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Gold – La grande truffa

Gold – La grande truffa racconta e romanza in maniera molto libera (cambiando nomi e dettagli per ragioni legali e perché Hollywood) le vicende che hanno coinvolto la compagnia mineraria Bre-X negli anni Novanta. E non aggiungo altro perché sono fatti di pubblico dominio, quindi ognuno può decidere liberamente se spoilerarsi o meno la faccenda. Io, per dire, non ne sapevo nulla e quantomeno mi sono goduto quel paio di colpi di scena che il film sa offrire. Anche perché non è che ci sia molto altro da godersi. A dirigere (ma, forse importante, non a scrivere) c’è lo Stephen Gaghan di Syriana e a mangiarsi il film c’è Matthew McConaughey. Non serve sapere molto altro e, anzi, in realtà è sufficiente l’informazione sull’attore, dato che il regista di quel film è praticamente irriconoscibile: se ci si aspetta un freddo, approfondito e tentacolare racconto delle dinamiche con cui si sviluppano faccende di questo tipo, meglio lasciar perdere.

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The Strain – Stagione 3

Spesso, quando si chiacchiera di serie TV, arriva il momento del “tieni duro, poi migliora”. Quel suggerimento che chi ne sa, chi se l’è già guardata tutta e può consigliare dall’alto dell’esperienza, elargisce al pubblico in ascolto. Quel “poi” può voler dire tante cose. Possono essere un paio di puntate come cinque o sei, può essere una stagione come due o tre. Non è poco, eh. E infatti è un suggerimento che ha davvero senso solo quando le puntate deboli sono, appunto, una o due. Voglio dire: stai parlando con una persona che ha deciso di abbandonare una serie dopo due puntate perché non le piace e le suggerisci di guardarne altre venti, che troverà altrettanto brutte, perché poi le cose migliorano? Nel 2016? Con tutta la marea di roba interessante e facilmente accessibile che c’è in giro? Ore e ore a smarronarsi in attesa di chissà cosa? Ma che, scherzi? No, figurati. Infatti non ha senso: tieni duro se ti interessa TANTISSIMO l’argomento e/o se ci vedi qualche spunto che pensi possa crescere e/o sai di adorare attori/showrunner/whatever e vuoi crederci. O se hai 15 anni e tanto passeresti comunque tutto il pomeriggio davanti alla TV e/o ti pagano per guardare la serie. O se sei un matto che ci tiene a finire quello che inizia. Ehm.

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House of Cards

Avviso per i naviganti: questa cosa qua sotto contiene spoiler, abbastanza specifici sulle prime due stagioni, un po’ più vaghi sulle successive. Poi non vi lamentate.

Nella mia testa bacata, House of Cards parla soprattutto dell’approccio che la sua coppia di protagonisti, i malefici Claire e Frank Underwood, ha nei confronti dell’umanità, intesa non come “insieme degli esseri umani” ma come natura dell’essere umano. Poi, certo, c’è anche altro, per esempio l’elemento un po’ thrilling dell’ascesa al potere di Francis, ma tanto quello alla fin fine si risolve ogni anno con dodici puntate e mezzo di girare in tondo mentre sembra che le sue macchinazioni stiano per esplodergli sotto il culo e un’ultima mezz’oretta in cui risolve le cose con la mossa del giaguaro. E sì, c’è anche il mostrare come in fondo la politica moderna si riassuma tutta in una serie di mani che si lavano a vicenda, favori, ricatti e ricattini, farsi ben volere il più possibile, farsi mal volere il meno possibile, procurarsi mille strumenti diversi per manipolare il prossimo e mettere in secondo piano qualsiasi genere di attività che non serva per rimanere attaccati al cadreghino. Ma quello mi stanca in fretta, perché alla fin fine è un po’ sempre un ribadire lo stesso concetto utilizzandolo solo come motore degli eventi, senza metterci poi sotto chissà quale peso narrativo o, per l’appunto, politico.
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The Strain – Stagione 2

The Strain – Season 2
creato da Guillermo del Toro e Chuck Hogan
con Corey Stoll, David Bradley, Mia Maestro, Kevin Durand, Jonathan Hyde, Richard Sammel, Miguel Gomez 

Con la seconda stagione, The Strain introduce alcuni importanti cambiamenti, certi fin da subito, altri mano a mano che si sviluppano le puntate. Il punto di partenza vede una New York finalmente consapevole del contagio in atto e nell’atto di provare a reagire, più o meno. Intendiamoci, non è che il cittadino medio vada in giro a vaneggiare di Maestro e Antichi assortiti, ma quantomeno abbiamo finito di sorbirci la tarantella della gente che non crede a quel che sta accadendo: c’è gente malata che va in giro per le strade sparando tentacoli dal collo. È una consapevolezza importante. Certo, rimane la difficoltà nel mostrare una New York in preda all’apocalisse con il budget di una serie TV e, per quanto vada sicuramente meglio rispetto al primo anno, con un certo spreco di effetti speciali a dare vigore, ogni tanto si ha davvero l’impressione di una città in cui il panico aumenta e diminuisce a seconda della disponibilità di budget. E aggiungiamoci pure i classici problemi – piuttosto diffusi in TV, va detto – dell’ambientare a New York una serie piena di scene in esterni senza poterla effettivamente girare nella grande mela. Ma insomma, di necessità virtù.

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Ant-Man

Ant-Man (USA, 2015)
di Peyton Reed
con Paul Rudd, Michael Douglas, Evangeline Lilly, Corey Stoll, Michael Peña

Ant-Man è arrivato nei cinema con addosso la rogna derivata dall’essere un po’ antipatico, sfigatello, certo non portatore sano di grandi aspettative. Era il progetto figlio dell’amore di Edgar Wright, quello che i Marvel Studios avevano tenuto fermo per quasi un decennio (privandosi per altro della possibilità di utilizzare altrove un personaggio importante delle loro storie a fumetti), perché ci tenevano a permettergli di realizzarlo e che nonostante questo, arrivati al dunque, era andato in vacca, con Wright e il suo amichetto Joe Cornish che mollavano la produzione per differenze creative e Paul Rudd e Adam McKay subentrati a rielaborarne la sceneggiatura. Ed era anche il film in cui gli stessi Studios non sembravano credere fino in fondo, fra il budget relativamente ridotto e l’assenza di un seguito nel piano quinquennale di dominazione del mondo annunciato tempo fa. Certo, è vero anche che annunciare un secondo episodio senza aver visto i risultati del primo sarebbe stato un po’ fuori dalle solite pratiche dei Marvel Studios, figuriamoci per un progetto apparentemente storto e basato su un personaggio che, per quanto importante nell’universo fumettistico, obiettivamente “là fuori” conoscevano in pochi. E poi, via, l’uomo formica, fa ridere, su. E quindi? Disastro? Eh, no.

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