Archivi tag: Danny Boyle

Yesterday

Nel flusso recente e tutt’altro che conclusosi di film che provano a divertirci sparando a mille in sala cinematografica alcune fra le canzoni più famose della storia, purtroppo, quella mediocrata di Bohemian Rhapsody è destinata a rimanere l’unica ad aver macinato una quantità di soldi fuori scala. L’hanno visto tutti, è piaciuto a molti, ha vinto premi, a posto così. Intanto, però, Rocketman, pur nella sua struttura narrativa assolutamente ordinaria, ha provato a buttarla in caciara con un minimo di creatività in più e Yesterday si gioca la carta dello sfruttare le hit musicali di turno come pretesto per fare altro, al punto che non solo non ce le fa sentire in versione originale, ma non vengono cantate dai Beatles neanche nella finzione del film. Il che, se consideriamo che le hit in questione sono veramente fra le più immortali di sempre e che il cuore del racconto sta nel ricordarci quanto lo siano, beh, costituisce una mossa degna di nota.

Continua a leggere Yesterday

Sunshine

Sunshine (2007, UK/USA)
di Danny Boyle
con Cillian Murphy, Chris Evans, Michelle Yeoh, Cliff Curtis, Hiroyuki Sanada

Se tre indizi fanno una prova, possiamo serenamente dire che Danny Boyle dovrebbe smetterla di lavorare con Alex Garland. Dopo The Beach e 28 giorni dopo, Sunshine è il terzo film in cui il regista britannico riesce nell’impresa di proporre un approccio interessante, intelligente e fuori dagli schemi al film di genere, per poi sputtanare più o meno tutto. Nelle fasi risolutive quando va bene, nell’intera seconda metà quando va male.

Sunshine racconta di un equipaggio di astronauti in missione per la salvezza della razza umana. Il sole si sta spegnendo e c’è bisogno di ravvivarlo facendo brillare al suo interno la bomba atomica definitiva. Non essendo disponibile Bruce Willis, per portare a termine l’impresa già fallita da una precedente spedizione si sceglie di mandare nello spazio Cillian Murphy (e una serie di altri scienziati e piloti).

Per buona parte del film il taglio del racconto è assolutamente realistico, con grande attenzione alle psicologie dei personaggi e alla situazione estrema che vivono. Ritmi lenti e compassati, atmosfere lugubri, opprimenti, voglia di far vivere allo spettatore l’angoscia di stare affrontando non solo una missione da cui si potrebbe non tornare e dalla quale già qualcuno non è tornato, ma anche le sensazioni tremende di un viaggio monotono, interminabile, asfissiante, della lontananza dagli affetti, della responsabilità di avere l’intera razza umana sulle proprie spalle.

Fra i protagonisti non ci sono grandi eroi spacconi e donnicciole coinvolte in storie d’amore strappalacrime. I momenti di crisi non generano scene d’azione e si limitano invece a spingere sul pedale dell’intenso dramma. Addirittura fra gli attori non appaiono né Steve Buscemi né Peter Stormare! Sunshine è, insomma, un gran bel film, che ha poco a che vedere col genere “catastrofico” e si rivela davvero fuori dagli schemi non per il semplice gusto di esserlo, ma con un senso e delle valide ragioni. Solido nella scrittura, intenso nelle emozioni che genera, seducente nelle suggestive immagini che Boyle mostra. Purtroppo, però, a un certo punto la magia finisce.

Salta fuori il cattivo, aumentano i morti, ci sono un paio di inseguimenti al buio e in sostanza si rovina quasi del tutto la bella atmosfera del film. Nonostante tutto – penso per esempio alla bella scena in cui Mace incontra il suo destino – Sunshine riesce comunque a mantenere una sua dignità fino in fondo. Ma lo fa purtroppo lottando contro la solita perdita di controllo del Boyle, che sembra quasi voler chiudere con la sua rilettura (inevitabilmente stronza) di 2001 odissea nello spazio.

28 giorni dopo


28 Days Later (GB/Francia, 2002)
di
Danny Boyle
con
Cillian Murphy, Christopher Eccleston, Brendan Gleeson

Con questo film ho perso l’ultima oncia di fiducia nell’operato di Danny Boyle. Trainspotting a suo tempo mi aveva fulminato, ma ero un adolescente alcolizzato e, francamente, dal ricordo che ne ho e a giudicare dai film successivi di Boyle (che ricordo con maggiore chiarezza), dubito che rivedendolo lo apprezzerei allo stesso modo. A life less ordinary era appena appena divertente, The Beach si rivelò una gran cagata e questo 28 giorni dopo ne è la risultante merda fumante.

Un filmetto mediocre, un horror che di buono ha giusto l’idea di partenza (ovvero l’unica cosa non partorita da Boyle e dal suo degno compare Garland) e i primi minuti, ma che scivola velocemente nell’inutile e fastidioso. Boyle dimostra di fottersene altamente della possibilità di raccontare alcunché e passa tutto il tempo alla ricerca dell’inquadratura più ganza possibile: chiaro che, dai e ridai, fra una spennellata in digitale e l’altra, ogni tanto salta fuori qualche immagine evocativa (Manchester in fiamme, l’apparizione del jet fra le nuvole al termine dell’inseguimento sotto la pioggia), ma nel complesso il risultato è irritante e crea il solo effetto di generare distacco dal racconto, di non far appassionare per nulla alle vicende.

Un taglio pretenzioso e supponente, una colonna sonora quasi sempre fuori posto e una sceneggiatura all’insegna del prevedibile e dello sciatto, con personaggi insopportabili che dicono solo banalità e fesserie, completano il quadro. Non bastasse tutto questo, il film è un continuo e inesorabile declino: parte in maniera intrigante, prosegue a suon di fighetterie inutili e degenera, più o meno in concomitanza con l’arrivo al campo militare, in un tripudio di trash involontario e moralismi squallidi.

E mi ero perfino dispiaciuto di averlo perso al cinema, dove posso solo immaginare quanto rendesse bene quel digitale di merda…