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L’inganno

L’inganno è tratto dallo stesso romanzo da cui arriva La notte brava del soldato Jonathan, film del 1971 che pone lo stoico Clint Eastwood, con la sua interpretazione da stoico Clint Eastwood, soldato “giacca blu” ferito in territorio nemico e accolto in un un collegio femminile, dove le residenti lo curano, apprezzano e poi desiderano, scatenando un gioco di competizione, invidia, vendetta e violenza. Il punto di vista, lì, è strettamente maschile e del resto il regista Don Siegel lo descrisse come un film sul “desiderio basilare femminile di castrare gli uomini”. Diciamo che è un film molto figlio dei suoi tempi. Basta avere una conoscenza anche solo superficiale della filmografia di Sofia Coppola per intuire che la sua versione della storia ribalta la prospettiva, mostrando un gruppo di donne isolate dal mondo degli uomini e messe in crisi dall’ingresso di un “alieno”, sostanzialmente assolte nelle intenzioni, al massimo vittime di istinti indomabili, dell’assurdo voler reprimere la sessualità e di scelte sì infelici ma che è facile compiere in situazioni complicate.

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Birth – Io sono Sean


Birth (USA, 2004)
di
Jonathan Glazer
con
Nicole Kidman, Cameron Bright, Danny Huston, Lauren Bacall, Anne Heche, Peter Stormare

Quattro anni dopo l’apprezzato Sexy Beast, il videoclipparo Jonathan Glazer torna alla regia cinematografica con questo Birth, intrigante storia di ritorni dall’aldilà e conseguenti drammi esistenziali. Purtroppo, se il soggetto è senza dubbio affascinante, la sceneggiatura traballa parecchio, regalando più di una situazione oltre il limite del ridicolo e facendo molta fatica nel dare reale peso drammatico alle vicende.

A tenere in piedi la vicenda ci pensano la regia di Glazer – davvero bravo nel dipingere immagini estremamente evocative – e le splendide interpretazioni di Nicole Kidman e del piccolo Cameron Bright. Il film, però, è davvero troppo freddo e, sebbene si tratti probabilmente di una scelta consapevole, il risultato è che la storia fatica a decollare.

Se a questo aggiungiamo una risoluzione degli eventi davvero impacciata, un colpo di scena finale telefonato fin dai primi minuti della pellicola e un generale senso di incompiuto, il risultato finisce per deludere. Birth, insomma, è soprattutto un’occasione persa.

La donna perfetta


The Stepford Wives (USA, 2004)
di Frank Oz
con Nicole Kidman, Matthew Broderick, Bette Midler, Glenn Close, Christopher Walken

Remake di un bel film degli anni Settanta, a sua volta basato su un romanzo di Ira Levin, La moglie perfetta è semplicemente una gran scemenza. Sviluppa coi piedi un soggetto interessante, buttando sulla farsa ammiccante e citazionista un’idea che invece si prestava (e si è prestata) a ben altre soluzioni. Piatto e impacciato, il film di Frank Oz affonda nella melassa le atmosfere da thriller dell’originale, risolvendo il tutto con toni da facile commediola e smorzando le interessanti riflessioni morali con una sceneggiatura da Bagaglino. L’avvio è anche interessante, se non altro perché mette in mostra la gran bravura di Nicole Kidman, ma il film si spegne subito, sopravvive per un’oretta grazie a qualche battuta azzeccata e si frantuma nella sciocca mezz’ora finale.

Pare che la pellicola sia stata letteralmente massacrata da tagli e rimaneggiamenti del montaggio in fase di postproduzione. Spiace, anche perché difficilmente la versione voluta dal regista sarebbe potuta essere peggio di questa inutile idiozia.

The Interpreter



The Interpreter (USA, 2005)
di Sidney Pollack
con Nicole Kidman, Sean Penn, Catherine Keener

Perché quando si parla di Africa e relativi problemi bisogna scivolare così tanto nella retorica e nel banale?

Perché si devono mettere in bocca ai personaggi solo frasi scolpite nella pietra?

Perché i protagonisti (e non solo loro) devono essere così forzati da sconfinare nella macchietta?

E’ impressionante quanto in questo The Interpreter ricordi The Constant Gardener, anche se perlomeno qui manca l’insopportabile patina caramellosa che ricopre le immagini del film di Meirelles. E più in generale, The Interpreter ha il gran pregio di funzionare alla perfezione quando si limita a fare il thriller – per esempio nell’ottima sequenza del triplo pedinamento – e non si preoccupa del messaggio “importante” o della ridicola caratterizzazione dei due protagonisti, peraltro ben interpretati dai sempre gradevoli Sean Penn e Nicole Kidman (in modalità cavallona gnocca, che non guasta mai).

Peccato per il resto, davvero fastidioso.