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Il 2018 (e pure un po’ di 2017) a fumetti di giopep, più o meno

Fino a un anno (abbondante) fa, elencavo qua dentro tutti i fumetti che leggevo, scrivendo quasi sempre anche due o tre righe al riguardo. Poi, a un certo punto, mi sono reso conto che era passato un po’ troppo tempo dall’ultima volta, l’elenco s’era fatto smodato, non ricordavo molto di quel che ne faceva parte e, insomma, ho lasciato perdere. Solo che poi diverse persone (nel senso di tre o quattro, eh) mi han chiesto di riprendere a scrivere quelle due o tre righe sui fumetti che leggo e, quindi, eccomi qui. Ovviamente, essendo io uno psicopatico ossessivo compulsivo, riprendo da dove mi ero fermato, ma perlomeno facendo una selezione smodata. Di seguito, vi piazzo due righe sulle  due o tre cose più interessanti (non guardo nemmeno quelle a cui ho dato meno di quattro asterischini negli elenconi di fine anno) o che mi ricordo e su cui ho qualcosa da dire (quindi non è che scriva di tutte quelle a cui ne ho dati quattro o cinque, anzi) fra il macello di roba che ho letto nel 2018 (e pure un po’ nel 2017). Ah, contiene roba letta in francese che temo non sia mai uscita in Italia. Ma posso sbagliarmi.

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Shrek 2


Shrek 2 (USA, 2004)
di Andrew Adamson, Kelly Asbury e Conrad Vernon
con le voci di Mike Myers, Eddie Murphy, Cameron Diaz, Antonio Banderas, Julie Andrews, John Cleese, Rupert Everett, Jennifer Saunders

Una volta ci può stare, alla seconda il dubbio mi è venuto, ma a questo punto tenderei a darlo per scontato: i film d’animazione Dreamworks, perlomeno quelli in CG, non sono nelle mie corde. Antz l’avevo trovato eccessivamente cerebrale, freddo, costruito a tavolino, in quel suo piatto scimmiottare il più banale Woody Allen. Shrek mi aveva dato un’impressione di discreto squallore, con quella pessima colonna sonora, quell’appoggiarsi quasi esclusivamente su gag fatte di citazioni trite e ritrite e, diciamocelo, quel deprimente messaggio finale inneggiante all’omologazione. Madagascar, pure, nonostante le deliranti e intriganti invenzioni visive, mi era sembrato mostruosamente freddo e sbagliato nei tempi comici. E con Shrek 2 va sempre peggio.

Intendiamoci, si tratta di film a tratti molto divertenti, che ogni tanto ti sorprendono con gag davvero azzeccate. L’orco che si presenta alla fabbrica della fatina fingendo di essere un sindacalista è fantastico, così come molto divertenti sono alcune rielaborazioni degli stereotipi fiabeschi. Il gatto con gli stivali, poi, doppiato da un adorabile Banderas, sfrutta al massimo qualsiasi gag sia possibile estrarre dall’umanizzazione dell’animale ruffiano per eccellenza.

Eppure, fra un lampo e l’altro, per buona parte della visione di Shrek 2 ho respirato piattezza, insoddisfazione, a tratti perfino noia. Una comicità goffa, stanca, nata vecchia, sempre pronta a rifugiarsi nell’ennesima, stantia citazione quando non si sa più cosa inventare. Sarà anche un luogo comune, ma i film Pixar, anche quelli meno riusciti, mi sembrano davvero un altro pianeta, e non solo sotto il profilo tecnologico.