Archivi tag: Matthew McConaughey

Gold – La grande truffa

Gold – La grande truffa racconta e romanza in maniera molto libera (cambiando nomi e dettagli per ragioni legali e perché Hollywood) le vicende che hanno coinvolto la compagnia mineraria Bre-X negli anni Novanta. E non aggiungo altro perché sono fatti di pubblico dominio, quindi ognuno può decidere liberamente se spoilerarsi o meno la faccenda. Io, per dire, non ne sapevo nulla e quantomeno mi sono goduto quel paio di colpi di scena che il film sa offrire. Anche perché non è che ci sia molto altro da godersi. A dirigere (ma, forse importante, non a scrivere) c’è lo Stephen Gaghan di Syriana e a mangiarsi il film c’è Matthew McConaughey. Non serve sapere molto altro e, anzi, in realtà è sufficiente l’informazione sull’attore, dato che il regista di quel film è praticamente irriconoscibile: se ci si aspetta un freddo, approfondito e tentacolare racconto delle dinamiche con cui si sviluppano faccende di questo tipo, meglio lasciar perdere.

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Free State of Jones

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Free State of Jones si ispira alla vita di Newton Knight, disertore dell’esercito confederato che, in piena Guerra Civile Americana, decise di mollare l’esercito e ribellarsi ai soprusi che avvenivano sulla gente comune, nel corso di una guerra combattuta per conto dei ricchi proprietari terrieri. Attorno a lui finirono per raggrupparsi non solo altri disertori disillusi, ma anche povera gente e numerosi schiavi in fuga, con Knight che divenne quindi figura estremamente scomoda anche per il suo “mischiarsi” (addirittura sposarsi illegalmente!) con gente dal colore della pelle sbagliato. Da queste vicende, Gary Ross (PleasantvilleHunger Games) ha tratto un film che per certi versi segue numerosi cliché del racconto storico hollywoodiano e scivola un po’ nella solita problematica visione del salvatore bianco illuminato, ma riesce anche a trovare una sua dignità in un lavoro dignitoso di ricerca storica (fermo restando che ovviamente le deviazioni dai fatti abbondano) e nel taglio per certi versi originale, perlomeno all’interno del filone.

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Kubo e la spada magica

Quando si chiacchiera di cinema d’animazione occidentale contemporaneo, si parla soprattutto della quasi sempre affidabile Pixar e della (ormai neanche troppo) recente rinascita Disney, ma si tende un po’ a sottovalutare uno studio che, zitto zitto, con Kubo e la spada magica, piazza il suo quarto gran film consecutivo. Laika Entertainment e Aardman (e Tim Burton quando gli prende lo sghiribizzo) sono sostanzialmente gli unici a tenere ancora alta la bandiera dell’animazione in stop motion, cosa che li fa coccolare dagli appassionati ma diminuisce forse un po’ la loro attrattiva presso il grande pubblico. O magari è una questione di tematiche, di taglio cupo e spesso non accomodante, di rispetto nei confronti del proprio pubblico di grandi e piccini, voglia di stimolarlo e colpirlo senza trattenersi più di tanto.

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