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Victor: La storia segreta del dottor Frankenstein

Facciamo finta che io abbia inserito qui un pippone su come si sceglie di adattare i titoli dei film per il mercato italiano, sull’idea – suppongo – che se non ci metti un “dottor” la gente non coglie e se non ci metti un “La storia segreta” il titolo non è abbastanza ganzo e su come, se vogliamo, tutto questo si incastri alla fin fine piuttosto bene coi giochetti postmoderni e metacinematografici che caratterizzano la sceneggiatura di Max Landis (famoso per essere figlio di John, per aver scritto Chronicle e per come trascorre le giornate cercando di risultare il più intelligente di tutti su internet). Facciamo finta anche perché alla fin fine ce l’ho inserito e andiamo a parlare di Victor Frankenstein, nuovo film di Paul McGuigan, già regista di SlevinPush, quattro episodi di Sherlock e svariate altre cose che non avete visto. Com’è? Eh, non è brutto, ma non è neanche bello e alla fin fine è un po’ come se non ci fosse.

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Harry Potter e il prigioniero di Azkaban

Harry Potter and the Prisoner of Azkaban (USA/GB, 2004)
di Alfonso Cuarón

con Daniel Radcliffe, Rupert Grint, Emma Watson, Gary Oldman, David Thewlis, Alan Rickman, Robbie Coltrane, Michael Gambon, Emma Thompson

Dopo i due orrendi, piatti e noiosissimi film di Chris Columbus, finalmente Harry Potter viene preso in mano da un regista con le palle e trova una sua identità, forse non destinata a durare, dato il successivo nuovo cambio dietro alla macchina da presa, ma certo convincente. E meno male, visto che i primi due episodi mi erano piaciuti tanto da farmi passare la voglia di andare al cinema per i due successivi.

Cuarón regala ai personaggi delle psicologie, mostra di avere un’idea di cinema, abbandona i toni eccessivamente addolciti dei primi due episodi e confeziona un film elegante, curato, solido nella sceneggiatura e debole solo nella parte finale, che non riesce a offrire la giusta emotività, forse per un’eccessiva fretta nel tirare le fila.

Certo, aiutano i primi effetti speciali davvero convincenti della serie e più in generale la crescita dei personaggi, che meglio si prestano a tematiche non dico adulte, ma quantomeno interessanti. Ma i meriti dell’uomo dietro alla macchina da presa sono evidenti, anche nella bravura con cui dirige un cast davvero azzeccato e in parte. Cast che fra l’altro mi sono gustato per la prima volta in originale, apprezzando finalmente gli effetti dell’imposizione della Rowling sull’utilizzo di soli attori britannici.

Insomma, il terzo Harry Potter è un bel passo avanti. Non che ci volesse molto.