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Millennium – Stagione 3


Millennium – Season 3 (USA, 1998/1999)
creato da Chris Carter
con Lance Henriksen, Klea Scott, Brittany Tiplady, Terry O’Quinn

La terza stagione di Millennium, esattamente come la precedente, soffre di un avvio molto faticoso. Ancora una volta, cambiano gli autori, con l’allontanamento della premiata ditta Morgan/Wong e l’introduzione di Chip Johannessen nelle vesti di executive producer. E questo genera un evidente impaccio iniziale nella gestione di storie e personaggi, con una prima manciata di episodi davvero deludenti. Poi, però, proprio come era accaduto con la seconda stagione, le cose migliorano e questa terza annata, pur con tutti i problemi derivanti dalla chiusura anticipata, si rivela ancora una volta un’ottima visione.

Prima di cedere il posto a una seconda parte di episodi quasi del tutto dedicata alla risoluzione delle trame in sospeso, l’obiettivo si sposta nuovamente sui serial killer, con atmosfere che ricordano per certi versi quelle della prima stagione. Sotto altri punti di vista, però, il terzo anno sceglie vie inedite per la serie, approfondendo il rapporto fra il protagonista e sua figlia (interpretata dalla sempre bravissima Brittany Tiplady) e introducendo una nuova presenza fissa femminile al fianco di Frank Black, nelle vesti di una collega dell’FBI. Già, FBI: Frank ha abbandonato il Millennium Group, è tornato a fare l’agente federale e ha deciso di dedicarsi alla sistematica demolizione di tutto ciò che il gruppo rappresenta e ha rappresentato.

Questo, di fatto, cambia abbastanza le dinamiche dei rapporti fra lui e Peter Watts, che da amico e spalla diventa antagonista, anche se in perenne bilico fra bene e male. Ma il vero cambiamento sta soprattutto nella presenza dell’agente Emma Hollis, che avvicina abbastanza palesemente Millennium a “papà” X-Files. In fondo, tematiche e atmosfere saranno anche diverse, ma se hai per protagonisti una coppia di agenti dell’FBI di sesso opposto, intenta ad indagare su casi che spesso sfociano nel paranormale, beh, una minima sensazione di déjà vu ti viene per forza.

Ciononostante la serie riesce a mantenere una sua distinta identità, ma – come ovvio – paga pesantemente la scelta di chiudere tutto anzitempo. Millennium vive così il paradosso di essere un serial evidentemente programmato per raggiungere il suo culmine narrativo al termine del 1999 e che si ritrova invece a dover chiudere baracca e burattini parecchi mesi prima. Giocoforza la risoluzione delle varie trame lascia abbastanza a desiderare, divisa com’è fra discorsi terminati frettolosamente e altri abbandonati proprio a metà.

Non c’è insomma una reale chiusura: la missione di Frank Black rimane aperta, così come il destino suo e della figlia. Non veniamo a conoscenza dei reali piani del Millennium Group e non scopriamo che fine faranno Peter Watts e la scomparsa Lara Means. Non vediamo realmente risolto il conflitto fra il protagonista e la mefistofelica Lucy Butler, così come non sapremo mai quanto Emma Hollis avrebbe potuto farsi coinvolgere in tutto questo. E così come si vedono svanire nel nulla buona parte delle tematiche più mistiche e religiose delle due passate stagioni, ci si trova ad osservare altri discorsi chiusi davvero con troppa fretta. Basti pensare al personaggio dell’agente Barry Baldwin, appena abbozzato per una ventina di episodi, improvvisamente portato a compimento nel giro di mezz’ora.

Di fronte alla delusione di un finale frettoloso e tirato via, però, c’è la consapevolezza di avere ancora una volta potuto apprezzare pezzi di ottima televisione. Da sarcastici divertissement come Thirteen Years Later e Omerta all’intenso psicodramma Trough a Glass Darkly, passando per le toccanti e intense trovate di Borrowed Time: Millennium convince senza dubbio anche in questa annata finale. E lo fa nonostante il citato avvio zoppicante e nonostante il gran numero di episodi dedicati alla lotta contro il Millennium Group, pur rappresentando un affresco convincente, non riesca a raccontare che una minima parte di quanto avrebbe dovuto.

Si chiude così, lasciando un grosso senso di incompiuto, una serie per certi versi troppo avanti per i suoi tempi, che ha pagato forse l’insostenibile concorrenza di X-Files e la fin troppo facile predisposizione ad essere fraintesa per una copia sbiadita dell’altra serie di Chris Carter. Incostante e incoerente, oscura e perversa fino allo sfinimento, capace di divertire, commuovere e spaventare, dannata oltre che dalle tematiche affrontate, da un continuo tentativo di rinnovamento, profondo al punto di rendere totalmente diverse fra di loro le tre stagioni che la compongono. Imperfetta e schizofrenica, ma forse anche per questo tremendamente affascinante.

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Millennium – Stagione 2

Millennium – Season 2 (USA, 1997/1998)
creato da Chris Carter
con Lance Henriksen, Megan Gallagher, Brittany Tiplady, Terry O’Quinn, Kristen Cloke

La seconda stagione di Millennium si presenta come totalmente speculare rispetto a quella dell’anno precedente. Laddove nel primo anno il fulcro del racconto erano i serial killer, mentre il tema mistico/religioso, esclusi gli ultimi episodi, viaggiava sullo sfondo, qui gli assassini appaiono sporadicamente e l’oggetto investigativo del Millennium Group diventa motore principale delle vicende.

Non solo, varia anche la stessa costruzione degli episodi, non più singoli racconti indipendenti, con un sottile filo a legarli, ma tasselli concatenati di un ampio mosaico, che prende le mosse da un episodio d’avvio sostanzialmente in linea con la prima stagione e costruisce poi un’unica grande saga, la cui conclusione sembra essere solo un punto di partenza per l’annata successiva.

E se nel primo anno di trasmissioni Frank Black era sì protagonista, ma soprattutto tramite per raccontare altrui miserie umane, qui l’approfondimento psicologico del personaggio interpretato da Lance Henriksen diventa motore principale degli eventi. Tutto ruota attorno ai suoi drammi, alle sue motivazioni, al suo conflitto familiare e alla sua ricerca di una verità nascosta dietro all’associazione di cui fa parte.

La svolta “soprannaturale” non nasce dal nulla, dato che era comunque ben più che accennata nella prima stagione, ma può comprensibilmente lasciare perplesso chi si era abituato e affezionato alle tematiche viste in precedenza. Principali “colpevoli” del misfatto sono probabilmente Glen Morgan e James Wong, reduci dal successo della strepitosa quarta stagione di X-Files e incaricati di dare nuova linfa a Millennium.

E la loro impronta si nota non solo nel taglio narrativo meno “terra terra”, ma anche nell’utilizzo di un’ironia e una capacità di sdrammatizzare che in precedenza sembravano assolutamente off limits nelle avventure di Frank Black. La cosa curiosa è che, nonostante questo, la seconda stagione di Millennium risulta se possibile ancora più cupa e opprimente della prima.

Il risultato di tutto ciò è un telefilm sostanzialmente diverso, la cui evoluzione ha comunque senso da un punto di vista narrativo, ma che certamente ha poco a che vedere con quanto era venuto prima. Resta però una serie di grande qualità, forse meno costante, ma capace comunque di regalare momenti dalla grande intensità narrativa (The Curse of Frank Black, Midnight of the Century), divertenti e azzeccatissime sperimentazioni (Jose Chung’s Doomsday Defense, Somehow, Satan Got Behind Me), intensi thriller (The Mikado, Pest House) e un affresco narrativo convincente, che culmina negli ottimi due episodi conclusivi.

Millennium – Stagione 1


Millennium – Season 1 (USA, 1996/1997)
creato da
Chris Carter
con Lance Henriksen, Megan Gallagher, Brittany Tiplady, Terry O’Quinn

Il periodo fra l’autunno 1995 e l’estate 1997 rappresenta, forse, l’apice della carriera di Chris Carter. X-Files è in scena con quelle che da molti sono ritenute le due migliori stagioni in assoluto, Mulder e Scully, nell’estate del 1997, si presentano sul grande schermo e Frank Black fa il suo esordio sul piccolo. E se la quarta stagione di X-Files è effettivamente qualcosa di pazzesco, una serie di ventiquattro puntate in cui forse solo una o due sono meno che eccellenti, la prima di Millennium veleggia da quelle parti.

Questo secondo parto dell’ex surfista ha alcune similitudini con X-Files, per esempio nei toni cupi, nelle atmosfere soffuse, nelle musiche non a caso composte dal fedele Mark Snow, ma allo stesso tempo è quanto di più lontano ci sia dalla precedente creatura di Chris Carter. L’elemento fantastico è messo in secondo piano, nonostante sia per molti versi una colonna portante della serie. L’orrore è sbattuto in faccia allo spettatore (piega che, va detto, ha preso anche X-Files nella quarta stagione) e i toni sono estremamente cupi. Soprattutto mancano quella sferzante ironia e quel delizioso sarcasmo che caratterizzano dialoghi e situazioni nelle avventure di Mulder e Scully. Frank Black, fedele al suo cognome, è un personaggio cupo, che vive storie oscure e trova momenti di luce solo quando torna a casa da moglie e figlia. E a volte neanche lì.

Per certi versi precursore di show più recenti dalle caratteristiche similari, Millennium in questa prima stagione si mantiene quasi sempre su livelli molto alti, grazie a sceneggiature curate, a un ottimo studio dei personaggi e a bei soggetti, con idee spesso molto interessanti. La sottotrama di fondo, che esplode in maniera fragorosa negli ultimi cinque episodi, è portata avanti fin dall’inizio con garbo, sulla base di piccoli accenni e sottili allusioni. E anche lo sconfinamento nel mistico che domina questa sorta di “saga finale” non stona, perché comunque ampiamente preannunciato. Peccato solo per quel penultimo episodio, Maranatha, davvero fuori tema, completamente slegato dal contesto. Sembra una puntata di X-Files, fatta e finita, solo con il protagonista sbagliato. Ma forse nasce proprio per ribadirlo una volta per tutte: Millennium è altro. Ottimo altro, perlomeno in questa prima annata.