Archivi tag: Peter Sarsgaard

Jackie

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Jackie racconta i momenti e i giorni immediatamente successivi all’omicidio di John Fitzgerald Kennedy attraverso gli occhi, i desideri, i ricordi ma soprattutto la sofferenza della sua vedova. Lo fa abbracciando i punti fermi della Hollywood che racconta storie vere, per il modo in cui, come da tradizione, cerca di rimanere fedele all’essenza, alle emozioni, ma romanza i fatti, a cominciare dal giornalista con cui Jackie si confronta nel raccontare: fittizio, ma basato su gente realmente esistita. Non è però un film banale e inquadrato senza vie di fuga all’interno di una struttura standardizzata, anzi, Pablo Larrain, al suo esordio hollywoodiano, ha realizzato magari il proprio film meno personale, ma ci ha comunque infilato una forza, una personalità e una capacità di sfuggire ai cliché del genere che davvero non ci si aspetta in questo genere di film.

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I magnifici 7

Progetto inseguito a lungo e finalmente centrato da parte del fanatico di western Antoine Fuqua, il suo I magnifici 7 è un remake che sulla carta poteva mirare più alto di numerosi altri: c’è un cast senza dubbio molto azzeccato e, per una volta, con un minimo di star power; c’è un regista solido, anche se con solo un grande film alle spalle; ci sono temi interessanti e che risultano particolarmente attuali. C’erano, insomma, le basi per tirare fuori perlomeno qualcosa di buono, se non di veramente grosso. E almeno in parte Fuqua ci riesce, perché il suo è un film divertente, ben confezionato, con un immaginario visivo che omaggia i classici, dei personaggi accattivanti e delle scene d’azione efficaci. Il che è ben più di quel che si può dire per tanti altri tentativi paragonabili, ma gli manca comunque quella scintilla in più e di certo gli sfuggono la carica del classico omonimo di John Sturges e la profondità dell’originale I sette samurai di Akira Kurosawa.

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Jarhead


Jarhead (USA, 2005)
di Sam Mendes
con Jake Gyllenhaal, Peter Sarsgaard, Jamie Foxx, Chris Cooper

Dopo aver dominato gli Oscar con il bello, ma sopravvalutato, American Beauty ed essere giustamente finito nell’anonimato con il mediocre, patinatissimo, quasi inguardabile Era mio padre, Sam Mendes torna alla ribalta con il suo miglior film. Jarhead racconta in prima persona le vicende di un marine coinvolto nella prima Guerra del Golfo, scegliendo un tono cinico e fortemente ironico. Mendes miscela Full Metal Jacket e Three Kings, omaggia apertamente Apocalypse Now e trova una via personale, non rinunciando ai dozzinali poetismi che caratterizzano la sua regia, ma trovando un senso della misura che francamente non pensavo gli appartenesse. Questa volta riesce a scrollarsi di dosso quasi del tutto la caramellosa e insopportabile patina che ricopriva Era mio padre e trae dal racconto, dal contesto, lo spunto per mettere in scena immagini dalla notevole potenza evocativa.

Aiutato dallo splendido lavoro di Roger Deakins, Mendes dipinge splendide cartoline dal deserto, regalando paesaggi di rara bellezza e una meravigliosa sequenza legata ai pozzi di petrolio in fiamme. Ogni tanto si fa un po’ prendere la mano, del resto ce l’ha nel DNA, ma il film non ne soffre, grazie soprattutto a uno script solido, scorrevole e azzeccato. Ottimo lo studio psicologico dei personaggi, sicuramente un po’ stereotipati nella concezione, ma tratteggiati molto bene nello sviluppo (soprattutto i due interpretati da Gyllenhaal e Sarsgaard). Deliziose, poi, le interpretazioni di Jamie Foxx e Chris Cooper. Manca, forse, un po’ di concretezza nella parte finale. Dopo quella bell’immagine dei marine che sfogano la frustrazione per aver trascorso mesi in una finta guerra, viene una serie confusa e inconcludente di piccoli “finalini”, che dicono poco o nulla e non sembrano poter tirare le fila del discorso. Voluto o meno che sia, resta in bocca un senso d’incompiuto.