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La gang del bosco

Over the Hedge (USA, 2006)
di Tim Johnson e Karey Kirkpatrick
con le voci di Bruce Willis, Garry Shandling, Steve Carell, William Shatner, Nick Nolte, Thomas Haden Church, Eugene Levy, Wanda Sykes, Avril Lavigne

Inutile, non c’è niente da fare, i film d’animazione Dreamworks mi lasciano d’un freddo che non ci si crede. Shrek – lo dico – mi sta sui coglioni. Il primo l’ho sopportato, nonostante un finale agghiacciante. Il secondo, gatto a parte, mi ha annoiato a morte. Il terzo lo aspetto su Sky. E col resto (Madagascar, per dire), non è che vada molto meglio. Però, insomma, una chance televisiva non la si nega a nessuno, quindi perché privarsi di un film che, oltretutto, s’ispira a una striscia a fumetti molto carina?

Boh, magari perché si torna sempre lì, a guardare robetta cerchiobottista vorrei ma non posso, che vuole accontentare tutti e rimane mosciamente nel mezzo. Sicuramente fa divertire i bimbetti e bene o male qualche spunto stilistico interessante lo tira sempre fuori, assieme all’immancabile singola trovata geniale (“Playplayplayplay”, stavo male). Ma mi lascia proprio addosso quel senso d’insoddisfazione. D’altra parte, suvvia, dura neanche un’ora e mezza, e non è che sia un’ora e mezza da conati di vomito. Anzi, c’è ben di peggio.

Sinbad – La leggenda dei sette mari


Sinbad – Legend of the Seven Seas (USA, 2003)
di Patrick Gilmore e Tim Johnson
con le voci di Brad Pitt, Catherine Zeta-Jones, Michelle Pfeiffer, Joseph Fiennes

Dopo il pomposo, pretenzioso, impacciato, in sostanza deludente, Il principe d’Egitto, Dreamworks ha corretto il tiro e ha scelto di affrontare il mondo dei film d’animazione tradizionale in maniera leggermente diversa. È così arrivato Eldorado, che riusciva a coniugare umorismo, taglio adulto, avventura e senso di meraviglia in maniera veramente ottima. Sinbad, ultimo, probabilmente in tutti i sensi, esperimento Dreamworks nel settore, è diretta evoluzione di quella scelta.

Miscuglio per certi versi disneyano di svariate mitologie e numerosi personaggi letterari, il Sinbad di Patrick Gilmore e Tim Johnson ha poco a che vedere con quello di Le mille e una notte, ma non per questo va condannato. L’ottima sceneggiatura rende divertente e appassionante una storia fatta di amicizia, amore e senso dell’onore, regala dialoghi frizzanti e assicura l’inevitabile lieto fine. Dal punto di vista tecnico, poi, il film è ovviamente un piacere per gli occhi, anche per un utilizzo non troppo invadente della solita computer grafica e per una regia davvero ispirata. Perfette, infine, le voci scelte per il doppiaggio originale, su cui svetta soprattutto una seducentissima Michelle Pfeiffer.

Sinbad – La leggenda dei sette mari è insomma un ottimo film d’animazione, l’ennesimo esempio di come la bistrattata scuola americana riesca a dire ancora qualcosa, nonostante l’insopportabile propaganda filonipponica portata avanti da schiere di appassionati. Delle quali, peraltro, ho fatto a suo tempo parte pure io.