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Juno

Juno (USA, 2007)
di Jason Reitman
con Ellen Page, Michael Cera, Jennifer Garner, Jason Bateman, J.K. Simmons

Io a Jason Reitman ci voglio bene. Ci voglio bene perché insomma, al figlio di suo padre come faccio a non volerci bene? Che ok, Ivan ha diretto un discreto quantitativo di colossali stronzate, ma è anche il regista di Ghostbusters, mica cazzi. E già solo per questo la simpatia sale. Poi penso a quella cosetta bella di Thank You For Smoking, e, beh, allora magari il Jason la stima se la merita davvero. Poi vado a vedere Juno e comincio a chiedermi come faccia costui ad esercitare un tale ascendente su di me.

Che voglio dire, Juno è il prototipo del film che dovrebbe schifarmi e infastidirmi. Tutto carino e tenerino, con quei genitorini tanto bravi e adorabili, quella protagonista da prendere a schiaffi, quell’estetica un po’ Sundance e fighetto-modaiola, quel modo di essere tanto intelligente, graffiante e divertente, ma diverso e ricercato. E allora come caspita ha fatto a piacermi tanto?

Forse perché il Jason è uno che si sceglie sceneggiature leggere ma tutto sommato anche intelligenti, capaci di cogliere nel segno senza mai risultare pedanti e, anzi, giocando su piccoli dettagli, trovate azzeccatissime, brandelli di poesia spicciola (quasi) mai stucchevole. E in più è anche uno che sa quello che fa con la macchina da presa, che costruisce inquadrature curate e di gusto, che riesce a farmi piacere la trovata stupidina e tanto scema, riesce a farmela diventare simpatica per davvero.

O magari è perché la ventenne Ellen Page si conferma davvero brava che non ci si crede. Già m’aveva stupito in Hard Candy, ma qui va pure oltre e mi fa venire una gran voglia di rivedere Juno nella lingua sua. Senza contare che il Jason sembra riuscire a far diventare credibile qualsiasi pezzo di attricetta, dalle smorfiette di Katie Holmes alle orecchie di Jennifer Garner.

Poi, capiamoci, non mi pare di aver visto quel capolavoro di rottura per cui sembra che lo si voglia far passare, ma incredibilmente questo non basta a farmelo diventare una merda. Sarà anche una questione di aspettative, del fatto che l’avevo preso in simpatia da tempo, ma la verità, semplice e tragica, è che una volta tanto un film che sembra delizioso a tutti tranne che a quelli che dicono che è la solita merdata furbetta e leziosetta e fintoalternativa di plastica, oh, cazzo, l’ho trovato delizioso per davvero pure io.

Una favoletta semplice semplice, dove tutti sono quelli che sembrano e in cui non ci sono personalità sfumate e affascinanti. No, è tutto prevedibilmente e tristemente semplice, banale, quasi vero. Ci sono battute azzeccatissime, gag divertenti e che ti danno di gomito, caratterizzazioni che in fondo non sono poi assurde come sembrano e, anzi, paiono tanto più credibili di molte altre, pur in questo racconto tanto folle e sopra le righe. Insomma, che bello bello bello.

Oh, comunque, casomai qualcuno si stesse preoccupando, ricordo a tutti che Amelie mi fa cacare (però che bella colonna sonora!), Me and You and Everyone We Know si limita a non farmi innervosire, I ♥ Huckabees mi ha infastidito a randa, Elizabethtown mi fa venire lo scorbuto e Little Miss Sunshine non è che mi sia piaciuto poi tanto.

Insomma, è solo che Juno, il film, mi sta simpatico. Juno, lei, mi sta un po’ sulle palle, in tutta sincerità. Anche se si scopa i nerd, che è un tratto caratteriale che mi sento di apprezzare con una buona dose di sincerità. Però Juno, il film, mi piace assai. Hai detto niente.

Elektra


Elektra (USA, 2005)
di
Rob Bowman
con
Jennifer Garner, Goran Visnjic, Kirsten Prout, Will Yun Lee, Cary-Hiroyuki Tagawa, Terence Stamp

Daredevil era un film poco più che mediocre, scritto male e diretto in maniera abbastanza piatta, ma perlomeno dotato di un buon ritmo e tenuto in piedi dal carisma dei due personaggi negativi, fra i quali svettava un brillantissimo Colin Farrell, gigione e divertente dal primo all’ultimo minuto. Elektra, incredibile ma vero, è un film talmente insufficiente da far brillare di luce nuova il suo predecessore.

Piatto e banale nella scrittura, insulso nella regia di un Rob Bowman che non può più nascondersi dietro alla scusa di stare lavorando su materiale televisivo, Elektra non parte neanche male, con un efficace incipit che cita apertamente la piacevole storia Il bersaglio, pubblicata in italia nel volume Elektra – Gioco di potere. Peccato che basti una manciata di secondi a svelare la grossolaneria della messa in scena e il taglio dozzinale dello script.

A conti fatti si salva solo l’intrigante design degli antagonisti di Jennifer Garner, banali e monocorde nella scrittura e nella recitazione, ma perlomeno affascinanti nella concezione, comunque derivativa. Un tonfo clamoroso, insomma, da un regista che pure aveva dato qualche – probabilmente menzognero – segnale di vita col divertente Reign of Fire.