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La legge della notte

Tutto quel che ruota attorno a La legge della notte è ben più interessante e seducente di La legge della notte stesso, un film che non funziona proprio, in parte perché non girano molte delle singole componenti, in parte perché non si sposano bene fra di loro, anche quando le cose funzionano, in parte perché sembra proprio mancare la forza, la personalità, la carica, la magia. Ma fuori, ah, fuori è pieno di spunti! Fuori dal film, c’è un puzzle complesso e articolato i cui singoli pezzi sanno affascinare e vanno a comporre un ritratto particolare per una figura, quella di Ben Affleck, a modo suo fondamentale nel cinema hollywoodiano degli ultimi tempi. C’è il romanzo di Dennis Lehane, apprezzatissimo e senza dubbio fascinoso nel suo ritrarre la Boston e la Florida criminali degli anni Venti. C’è la carriera di Ben Affleck, passato nel giro di qualche anno da caduto in disgrazia a idolo di tutti a nuovamente in chiara difficoltà. Dopo aver provato a tirare un colpo al cerchio (Batman e derivati) e uno alla botte (i suoi progetti personali), ora si ritrova invischiato in un grosso flop, nella decisione di mollare la regia del prossimo Batman e nel circoletto di voci su un suo supposto desiderio di abbandonare del tutto il mantello. E, volendo, c’è anche il progetto un po’ sconclusionato dell’universo cinematografico DC che attorno a lui stanno provando a costruire e che non sembra riuscire a trovare un sua uniforme serenità. Al centro di tutto questo, però, c’è La legge della notte, un film poco riuscito, poco interessante, poco tutto.

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La canzone del mare

La canzone del mare è il secondo film di Tomm Moore, regista irlandese a cui dobbiamo già Il segreto di Kells, ed è bellissimo. E potremmo chiuderla qui. Ma andiamo avanti. A un anno abbondante dalla distribuzione in giro per il pianeta, esce questa settimana al cinema in Italia, probabilmente in poche sale, e se ce l’avete dalle vostre parti andatevelo a vedere, perché merita sul serio. Però, occhio: non è un film d’animazione di quelli allegri, spensierati e pieni di gente che canta e fa battute. Ha due o tre momenti di quel tipo, ma sono fugaci lampi di luce in una storia che, da bravo racconto folkloristico irlandese, ti prende a ciabattate sulle gengive dall’inizio alla fine. Ed è bellissimo. Ma bellissimo per davvero.

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