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Sette minuti dopo la mezzanotte

Il titolo originale di Sette minuti dopo la mezzanotte, A Monster Calls, fa apparente riferimento a una creatura fantastica che nasce da un albero, una sorta di Groot dopato a dismisura che passeggia fra le case e chiacchiera con il giovane protagonista utilizzando la voce di Liam Neeson (ma senza telefonate minacciose). L’impressione, però, è che sia un depistaggio e il vero mostro della vicenda si trovi da qualche parte fra il lutto, il senso di colpa, l’agonia del rimpianto, l’impossibilità di trovare il senso in una tragedia che ti colpisce come un martello e la difficoltà, appunto, mostruosa con cui un bambino affronta i meccanismi complessi della propria mente. È il cuore del film, il suo aspetto emotivamente più forte, oltre che quello attorno a cui ruotano per intero la vicenda e il mistero centrale, svelato solo nei minuti finali ma prevedibile e sempre più chiaro mano a mano che ci si avvicina a quella conclusione così forte. Ed è l’aspetto più riuscito del nuovo film di J.A. Bayona, qui più che mai Guillermo Del Toro del discount, non all’altezza ma comunque apprezzabilissimo.

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Gold – La grande truffa

Gold – La grande truffa racconta e romanza in maniera molto libera (cambiando nomi e dettagli per ragioni legali e perché Hollywood) le vicende che hanno coinvolto la compagnia mineraria Bre-X negli anni Novanta. E non aggiungo altro perché sono fatti di pubblico dominio, quindi ognuno può decidere liberamente se spoilerarsi o meno la faccenda. Io, per dire, non ne sapevo nulla e quantomeno mi sono goduto quel paio di colpi di scena che il film sa offrire. Anche perché non è che ci sia molto altro da godersi. A dirigere (ma, forse importante, non a scrivere) c’è lo Stephen Gaghan di Syriana e a mangiarsi il film c’è Matthew McConaughey. Non serve sapere molto altro e, anzi, in realtà è sufficiente l’informazione sull’attore, dato che il regista di quel film è praticamente irriconoscibile: se ci si aspetta un freddo, approfondito e tentacolare racconto delle dinamiche con cui si sviluppano faccende di questo tipo, meglio lasciar perdere.

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Kong: Skull Island

 

Kong: Skull Island è una risposta a tutti quelli che si lamentavano perché in Godzilla e/o Pacific Rim la trama faceva cagare e/o non si vedevano abbastanza mostri impegnati a pestarsi duro. Intendiamoci, io quei due film li ho amati e non ho mai concordato con quelle lamentele, ma le lamentele c’erano e Kong: Skull Island vi risponde nella maniera più cafona e arrogante possibile, quasi a livello di trollata. Abbiamo infatti qui un film in cui ci sono più mostri che si menano di più ma la trama fa ancora più cagare. Così vediamo se quando vi lamentavate della trama eravate seri o tanto alla fine il punto erano i mostri. E il risultato è un film brutto, stupido, secondo me pure abbastanza noioso, con dei personaggi “scritti” in una maniera tale che è meglio metterci le virgolette. Però è anche un film che si fa prendere in simpatia perché è pieno di mostri enormi che si menano, perché almeno un paio delle sequenze coi mostri enormi che fan casino sono proprio belle e perché tutto quell’omaggiare Apocalypse Now è talmente impacciato da fare tenerezza e meritarsi una carezza. Bisogna accontentarsi, insomma.

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Ben-Hur

Lo sapete, vero, qual è il problema di tutti ‘sti remake moderni mediocri? È che non hanno senso! Ma non perché non abbia senso rifare un vecchio film: quella, di suo, non è un’operazione necessariamente sbagliata e ci ha regalato alcuni capolavori che conoscete benissimo e non starò a menzionare, oltre a qualche filmetto piuttosto riuscito. Non hanno senso perché giocano al ribasso. Prendono film che hanno fatto la storia (anche) grazie a cast eccellenti, ad attori dal carisma fuori misura, a registi dalla personalità infinita, e li mettono in mano a mestieranti senz’arte né parte, li affidano ad attori di poco conto, li condannano alla mediocrità. E poi, sì, certo, nei rari casi in cui prendono registi teoricamente promettenti, li seppelliscono tagliando loro le gambe a livello creativo. È soprattutto questo che fa incazzare, specie poi se pensi a quei due o tre capolavori di remake a cui accennavo prima e che no, non ho intenzione di menzionare.

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