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Mission: Impossible – Fallout

Nella chiacchiera online immediatamente successiva all’uscita internazionale di Mission: Impossible – Fallout, mi è capitata una discussione su quanto avesse rotto le palle la spinta di marketing relativa a Tom Cruise che esegue i propri stunt e si spacca le ossa saltando dai tetti. Veramente non si può parlare di questo film senza parlare di questa cosa? Ed è comprensibile: il marketing, alla lunga, spacca sempre le palle. Ma il problema è che, nonostante il nuovo, clamoroso, film di Christopher McQuarrie e Tom Cruise (necessario considerarli autori assieme, considerando quanto anche il secondo mette sul piatto dal punto di vista creativo) abbia parecchi altri meriti, l’approccio fisico e sconsiderato all’azione è inevitabilmente un suo punto fermo. E lo è anche perché non fine a se stesso, anzi, sfruttato col preciso fine di offrire qualcosa che si può trovare solo qui e valorizzato da un regista dal tocco e dallo sguardo strepitosi, capace di costruire immagini splendide e scene incredibili anche – ma non solo – attorno allo spunto innegabilmente spettacolare offerto dal poter utilizzare una stella di quel calibro nelle situazioni più spericolate.

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Shaun of the Dead


Shaun of the Dead (GB, 2004)
di Edgar Wright
con Simon Pegg, Nick Frost, Kate Ashfield

Shaun of the Dead (no, non ce la faccio a usare quel brutto brutto brutto titolo italiano) è un raro caso di riuscitissima parodia in grado di essere allo stesso tempo divertente presa in giro di un genere e ottima rappresentante dello stesso. Racconta di Ed e Shaun, due squallidi perdenti, vittime della loro strafottente nullafacenza e della loro ignorante puerilità. Vivacchiano, si sbronzano, trattano male chi sta loro attorno e si beano della loro misera esistenza. E si ritrovano nel bel mezzo di un invasione di morti viventi.

Chiaramente affrontano la questione alla loro maniera e generano un’incredibile alternarsi di momenti comici e passaggi dal reale gusto horror. Ed è proprio in questo che, nonostante la svolta iperdrammatica del finale possa apparire un po’ forzata, il film di Edgar Wright dà il suo meglio. Nel non tradire il genere di riferimento, seguendone le regole, sfruttandone gli stereotipi e raccontandone l’inevitabile crescendo di panico. Non c’è speranza, non ci sarà mai, perché sono troppi, sono dappertutto e sono inarrestabili. Piano piano tutto scivola verso il caos, verso banchetti su corpi straziati e persone pronte ad uccidersi a vicenda per sopravvivere.

Nel frattempo, però, si prende per il culo il coinquilino insopportabile, ci si rifugia in un pub (perché se gli americani scappano nel centro commerciale, i britannici non possono che scappare in un pub), si tentano strategie assurde e inqualificabili per farla franca e si prova a sopravvivere ammazzando di risate lo spettatore. Il bello di Shaun of the Dead è che è un film serio con dei protagonisti da sit-com. Credibili pur nella loro assurdità, tremendamente divertenti nei rapporti fra di loro, ancor più tragicamente inadeguati alla sopravvivenza dei classici protagonisti da film horror quando le cose si fanno serie.

Ben scritto, recitato e sorprendentemente ben diretto, imperdibile per qualsiasi appassionato, immagino piacevole e divertente anche per chiunque altro. E, ne sono certo, preziosissima fonte d’ispirazione per gli sviluppatori di Dead Rising. Insomma, per più di un motivo, Shaun of the Dead (L’alba – sigh – dei morti dementi) è un film da amare, senza riserve.