Tornare a vincere

Se volete leggere questa recensione impaginata meglio e con un voto in fondo, la trovate su IGN Italia. Se preferite ascoltarmi parlare del film in podcast, lo trovate su Outcast.

Gavin O’Connor è un regista solido, di buon mestiere, che non firmerà probabilmente mai un capolavoro ma porta quasi sempre a casa il risultato con professionalità, sa gestire l’azione e il racconto, riesce a spingere sulle emozioni in maniera sincera, mai cinica o posticcia, credendo davvero nella magia di ciò che racconta ma fermandosi sempre quell’attimo prima di scivolare troppo nello stucchevole. La sua opera più riuscita rimane forse quella specie di splendido “due Rocky in uno” che fu Warrior, nel quale due film sportivi si incontravano sul ring, raccontando altrettante storie che potevano funzionare da sole e che regalavano una spettacolare esplosione di emozioni proprio perché poste l’una contro l’altra. Ma se si apprezzano i generi fra i quali ama saltare, anche i vari MiraclePride and GloryJane Got a Gun The Accountant sanno regalare del solido intrattenimento, chi più, chi meno. La musica non cambia con Tornare a vincere, che intreccia fra loro due filoni abbastanza consolidati, quello dei film sulla dipendenza e quello del cinema sportivo, tirandone fuori una storia semplice, accattivante, tutta caricata sulle spalle di un Ben Affleck in gran forma.

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Bombshell – La voce dello scandalo

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Nell’estate del 2016, Roger Ailes, amministratore delegato di Fox News, Fox Television Stations e 20th Television, abbandonò la sua posizione (e ricevette quaranta milioni di dollari di liquidazione, perché che fai, non glie li dai?) a seguito di uno scandalo esploso nel luglio dello stesso anno, quando la giornalista Gretchen Carlson gli aveva intentato causa con l’accusa di molestie sessuali. Non fu la prima a far presente le sue abitudini ma fu la prima a muoversi in maniera così aggressiva ed efficace, dando coraggio ad altre vittime: nel giro di pochi giorni, arrivarono accuse da ventitré donne, compreso un nome di punta come Megyn Kelly, e Ailes fu costretto a capitolare, con Rupert Murdoch che ne rilevò la posizione. Bombshell – La voce dello scandalo propone John Lithgow nel ruolo di Ailes e racconta quegli eventi seguendo soprattutto il percorso di tre giornaliste: Megyn Kelly (Charlize Theron), Gretchen Carlson (Nicole Kidman) e Kayla Pospisil (Margot Robbie), un personaggio fittizio che unisce le esperienze raccontate da diverse donne coinvolte. E come spesso accade in questo genere di film “basati su una storia vera”, a spiccare è innanzitutto il lavoro degli attori.

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The Hunt

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The Hunt fece molto parlare di sé l’estate scorsa, quando la sua uscita, inizialmente prevista per settembre 2019, venne rinviata a causa delle polemiche scatenate da un tweet di Donald Trump e, in seconda battuta, per evitare l’accostamento alle stragi di Dayton ed El Paso, entrambe verificatesi a inizio agosto 2019. A gennaio 2020 si è poi deciso per una distribuzione sul mese di marzo e, siccome quando piove diluvia, ovviamente questo ha portato il film a finire nel gorgo degli spostamenti fra sala cinematografica e piattaforme di streaming. Dopodiché, nonostante tutta la chiacchiera, nonostante lo stesso trailer lo spinga come “Il film di cui parlano tutti”, sembra che a conti fatti il successo non sia arrivato. Ed è un po’ un peccato, perché se lo si prende nella maniera giusta, The Hunt è un film molto divertente, con qualche spunto azzeccato e una gran prova d’attrice a tenerlo in piedi. Basta non prenderlo troppo sul serio.

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L’uomo invisibile

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È bastata qualche settimana nelle sale per L’uomo invisibile di Leigh Whannell a far dimenticare il disastro del Dark Universe che Universal aveva provato lanciare con La mummia di Tom Cruise. Abbandonato quel clamoroso caso di passo più lungo della gamba, all’interno del quale l’uomo invisibile sarebbe dovuto essere Johnny Depp, ecco subentrare Jason Blum, Re Mida dell’horror contemporaneo, che ancora una volta centra il bersaglio applicando la sua formula: budget ristretto, idee forti , libertà creativa. Il successo è stato immediato, perlomeno nei paesi che hanno fatto in tempo a vederlo nei cinema prima della chiusura, ed è stato anche parecchio meritato, perché Whannell ci ha messo idee, un approccio a modo suo originale e quell’equilibrio che gli era sfuggito con la sua opera precedente. Il risultato, da qualche giorno disponibile anche in Italia grazie alla distribuzione tramite video on demand, si infila nel sempre più nutrito gruppo dei grandi horror recenti e potrebbe davvero porre le basi per un rilancio in grande stile dei mostri classici targati Universal, anche e soprattutto perché non si è sforzato (quasi) minimamente di farlo.

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