca un basket stellare, che affronta gli europei in casa e col cammino facile, che batte per l’ennesima volta una Grecia eroica e mai doma, in una partita bellissima e che per certi versi ha ricordato la vittoria di misura sull’Argentina nella semifinale dell’anno scorso. La Spagna fortissima, bravissima e bellissima, che inizia la finale dominando e tentando gli alley-oop dietro la schiena contro una Russia che ci mette l’impegno ma non sembra all’altezza. La Spagna che si fa rimangiare il vantaggio e gioca punto a punto. La Spagna che tira il 20% da due. Venti per cento. Sette su trentacinque. La Spagna che va sotto di uno, affida il tiro della vittoria a Gasol e lo vede sputato dal ferro. La Spagna che per la sesta volta perde in finale agli europei.

Lode alla Russia, che vince di cuore e fotta, dopo essere sopravvissuta a un quarto di finale tremendo e a una semifinale in cui ha mandato la Lituania fino a quel momento imbattuta sotto di 19 e ha poi resistito a una rimonta spezzagambe. Lode a David Blatt, che sconfigge quel rosicone di Pepu Hernandez con una squadra che vale la metà. Ma lode anche ai lituani, che hanno fatto un signor torneo nonostante uno Jasikevicius per larghi tratti a mezzo servizio e hanno conquistano podio e Pechino. E lode infine alle squadre che vanno al preolimpico dell’anno prossimo (Grecia, Germania, Croazia, Slovenia).

Gli sloveni, fra l’altro, hanno sfiorato il capolavoro: dopo averne vinte cinque in fila, stavano per perderne quattro di seguito e restarci con un palmo di naso, e invece sono riusciti a far ceffare nuovamente la qualificazione a Tony Parker. Per il francesino sanguinosi i tiri liberi sbagliati nel finale di ben due partite perse, in particolare quelli ai quarti con una Russia dominata per ampi tratti (liberi comunque decisivi in negativo anche per la Croazia, che esce contro la Lituania sugli errori dalla lunetta di Planinic).

Slovenia, si diceva, davvero a un passo dalla barzelletta per l’incapacità di gestire i finali: al di là della partita vinta con noi sulla tripla di Lakovic dopo essersi fatti rimontare l’impossibile, il botto vero arriva nel quarto di finale con la Grecia: questi stavano sopra di 16 a sei minuti dalla fine e di 10 a due minuti dal termine. E han perso di 1, con tripla di Lakovic sbagliata allo scadere. Bravi i greci a non mollare mai, a difendere come ossessi e a mettere tiri assurdi, eh, però qui c’è qualcosa che non va.

Complessivamente, comunque, è stato un gran bel torneo, se non sempre per la qualità del gioco, di sicuro per le emozioni che le varie partite hanno saputo regalare, con tante rimonte incredibili e con una marea di scontri decisi all’ultimo tiro. Si è giocata quasi sempre una difesa asfissiante, e in generale si son viste delle belle squadre, che l’anno prossimo daranno ancora spettacolo (assieme a USA, Argentina e un’eventuale altra in arrivo dall’America, anche se forse solo un Brasile al completo può pensare di giocarsela a questi livelli).

La sconfitta in finale non cambia l’impressione sulla Spagna, che ha la “fortuna” di aver portato a maturazione i propri campioni in un momento storico a dir poco propizio, in cui le grandi squadre degli anni passati vagano nella zona morta che sta fra l’appagamento per le vittorie ottenute e lo sfiatamento degli uomini chiave. Non che ad Argentina, Grecia e Lituania manchino giovani interessanti, ma soprattutto le ultime due in questi ultimi due anni hanno dato qualche segnale di schianto un po’ troppo grosso per essere ignorato (in particolare la Grecia, che per di più fra un anno non sarà certo più giovane e, se dovesse arrivare a Pechino, lo farebbe con anche un preolimpico sulle spalle).

Impossibile non considerarle ancora tutte fra le grandi potenze, ma la Spagna mi sembra un (mezzo, via) gradino sopra, anche se probabilmente l’Argentina a pieni ranghi e gli USA, se si portano la squadra di quest’estate, più magari uno o due lunghi di peso, sono all’altezza (oddio, degli USA davvero completi sarebbero probabilmente più forti, eh, anche se le solite difficoltà culturali e regolamentari livelleranno come sempre la situazione). Detto questo, non posso negare la soddisfazione per l’esito della finale, perché davvero gli spagnoli non li sopporto più. Già ai tempi di Atene, quando uscirono contro gli USA, non si poteva davvero sentire l’allenatore che rosicava su “e la formula è sbagliata, e ne abbiamo persa una sola, e siamo più forti noi, e gne gne gne”, ma adesso che vincono e spaccano hanno un atteggiamento inguardabile. E quindi ben venga lo schiaffone umiliante in casa, oh.

Peraltro la formula di questo torneo mi è parsa sbagliata per davvero, neanche troppo per le solite questioni di girone e calendario facile per i padroni di casa (Israele e Portogallo, eh, ma anche un giorno di riposo dopo ogni turno), che obiettivamente ci stanno, quanto piuttosto perché in un torneo così massacrante avere un giorno di sosta in più fa troppo la differenza. E infatti, sarà un caso, ma in finale ci sono arrivate le due squadre che hanno riposato prima della semifinale, mentre per esempio la Lituania è uscita alla terza partita in tre giorni (al che uno si chiede pure a cosa serva vincere il girone, se manco ti avvantaggia sul piano del calendario). Forse era meglio la formula usata fino a due anni fa, con lo spareggio secco al posto del secondo girone.

I risultati ottenuti dagli spagnoli in questi anni, comunque, dovrebbero dar da pensare a noi, che in fondo saremmo teoricamente dove loro stavano qualche anno fa: con una nuova squadra in rifondazione e con tanti giovani di talento. Certo, Gasol al suo primo europeo da protagonista fece il botto e guidò la squadra all’argento da capocannoniere, mentre Bargnani ha fatto un po’ pena, ma il succo rimane quello. Sulla carta, fra due/tre anni noi potremmo essere lì, a giocare per l’oro in tutte le competizioni. Ce la faremo? Boh. Nelle varie partite qualche lampo di grandezza si è visto, qualche momento in cui piazzavamo parziali senza senso, sprazzi di gioco fuori dal normale. Lavoriamoci su e speriamo in bene.

Di sicuro, comunque, ripensando a questo europeo, non si può fare a meno di pensare a quanto abbiano pesato gli episodi. Due/tre tiri usciti o entrati in maniera e in direzione diversa, e adesso saremmo perlomeno al preolimpico. Senza contare la preparazione andata a puttane fra infortuni e acciacchi e l’importanza delle assenze di Rocca e Gallinari. Quanto avrebbero dato entrambi sotto canestro è incalcolabile, quanto avrebbe potuto migliorarci in attacco e in difesa il secondo, pure.

E lo stesso Bargnani, obiettivamente, è probabile che fosse più infastidito dalla lombalgia di quanto si sperava, perché in molte partite, Germania compresa, andava via al difensore come niente, ma poi sbagliava tiretti facili, da smarcato, che normalmente mette in scioltezza. Senza contare il fatto che probabilmente lui più di tutti, da giocatore particolare quale è, ha patito la preparazione a singhiozzo e la difficoltà nell’inserimento. Ma, il punto è sempre quello, inutile stare a menarsela su queste cose, anche perché poi, obiettivamente, se gli episodi sfortunati ci avessero detto bene, sarebbero stati gli avversari a poterci rosicare su.

Meglio pensare alle partite che abbiamo perso da polli, a quanto siamo stati in grado di sprecare in attacco le buone cose che facevamo in difesa, a quante fesserie abbiamo commesso nei match persi giocando punto a punto. Certo, siamo in buona compagnia, in questo, ma resta il fatto che l’anno prossimo saremo in vacanza assieme a francesi, turchi e serbi. E in questo le colpe son di tutti, perché è vero che Recalcati qualche scelta sembra averla sbagliata in pieno (l’aver lasciato a casa Hackett, che col senno di poi sarebbe potuto servire, il non aver dato nemmeno un minuto a Crosariol nell’ultima partita, l’aver provato Bargnani in difesa su Nowitzki, il non essere riuscito a motivare davvero i suoi perché dessero il massimo in ogni momento, come tante volte ha invece fatto in passato), ma è vero anche che non deve certo essere il C.T. della nazionale a insegnare ai giocatori come si fa il tagliafuori, come si va a rimbalzo, come si gestiscono gli ultimi minuti di gara.

Inutile rimuginarci su, è finita ed è finita male. L’abbiamo presa in culo, ce la portiamo a casa e non ne faremo tesoro, perché questa è la nazionale italiana, perché la nazionale italiana è così. Nei secoli dei secoli, amen.

Italia vs Germania – 58 a 67

Era la partita della vita, quella che vale la possibilità di andare avanti nell’Europeo, di giocarsi le chance di un’altra Olimpiade. Era una delle ultime occasioni, per dei veterani che a questa nazionale hanno dato tanto, di regalare ancora qualcosa. Era la prima occasione, per dei giovani che questa nazionale se la porteranno sulle spalle per un decennio, di far vedere quello che potranno e dovranno combinare. E tutto questo avveniva contro una squadra obiettivamente mediocre, con una prima punta fortissima e un branco di dopolavoristi volenterosi, concentrati, ammirabili, ma pur sempre dopolavoristi. Ecco, noi questa partita ce la siamo giocata andando sotto di ventuno rimbalzi, tutti concessi in attacco, e non riuscendo nemmeno a giocarcela punto a punto fino alla fine come avevamo fatto in praticamente tutte le altre.

E tutto questo con Nowitzki che combina poco o nulla, grazie certo alla strepitosa difesa di Gigli (praticamente il tedesco è entrato in ritmo solo quando non era marcato da Angelone), ma soprattutto al fatto che non c’è n’è stato neanche bisogno, perché i suoi, di compagni, la partita sono stati in grado di vincerla. Le triple decisive le ha messe Herber, del resto. Poco da dire, abbiamo giocato di merda, glie l’abbiamo consegnata su un piatto d’argento e loro non sono stati abbastanza polli da restituircela.

Una partita oscena, sembrava di guardare una fantozziana scapoli ammogliati, con gli ammogliati che si affidavano totalmente a quello bravo e gli scapoli che invece si impegnavano, lavoravano di squadra per aiutare il fenomeno e alla fine riuscivano meritatamente a portarla a casa. Abbiamo fatto talmente schifo che alla fine non ero manco particolarmente dispiaciuto, solo un po’ demoralizzato. Siamo ben lontani dall’ansia e dalla tensione della partita con la Lituania di un anno fa, per capirci.

Ed è inutile andare a guardare gli episodi, all’infortunio a Belinelli dopo un suo primo quarto strepitoso, al fatto che quando ci siamo arrampicati a meno due siamo stati uccisi da una tripla di Herber lasciato solo per andare a raddoppiare su Nowitzki (come Kutluay due giorni prima, mica può sempre andar bene). Anche perché poi Belinelli è tornato in campo e ha continuato a segnare e perché a quel meno due non è che ci fossimo arrivati meritando particolarmente. Esattamente come in altri casi, siamo andati sotto, ripeto, contro una squadra poco più che mediocre e non siamo stati in grado di rimettere in piedi la partita. Forse questo significa che, perlomeno a oggi, pure la nostra è una squadra mediocre, anche se talmente “stronza” che probabilmente sarebbe riuscita a far sudare pure la Spagna ai quarti di finale, prima di uscire a calci.

Dopo un primo quarto giocato bene e tenendo in mano le redini della partita, ci siamo completamente persi, smettendo di segnare e attaccare, riprendendo la solita tarantella delle triple buttate per aria a caso e non prendendo un rimbalzo nemmeno per sbaglio. Recalcati, due giorni dopo aver centrato tutto contro la Turchia, non prova nemmeno a mettere dentro Crosariol, che non sarà un rimbalzista d’elite ma perlomeno sotto canestro ci mette il fisico e lotta. No, niente, meglio farci scherzare a rimbalzo da Nowitzki, Femerling e Jagra. E la gestione del finale? Dopo aver tirato qualcosa come 130 triple in cinque partite e mezzo, non riusciamo a tentarne neanche una? Ci mettiamo dieci secondi a fare fallo? Lasciamo libero di tirare da tre il giocatore che fino a quel punto ci ha più massacrati? Qua il problema è la testa, la mancanza della stessa.

Che si vuole dire, dopo una roba del genere? Che abbiamo giocato di merda, come in tutto l’Europeo, e che questa volta non siamo neanche stati in grado di trovare la forza mentale, la cattiveria e – per carità – il culo di andare a giocarcela fino alla fine. Qualche mossa sbagliata, qualche errore di testa, qualche giocata sfortunata e via, siamo fuori. Non siamo la più grossa delusione dell’Europeo perché, nonostante i ridicoli proclama della stampa italiana alla vigilia, Serbia e Turchia ci staccano di gran lunga. Ma di sicuro il terzo posto sul podio degli stronzi siamo riusciti a soffiarlo alla Germania.

E non ha molto senso guardare al bicchiere mezzo pieno, però è giusto dare ancora una volta atto a Gigli di aver giocato in maniera incredibile, come forse non aveva mai fatto in vita sua. Ieri è mancato un po’ in attacco, ma perché si stava ammazzando in difesa su Nowitzki. Se rimane su questi livelli, è una scoperta notevole. Bene, benissimo anche Bulleri, tornato grande e rimasto tale per tutto il torneo. E io non sono mai stato un suo estimatore. Bene, infine, anche Belinelli, che cresce nel corso delle partite e si adatta alle necessità, mostrando di poter e voler essere un leader e tornando in fretta quello che avevamo ammirato ai Mondiali dell’anno scorso.

In prospettiva molto bene anche Crosariol, che deve crescere e migliorare, ma ha fatto vedere cose egregie e ha ribadito di essere l’unico giocatore di un certo tipo che abbiamo e di poter portare in dote materiale per noi altrimenti rarissimo. Deludentissimo, invece, Bargnani, secondo me in larga parte per l’incapacità di cavalcarlo da parte di allenatore e squadra, magari anche un po’ penalizzato dai problemi alla schiena, ma comunque dubito esente da colpe. Lui fa il compitino, fa quello che gli si chiede e lo fa con impegno, su entrambi i lati del campo, ma caspita, non chiedo molto, ma almeno nei minuti in cui Belinelli era fuori per la caviglia girata, mi aspettavo che ci provasse a prendere in mano la squadra. E invece niente, come se non ci fosse.

Infine, i veterani, è il caso facciano ciao ciao con la manina. Bulleri e Mordente, se non bolliscono nel frattempo, hanno dimostrato di poter essere ancora utili. Già Soragna, strepitoso per quasi tutto il torneo, nelle ultime due partite mi è parso aver esaurito la benzina. Basile e Marconato, per quanto mi dispiaccia soprattutto per il primo, se son così servono solo a far danni, a togliere spazio ai giovani per andare in campo e non combinare nulla di buono. Azzeccare una sola partita su sei non è sufficiente, mi spiace.

A questo punto, a meno di un’improbabile e immeritata Wild Card olimpica, l’anno prossimo ci toccano le qualificazioni per gli Europei del 2009. Che si riparta quindi con una squadra giovane, fatta dai ragazzetti che ci sono già e da quelli rimasti fuori (col senno di poi, per portarci questo Di Bella, tanto valeva convocare Hackett e regalargli l’esperienza dell’Europeo). Un paio di veterani, al massimo tre, ma basta. Mi farà contento Recalcati? Boh, io non lo capisco davvero più. Vedremo.

Italia vs Turchia – 84 a 75

Ci sono voluti un tiro di Kutluay stampato sul ferro allo scadere dei regolamentari (per una volta dice culo a noi) e un supplementare di fuoco per avere ragione di una Turchia che, obiettivamente, ha dimostrato di meritarsi appieno il pessimo europeo che ha giocato. E c’è voluto così tanto perché l’Italia è partita malissimo, in bambola per tutto il primo quarto, nervosa e spaventata, in difficoltà sotto pressione, capace di finire sotto addirittura di quindici punti. Dei primi dieci minuti, praticamente, l’unica cosa buona fatta dagli azzurri è stata l’andare dentro un po’ più del solito, raccattando così falli e tiri liberi. Più del solito non significa abbastanza, ma è già qualcosa.

Detto questo, bisogna dare atto al criticatissimo Recalcati di aver saputo leggere molto bene la partita e i segnali del campo, compresi anche quelli arrivati nel match contro la Lituania. Di essersi reso subito conto che Basile e Marconato erano cotti, e che pure Bulleri proprio benissimo non stava (ma del resto era prevedibile che, non dando spazio a Di Bella e Crosariol, si rischiasse di stancare troppo questi tre). Di aver dato fiducia ai ragazzini anche più del solito, non richiamandoli in panca dopo i primi errori. E così ci siamo ritrovati in campo un Crosariol dall’impatto fisico devastante, che ha caricato di falli i lunghi, ha preso rimbalzi, ha difeso e poi è tornato in panca col labbro sanguinante (qualcuno lo metta nelle mani di un allenatore in grado di plasmarlo tatticamente e offensivamente, che questo è davvero un animale e va allevato per bene). Nel parziale che ci ha rimessi in gioco lui e Mancinelli, con le sue entrate, le sue invenzioni e la sua difesa su Turkoglu, sono stati importantissimi.

E ancor più importante, fondamentale, emvippì, è Angelo Gigli, che in queste due settimane sta davvero giocando come non ha forse mai fatto in vita sua e sta cancellando dalla memoria il loffione dannoso visto l’anno scorso in Giappone. Ieri 17 punti, 10 rimbalzi, 3 stoppate e 1 rubata, statistiche di peso che dicono molto, ma non tutto, su una prestazione stellare e fondamentale. Più in generale, pur andando come sempre sotto a rimbalzo, abbiamo tirato più del solito dalla lunetta e soprattutto abbiamo messo assieme solo tre palle perse, contro le quattordici della Turchia. Volendo puntare un dito a caso, forse, lo si può piazzare proprio qui (contro la Lituania, per dire, ne abbiamo perse dodici).

C’è comunque da dire che abbiamo giocato contro una squadra se possibile persino più sfilacciata della nostra, in cui obiettivamente ci sono i due NBA davanti e di dietro tutti quanti. E se su Okur siamo tutto sommato riusciti a difendere bene, e soprattutto a metterlo in difficoltà attaccandolo coi lunghi e coi piccoli sui cambi, Turkoglu ci ha fatto malissimo e quasi vinceva la partita da solo, con le sue triple assurde. Poi però, prima con la difesa di Mancinelli, poi con quella in anticipo di Belinelli, siamo riusciti a piazzargli la mano in faccia quando prendeva la palla ma, soprattutto, a impedirgli di avere la boccia in mano per quasi tutto l’ultimo quarto e il supplementare.

Proprio il caso di Belinelli, della sua difesa su Turkoglu e della sua prestazione offensiva negli ultimi dieci/quindici minuti è per certi versi emblematico. Recalcati gli dà fiducia, anche se nella prima parte di match gioca come al solito, e viene ripagato da una prestazione scintillante. Certo, ogni tanto si fa bucare in maniera vergognosa, ma quando ci si mette difende come deve e soprattutto tira fuori giocate in attacco da fantascienza, che nel finale ci tengono davvero in piedi. Quando poi combina per davvero con Bargnani, si vedono veloci lampi di cosa questa nazionale potrà e dovrà diventare nei prossimi anni.

Il Mago non gioca una gran partita, ma ha la faccia giusta, quella brutta, negli atteggiamenti e nel linguaggio comincia a proporsi come leader e queste son cose che mi piace vedere. In più mette comunque a referto 12 punti, 6 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata, un paio di giocate davvero strepitose e una difesa sull’uomo efficace e competente, pur non essendo certo quello il suo asso nella manica. Meno lucidi e freschi che in altre partite Soragna e Bulleri, ma il primo fa comunque il suo in difesa e il secondo mette nel finale dei liberi fondamentali (mentre dall’altra parte Kutluay, poraccio, dopo aver schiantato la tripla della vittoria sul ferro, sbaglia anche dalla lunetta e se ne va a capo chino).

Complessivamente ho visto ancora qualche passo avanti, anche se le amnesie, i passaggi a vuoto, dovuti sicuramente all’accumulo di stanchezza dei veterani e all’inesperienza dei giovani, ci sono ancora e contro squadre più toste li pagheremmo sicuramente di più. Trovo però molto positivo, anche per la crescita della squadra e del gruppo, il fatto che Recalcati abbia scelto di mettere la partita in mano ai giovani e che loro, pur con qualche incertezza e qualche errore, glie l’abbiano vinta. Potrebbe essere un passo davvero fondamentale, per l’immediato ma anche e soprattutto per il futuro di una squadra che, volente o nolente, da qui a due anni dovrà completare la fase di ricambio.

Ma al futuro ci pensiamo poi, ora c’è la Germania, che nelle due partite in cui l’ho vista non mi ha particolarmente impressionato, ma che non va ovviamente sottovalutata, anche perché poi non è che gli azzurri visti fino adesso possano permettersi di sottovalutare chicchessia. Invece che affidarsi ai due NBA, i crucchi si affidano a uno solo, che però vale probabilmente più dei due turchi messi assieme. Dovremo attaccarlo senza pietà coi lunghi e ancor di più coi piccoli in caso di cambi difensivi, esattamente come abbiamo fatto contro Okur. Il problema è che lui ci ammazzerà sull’altro lato del campo, anche perché mentre noi ci siamo devastati con un supplementare, lui si è riposato per bene nell’inutile partita con la Slovenia.

Comunque, la fiducia rimane, non può certo svanire dopo una vittoria. Come quattro anni fa, ci giochiamo il passaggio ai quarti di finale contro i tedeschi. Quattro anni dopo, le squadre sono abbastanza diverse e hanno al collo un argento a testa. Sarà una finale e sarà, penso, un’altra partita combattutissima. Ce la possiamo fare, ma serve, ancora, cuore, grinta e testa. E dobbiamo crescere ancora, che la strada è quella giusta. E basta, che mi sta già venendo l’ansia.

P.S.
Quello di Okur su Bargnani era fallo netto, ha spinto con la mano sinistra e l’arbitro l’ha indicato chiaramente con un gesto. Giusto per citare l’ennesimo esempio di una situazione in cui Lauro e Bonamico non hanno capito una fava di cosa stesse succedendo. Per fortuna ogni tanto saltava il collegamento audio e non dovevamo sorbirceli.

Italia vs Lituania – 74 a 79

L’Italia conferma i segnali di crescita e tiene botta contro una fra le squadre fino adesso migliori del torneo, giocandosela punto a punto e costringendo i lituani a stare per la prima volta sotto gli ottanta punti (anche se di un soffio). A tratti gira perfino l’attacco, non come ci piacerebbe vedere ma certo meglio rispetto a quanto visto fino adesso. Più in generale, sembrano migliorate anche convinzione e costanza nella concentrazione, anche se poi, ancora una volta, l’impressione è che nel finale tremino un po’ le ginocchia e, soprattutto, venga a mancare la freschezza fisica.

E in questo non aiuta il fatto che Di Bella, Crosariol e Mancinelli siano caduti in disgrazia e non ricevano più spazio da Recalcati. Il primo gioca pochissimo, prova pure a far qualcosa, ma non ingrana. Il secondo raccoglie qualche minuto per i troppi falli di Gigli, ma sbaglia tantissimo, più del solito, probabilmente proprio perché lo scarso minutaggio lo mette ancora più sotto pressione. Il terzo continua a deludere, magari per l’acciacco alla gamba, magari perché sente scarsa fiducia, magari per sfiga. Sia quel che sia, praticamente è come se non ci fossero (abbastanza una sentenza i sei minuti giocati da Da Tome) e sulla distanza la cosa un po’ la paghiamo, in termini di stanchezza e di falli.

Di buono c’è che per una volta risponde bene Marconato, con una partita davvero solida in difesa e in attacco. Non è tanto la tripla nel terzo periodo, quanto l’efficacia sui due lati del campo. Il problema è che ogni tanto fa il suo bel passaggino a vuoto, per stanchezza o per incapacità di rimanere sempre concentrato fino in fondo, e in almeno un paio di occasioni ci costa parziali sanguinari (ricordo distintamente uno 0-5 con lui protagonista). Bene come al solito anche Mordente, che continua a svolgere il suo ruolo di gregario tutto palle e muscoli.

Bulleri e Soragna proseguono nel loro europeo monstre, e nei momenti bui tengono in piedi la squadra anche da soli. Perdono però anche due palloni decisivi nel finale, e questo non può che pesare. Così come pesa il 2 su 10 di Basile nel tiro da tre: Gianluca ha dimostrato di poter essere efficacissimo quando si contiene e prende solo i tiri giusti al momento giusto, anche perché poi aggiunge rimbalzi e difesa. Ieri si è fatto prendere la mano, e se è vero che un paio di tiri gli sono usciti davvero a sfiga, è vero anche che così non può funzionare.

Un gran peccato, poi, la prestazione di Gigli. Se Recalcati ha deciso di emarginare Crosariol e tenere come lunghi titolari lui e Bargnani è anche normale che poi, contro una squadra di marcantoni come la Lituania, arrivino falli a raffica. Ma l’assenza di quello che fino adesso è stato senza dubbio il migliore e il più costante dei giovani l’abbiamo pagata cara. E del resto, in poco più di dieci minuti ha messo a referto una stoppata, una rubata e quattro rimbalzi, due dei quali in attacco.

Proprio i rimbalzi continuano ad essere un problema, anche se ieri Bargnani si è sorprendentemente fatto sentire in questo fondamentale. Complessivamente, per lui, una buona partita, in cui per alcuni minuti ha fatto vedere lampi del giocatore che potrebbe essere e ha anche dimostrato di poter difendere in maniera più che discreta sull’uomo, anche se magari gli manca ancora un po’ il concetto di difesa di squadra. In ogni caso, 15 punti, 7 rimbalzi, 1 assist e 1 stoppata possono essere un buon bottino, se funziona anche il resto della squadra. Ma funziona?

Sì e no, perché è vero che ce la siamo giocata punto a punto, ma è vero anche che i lituani si sono ritrovati un Jasikevicius a mezzo servizio (e che nonostante questo ha messo dei punti decisivi nel finale) ed è ancor più vero che quando la palla ha cominciato a scottare sono arrivati errori e momenti di smarrimento. Ma d’altra parte ci può anche stare che i veterani abbiano un po’ il fiato corto e che i ragazzini non abbiano ancora la testa per giocare al massimo a questi livelli. Perché non dobbiamo scordarcelo, che le stelle delle altre squadre hanno praticamente tutte dai ventisette anni in su, mentre le nostre stanno fra i venti e i ventuno (e stiamo rimpiangendo assai l’assenza di un diciannovenne, oltretutto).

E, a proposito di ragazzini, Belinelli nell’ultimo periodo entra e sembra quasi voler dimostrare che la panca punitiva ha fatto effetto. Si muove, si libera, non forza, cerca tiri “intelligenti”, soluzioni in backdoor e sui blocchi (non che i nostri giocatori sappiano metterne di granitici, eh). Mette punti importanti, insomma, anche se poi ancora una volta perde un pallone che genera un contropiede imperdonabile e apre voragini in difesa. Sono i suoi limiti, perlomeno allo stato attuale, ma se gioca come si deve in attacco possiamo anche accettarli. Speriamo bene.

Speriamo bene anche perché, francamente, credo ci siano comunque validi motivi per farlo. La squadra c’è e, seppur con parecchio ritardo sulla tabella di marcia, sta crescendo. Possiamo ancora raggiungere i quarti di finale, basta vincere con Turchia e Germania. Son due squadre ovviamente pericolose, che possono farci molto male con gente come Okur, Turkoglu, Nowitzki. Ma, per quel che si è visto fino adesso, sono anche squadre ampiamente alla nostra portata. Saranno due finali, e lo saranno per noi come per loro. Conterà molto la testa. E questo, lo ammetto, un po’ mi preoccupa. Nel frattempo, comunque, annoto che non è più il caso di prendere esempio da Israele: premio ROTFL a loro, che dopo aver eliminato la Serbia e battuto anche la Croazia vanno a perdere con il Portogallo nel match che può valere i quarti di finale.

P.S.
La Rai abbaia dieci milioni di telespettatori per una partita pochissimo pubblicizzata e oltretutto martoriata con lo schermo diviso, i collegamenti e il cambio di canale. A ennesima dimostrazione del fatto che un pubblico ci sarebbe, se si degnassero di provare a spingere un po’ l’evento. E invece no, comprano i diritti di un torneo per farti vedere quattro partite in croce, trasmesse come capita e raccontate da un inetto che si impappina sui nomi dei giocatori. Tristezza.

Considerazioni dopo la prima fase

Per motivi vari ho visto solo la seconda metà di Italia Francia, partendo all’intervallo con gli azzurri sopra 36 a 31. Leggo di un Bargnani ottimo in attacco e di un match equilibrato, in cui l’una o l’altra squadra va avanti in base agli strappi del momento, ai parziali e controparziali. E di Tony Parker già oltre quota venti punti. Il terzo periodo si apre con i francesi che recuperano lo svantaggio e, grazie anche a un gesto di stizza di Crosariol che vale un tecnico, vanno sopra. Ma la storia della partita non cambia, si prosegue sull’equilibrio, sui sorpassi e sui controsorpassi.

L’impressione è che gli azzurri continuino a crescere e stiano entrando sempre più in forma, di partita in partita, come gli infortuni non hanno permesso loro di fare in preparazione. La difesa cresce d’intensità e l’attacco a tratti gira, ma ancora manca la continuità, manca la capacità di giocare al massimo per quaranta minuti e non a caso il parziale decisivo, nei minuti finali, invece che piazzarlo lo subiamo. Vero anche che a metterlo è l’MVP delle ultime finali NBA, con un paio di tiri senza senso e che oltretutto qualche anno fa non è che avesse troppo in faretra. Del resto, la differenza fra chi schiera un giocatore che l’NBA la vince da anni e chi dei ragazzini ancora da svezzare sta anche lì.

Eppure, nonostante tutto, nonostante, come dice Bargnani, sia finito il tempo di guardare il bicchiere mezzo pieno, la partita offre segnali positivi, per esempio in un Bulleri e un Soragna che stanno continuando a giocare alla grande o nei due bimbetti in crescita. Segnali che vengono confermati poi nella terza partita, contro una Polonia che prevedibilmente non si rivela una passeggiata di salute (del resto avevano fatto soffrire anche i galletti) ma che battiamo in maniera tutto sommato abbastanza convincente. Di questa terza partita vale la pena sottolineare un Bargnani efficace e misurato e un Belinelli in giornata. Certo, resta il dubbio che sia soprattutto frutto della pochezza difensiva avversaria, ma immagino che appureremo contro la Lituania.

Per il resto, si registra il fatto che contro la Polonia Recalcati riduce la rotazione da undici a otto uomini. Da Tome non giocava neanche prima, quindi non ci si stupisce, ma vedere Di Bella, Mancinelli e Crosariol mettere assieme solo 10 minuti in tre fa un po’ impressione. Scelte tattiche dovute agli avversari e al fatto che gli uomini in campo stavano funzionando? Probabile, ma spero non si tratti di un punto di non ritorno, perché contro una frontline come quella Lituana il quarto di bue serve di brutto e perché Mancinelli, che pure fino a qui ha fatto male, va sempre provato. Su Di Bella poco da dire: per quel che ha fatto vedere fino adesso, potevamo portarci anche Hackett (ma pure Vitali).

E del resto se Bulleri continua a giocare così, Di Bella serve a poco, anche se bisogna pure vedere come reggeremo giocando altre tre partite in pochi giorni, tutte prevedibilmente a un’intensità pazzesca. A margine, mi piace sottolineare la bella prova di Basile: vero che anche per lui vale il discorso fatto sulla pochezza difensiva dell’avversario, ma è l’atteggiamento a convincermi. Difende, si sbatte e non forza, prende i tiri che gli arrivano e solo quando ne mette un paio e si comincia a sentire in ritmo inizia a prendersi anche responsabilità più serie, andando a centro. Poco da dire sugli altri: Gigli continua ad essere uno dei più positivi, Mordente ci mette tantissima grinta ed efficacia, anche se ogni tanto pare poco lucido, Marconato è il solito fantasma, parzialmente resuscitato solo contro la pochezza polacca.

Uscendo un attimo dal cupolone campanilistico, c’è da prender nota di un paio di sorpresine. Della Serbia che, dopo aver perso coi greci solo al supplementare (e con tanto di sbroccata in diretta di quel pirla di Milicic), si fa abbattere da Israele ed esce nella vergogna, per l’ennesima volta, non dico altro perché poi mi danno del prevenuto. Onore comunque agli israeliani, che fra l’altro mentre scrivo ne hanno combinato un’altra, e onore pure alla Russia, che gioca alla grandissima e vince il girone dei campioni uscenti.

Anche i campioni del mondo in carica e padroni di casa della Spagna passano da secondi, sorpresi da una Croazia che li batte in extremis e fra l’altro, così facendo, condanna la Lettonia e promuove al secondo turno il Portogallo. Nel gruppo C non sorprende il dominio dei lituani, che stanno giocando il basket più spettacolare ed efficace del torneo, mentre delude un po’ la Turchia di Okur e Turkoglu, passata sostanzialmente allo stesso modo degli azzurri.

Si passa quindi alla seconda fase, ancora a gironi (questa volta due): il gruppo E sembrava avere una storia già scritta, con Russia, Croazia, Spagna e Grecia a giocarsi i piazzamenti alle spese dei materassi Israele e Portogallo, e invece gli israeliani hanno appena vinto la seconda partita della vita consecutiva e adesso, per passare il turno, devono battere il Portogallo e sperare che Russia e Grecia sconfiggano la Croazia. Il che, tutto sommato, non è neanche poi tanto impossibile. Diciamo che che gli italiani hanno qualcuno da prendere come esempio. Per quanto riguarda le altre tre, comunque, difficilmente vedremo sorprese e io butto un euro sulla Russia al primo posto anche in questo secondo girone.

Gli azzurri possono ancora qualificarsi, anche se è ovviamente durissima. Nel nostro girone la Lituania è sostanzialmente già a posto: perdendole tutte e tre potrebbe rimanere fuori, ma fatico a immaginare una simile ecatombe. Potrebbero già esserne più in grado gli sloveni, che tutto sommato, sulla singola partita, sono battibilissimi, ma ci credo poco. Fra le ultime quattro si dovrebbe vedere il sangue, detto che ovviamente Francia e Germania partono avvantaggiate (ci si porta dietro i punti della prima fase, meno quelli fatti con le squadre eliminate, e ovviamente per la classifica avulsa contano anche gli scontri diretti già affrontati).

Noi dobbiamo giocare sui tedeschi: possiamo sorpassare la Francia solo se loro perdono tre partite e noi ne vinciamo almeno due. Niente è impossibile, ma non farei troppo affidamento sulla cosa. I tedeschi sono invece la chiave, perché quella con loro, all’ultima giornata, è la partita che non possiamo perdere: se Dirkone ci batte, siamo fuori (a meno di un’improbabile situazione di pari punti con Turchia e Germania, in cui si pareggi a scontri diretti e si vinca a differenza canestri). Di base, comunque, vincendo tre partite passiamo il turno, alle spese di chi dipende dagli altri, mentre dalle due vittorie in giù tutto è possibile.

In caso di due vittorie (e a meno di autodistruzione della Francia), ci tocca sperare che i crucchi non vincano più di una partita. C’è anche la possibilità di passare il turno vincendo solo coi tedeschi, ma a patto che loro le perdano tutte e che i turchi vincano solo con noi: si andrebbe a parità di punti e scontri diretti fra le tre squadre e conterebbe la differenza canestri. Insomma, un gran casino, reso ancora peggiore dal fatto che i turchi sono nella nostra stessa situazione, solo che hanno nel mirino i francesi invece dei tedeschi e che devono affrontare una Slovenia obiettivamente più abbordabile della nostra Lituania.

Cosa succederà? Non lo so, ovviamente. Penso che possiamo giocarcela con tutte e tre le avversarie, ma penso anche che perderemo con i lituani e che buona parte del nostro destino si deciderà nella seconda giornata: se battiamo la Turchia e i tedeschi non vincono le prime due, ci giochiamo il passaggio del turno in una specie di finalissima. Sono possibilista, penso che ce la possiamo fare, a patto di tirare fuori palle, orgoglio e talento. E di farlo fin da subito, anche nella sfida impossibile coi lituani. Se poi dovesse arrivare una di quelle partite in cui ci entra qualsiasi cosa, proprio come nel 2004 coi lituani, beh, non mi lamenterei. Di solito almeno una a torneo la tiriamo fuori.

P.S.
Raisport Sat ha trasmesso in diretta la prima partita e non le altre due. Così mercoledì sono arrivato a casa e ho trovato registrati su MySky beach volley e atletica. Al che sono andato qui e, fanculo, mi sono comprato gli europei. Purtroppo, siccome la Rai ha i diritti, non si possono vedere le partite in diretta (vagli a spiegare che la Rai trasmette solo l’Italia), ma per quello ci sono i programmi cinesi. Qua, invece, scarico le partite in differita e mi guardo quel cazzo che voglio, quando voglio e senza Lauro e Bonamico a massacrarmi le orecchie. Vittoria del bene.

Italia vs Slovenia – 68 a 69

Partita orrenda sotto tanti punti di vista, ma splendida per le emozioni che riesce a regalare, e del resto il risultato dice molto, e nemmeno tutto, visto lo svolgimento dei minuti finali. L’Italia gioca male fin da subito, non va sotto pesantemente perché difende con aggressività e convinzione, ma sulla distanza paga la sterilità offensiva e il solito troppo appoggiarsi sul tiro dalla lunga distanza (1/10 da tre all’intervallo, 4/22 al termine, per di più con due triple a segno negli ultimi trenta secondi). Al contrario gli sloveni si fanno valere in attacco e sfruttano uno Smodis a tratti ingestibile per i nostri lunghi.

L’Italia gioca a strappi, va e viene, ogni tanto trova un paio di canestri in fila perché entra qualche tiro, ma non riesce a tenere alta l’intensità per lunghi periodi e finisce sempre per sprecare i parzialini commettendo errori stupidi. Arriva anche qualche botta di sfortuna (il tre secondi a Mordente sulla tripla di Bargnani, le schiacciate sbagliate, qualche scivolone sotto canestro), ma sarebbe ingiusto incolpare troppo il destino. Il problema è che dopo l’inizio promettente l’attacco smette di girare e la difesa – pur superiore a quella inguardabile delle ultime amichevoli – da sola non può bastare: se la Slovenia non fosse la solita Slovenia, probabilmente non saremmo in grado di rimettere in piedi la partita. E invece, un po’ per demeriti degli avversari, un po’ perché alcuni azzurri recuperano i coglioni dimenticati chissà dove, il match non sembra finire mai.

Dopo essere andata negli spogliatoi sotto di 13 punti, l’Italia apre il terzo periodo con un parziale di 11 a 0 che sembra rimettere tutto in gioco, ma ricomincia poi a commettere errori marchiani, subisce un controparziale e si ritrova nuovamente sotto di 14 punti e a quattro minuti dalla fine è ancora sotto di 12. Eppure gli azzurri non mollano e nel finale di partita ritrovano il bandolo della matassa, un po’ perché sono maestri nel buttarla sulla caciara, un po’ perché Bulleri è in serata e mette praticamente dieci punti in fila, un po’ perché gli avversari si fanno anche prendere un pochino dal panico.

Quale che sia il motivo, a quaranta secondi dalla fine ci ritroviamo sotto di due, continuamo a difendere come ossessi e recuperare palloni e, attorno a due liberi segnati da Lakovic, Soragna ci porta due volte in vantaggio, con altrettante triple dall’angolo. La seconda arriva a quattro secondi dalla fine e sembra fatta, ma ovviamente, nel più classico stile da Italietta vintage, ci facciamo infilare da una tripla di Lakovic allo scadere, sulla quale probabilmente si poteva e si doveva difendere meglio. E arriva così una sconfitta che ci sta per mille motivi, ma che giunta in questo modo fa davvero malissimo.

A bocce ferme, lode a Soragna, Mordente e Bulleri, che tengono sostanzialmente in piedi la squadra da soli, difendendo, inventando canestri importanti e guidando una rimonta che ha comunque quasi del miracoloso. Basile non la mette neanche per sbaglio, però tira poco (anche se un paio di triple forzate poteva risparmiarsele) e fa altre cose importanti, difendendo e prendendo sette rimbalzi (certo fa un po’ ridere il pensiero che sia il nostro miglior rimbalzista, oltretutto seguito dai quattro di Di Bella).

Bene anche Gigli, che conferma gli ottimi segnali visti nelle scorse settimane e a conti fatti, con praticamente lo stesso minutaggio, fa molto più di Bargnani. Di Bella, rimbalzi a parte, non pervenuto: praticamente è come se non ci fosse, ed è grave, considerando che dovrebbe essere quello che con le sue penetrazioni ti cambia un po’ la partita. Vale putroppo lo stesso per Mancinelli, che entra, fa subito un paio di errori, si autocancella e viene poi tolto da Recalcati. In particolare da lui sarebbe lecito attendersi qualcosa di più, anche e soprattutto quando Belinelli e Bargnani non ingranano.

Di Crosariol ormai sono un fan: vero che perde un paio di palle banali, ma lotta con grinta, recupera palloni, stoppa, difende, e quando c’è lui sotto canestro gli avversari fanno improvvisamente una fatica boia ad attaccare il ferro. Fa insomma il suo dovere da quarto di bue, anche se deve migliorare a rimbalzo e trovare un po’ di gioco offensivo, ma secondo me servirebbe anche più dei soli dieci minuti che gioca. Se non altro perché Bargnani in mezzo va bene solo per smuovere le carte un po’ di minuti e l’alternativa Marconato, francamente, non vedo come possa essere considerata superiore, dato che nonostante l’esperienza di cazzate ne fa perlomeno altrettante, e su praticamente tutto il resto vale meno.

E si arriva poi ai due che dovrebbero farci vincere le partite, le stelline dell’NBA. Sarà che sentono la pressione, sarà l’inesperienza, saranno gli acciacchi fisici, ma siamo a livelli impresentabili. Bargnani qualcosa combina, ma davvero troppo poco per uno che in teoria dovrebbe essere il nostro giocatore più forte. Poi su un paio di azioni è anche sfortunato, ma davvero così non va. Ancora peggio, comunque, Belinelli, che continua a buttare per aria qualsiasi cosa gli passi per le mani senza dare un senso al suo gioco. Entrambi ogni tanto gettano sul piatto il guizzo del campione, ma non serve a niente se per il resto della partita fanno solo danni.

Tanto più che l’atteggiamento di Belinelli genera panchinamenti punitivi che di sicuro non aiutano e, oltretutto, spero di sbagliarmi ma ho l’impressione che l’atteggiamento di Marco stia cominciando a stare sulle palle ad alcuni. Qualche sguardo storto, qualche pallone non passato e pure una dichiarazione di Bulleri a fine partita che, sbaglierò, a me sembrava stare parlando proprio di lui. Spero di sbagliarmi, perché se crolla il gruppo è davvero finita.

E insomma, in conclusione? In conclusione la sostanza è che si apprezzano lo sforzo e il carattere, ma se non la metti dentro non vai da nessuna parte, anche perché una rimonta del genere, riuscita o meno, può essere un’eccezione, non certo la chiave per impostare qualsiasi partita. Inoltre, ormai è la filastrocca inevitabile, bisogna togliersi un po’ dalla testa la fissazione di cercare sempre la tripla, perché un 4 su 22 da dietro l’arco non si può davvero guardare (e a trenta secondi dalla fine stavamo a 2 su 20). La rimonta è arrivata attaccando il ferro e andando sotto, le triple hanno fatto da ciliegina: vorrà pur dire qualcosa, no? O riusciamo a creare un attacco decente e a far funzionare Bargnani e Belinelli (ma anche Mancinelli), o Pechino ce la scordiamo. Perché magari il primo turno lo si passa anche, ma poi ci si schianta fragorosamente.

Ora tocca alla Francia, che quattro anni fa ce ne diede trenta all’esordio, ma poi sconfiggemmo di due punti nella partita che valeva l’Olimpiade. Avranno ancora il dente avvelenato? Probabile, ma chi se ne fotte, anche. Con la Slovenia si è rientrati in partita a colpi di testate, ora bisogna continuare a darne, senza fermarsi più. Purtroppo io sono in partenza e tornerò mercoledì sera, pronto a vedere le partite con Francia e Polonia registrate. Sorvolando sull’angoscia dell’attesa, e sulla speranza di non conoscere i risultati in anteprima, se mi tocca vedere di nuovo due finali di partita del genere, di seguito, e magari con lo stesso esito, non ne esco vivo. No, perché io stasera son stato male, eh. Che cazzo.

Colpo di scena

Dal solito www.fip.it:

“Carlo Recalcati in mattinata aveva sciolto l’ultimo dubbio sulla formazione: ha assegnato le ultime due maglie disponibili ad Andrea Crosariol e Luigi Datome, convocato solo lo scorso 28 agosto al raduno di Roma, dopo le rinunce per infortunio di Richard Mason Rocca, Danilo Gallinari e Giacomo Galanda. Luca Garri, invece, salito sul pullman azzurra per i tornei in Grecia e in Germania, è tornato a casa”

Caspita, proprio quello che speravo. La ciliegina sulla torta sarebbe vedere in campo Crosariol con del minutaggio pesante, magari da titolare. Ma ci credo poco. Comunque, è finito il tempo delle parole, domani si comincia. Frenesia.

Italia vs Grecia – 52 a 73

Cosa si può dire, dopo una partita del genere? Che considerazioni si possono trarre, da una simile serie di schiaffoni rifilati a un cadavere che di tanto in tanto s’imbizzarrisce per una semplice reazione nervosa? Che gli azzurri sono fatti così, si svegliano solo quando c’è qualcosa in palio (ma tipo l’onore non conta nulla?), magari, oppure che i veterani si stanno risparmiando per quando dovranno giocare tre partite in tre giorni in avvio di Eurobasket. Certo, si può dire. E si può dire anche che alcuni (Garri, Belinelli, Bargnani e probabilmente non solo loro) pagano un po’ la preparazione frettolosa per tarda convocazione o a singhiozzo per acciacchi vari. Però, allora, che si fa, non si dice niente, su ‘sto spettacolo indecoroso?

Non lo si dice, che in mezzo all’apatia generale, fra un Bargnani spaesato, un Belinelli che spara a caso sulla folla, un Bulleri alla ricerca di un cecchino che faccia smetterlo di soffrire e un Marconato ectoplasmatico si è visto anche qualcosina di buono? Perché se non si possono criticare i cattivi, allora, non è giusto nemmeno sottolineare la voglia, l’impegno e l’efficacia di Gigli, Mancinelli e Di Bella. E non bisognerebbe neppure dire che Basile (toh, un veterano) gioca la sua prima partita decente da un paio di settimane e, anzi, addirittura gioca proprio bene, mettendo ordine, difendendo, tirando con percentuali accettabili.

E che facciamo, non lo diciamo, che si deve davvero sperare che Recalcati voglia “nascondere” Crosariol per poi tirarlo fuori di potenza all’Europeo? Perché sennò non si spiega, davvero non si spiega, il modo in cui lo sta utilizzando. Caspita, questo entra con l’Italia che perde tantissimo a zero e comincia a tirare testate da tutte le parti. In una manciata di minuti conquista rimbalzi, si fa schiantare addosso qualsiasi tentativo avversario di attaccare il ferro, abbozza un minimo di gioco in post (l’unico dei nostri a farlo, ma non solo ieri, per tutto il mese) ruba palloni, serve assist, va a tirare (male, ok) un paio di liberi e segna oltretutto il primo canestro degli azzurri.

E Recalcati che fa? Lo toglie e non lo fa più entrare fino alla fine della partita. Continua a giocare con i lunghetti atipici che non prendono nemmeno un rimbalzo e stazionano dietro la linea da tre, rimette piuttosto dentro il fantasma morto di Marconato. A questo punto comincio a temere che abbia il coraggio di lasciarlo a casa. Beh, scusa Carlo, io di basket magari (ma anzi, sicuramente) non ne capisco quanto te, di certo non ho le tue conoscenze, la tua esperienza, la tua carriera alle spalle. Ma sottovalutare l’impatto che ha Crosariol quasi ogni volta che entra in campo, soprattutto contro squadre potenti sotto canestro come la Grecia, beh, mi sembra delirante.

Ma cazzo, ma sfruttalo, mica dico che debba toccare ogni pallone in attacco, ma con la presenza che ha in difesa, con quella la capacità di far valere il fisico, con l’opportunità che ti offre di variare l’attacco e aprire spazi per gli altri, ma come cazzo fai a lasciarlo ad ammuffire in panca per tenere dentro l’ammuffito (quello per davvero, parrebbe) Marconato o per far giocare Gigli in centro e Mancinelli in ala grande?

Io ti stimo e ti voglio pure un po’ bene, perché hai vinto un bronzo europeo e un argento olimpico, e perché quando hai vinto quest’ultimo c’ero pure io, ad Atene. Però, porca puttana, se mi lasci a casa Crosariol io ti odio. Sì sì, non è che non sono d’accordo, mi stai sulle balle, o che. TI ODIO. Perché Crosariol, è ovvio, non è e non sarà mai il giocatore simbolo della nazionale, il più importante, il salvatore della patria. Ma è per molti versi il simbolo del modo in cui stai gestendo la situazione. E quindi voglio proprio vedere cosa ci combini. E, sappilo, ti odio pure se te lo porti per farlo giocare tre minuti a partita. Hai capito? Ecco. Oh, poi magari vinci l’Europeo mentre Crosariol se ne sta a casa a guardare le partite in TV. Ecco, a quel punto non ti odio più, al massimo mi stai un po’ sulle palle.

Comunque, fra tre giorni si comincia, e io ti aspetto al varco.
Stai attento.

P.S.
Per favore, qualcuno dica a Lauro che il primo turno dei playoff raggiunto dai Raptors con Bargnani non è il miglior risultato della loro storia, e che nel 2001 sono andati a un tiro sbagliato sulla sirena dal vincere gara 7 del secondo turno contro i Sixers. Oppure fatelo direttamente stare zitto, via, che ci godiamo le partite senza la sua logorroica e insostenibile telecronaca.