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Doomsday

Doomsday (USA/GB/Altra gente che ci ha messo dei soldi, 2008)
di Neil Marshall
con Rhona Mitra, Bob Hoskins, David O’Hara, Malcolm McDowell

Rhona Mitra è apparsa sul pianeta Terra il giorno che ha dichiarato: “Mi sono rifatta le tette per interpretare Lara Croft”. Oh, attenzione, non per interpretarla al cinema, eh, a quello ci ha pensato Angelina Jolie, che fra l’altro si è limitata a imbottirsi il reggiseno. No, Rhona interpretava Lara Croft in giro per fiere, a farsi fotografare insieme a nerd arrapati. Da lì in poi, la sua carriera si è evoluta non poco: prima si è fatta stuprare da Kevin Bacon invisibile, poi si è fatta scopare su un lavandino da Kevin Spacey, poi ha fatto sesso di gruppo in qualche puntata di Nip/Tuck (non mi pare fossero coinvolti dei Kevin, però c’era un Quentin).

La carriera di Neil Marshall, pure, non è male. Prima ha divertito un po’ di gente con Dog Soldiers, poi ha fatto credere a molti di essere un signor regista di genere con The Descent. Adesso c’è già chi sostiene che il bluff l’aveva scoperto fin da subito, ma io continuo a pensare che The Descent sia un bell’horror d’azione, nonostante se la tiri un po’ troppo con le immagini fighe e autoriali che si vedono verso la fine. Ecco, se c’è una cosa buona in Doomsday, è che la protagonista non si mette a urlare verso il cielo ricoperta di sangue.

In compenso c’è un mezzo delirio d’onnipotenza del Marshall, che forse non credeva a quanti soldi e quanta libertà gli han dato e ha tirato fuori un film che pare un pomeriggio passato a giocare con le action figure sul pavimento di casa ricreando le sue storie preferite. Sembra un film di Tarantino o di Robert Rodriguez girato da uno che, poveretto, è altrettanto scemo ma non ha lo stesso talento.

Doomsday è una minchiata, e ci mancherebbe anche che non lo fosse. Non è che andando a vedere un film postapocalittico con protagonista Rhona Mitra ti puoi aspettare chissà cosa. E di suo bisogna concedergli l’essere una minchiata abbastanza consapevole, che ha il buon gusto di buttare caciaronamente sul ridere la sua scena d’azione principale, che ha la sfrontatezza di mescolare tutto e il contrario di tutto fregandosene bellamente, che è talmente spudorata, sfacciata e ridicola nello scopiazzare in giro da far quasi tenerezza. Doomsday si fa i cazzi suoi alla grande, senza porsi troppi problemi, sperando che al pubblico vada bene.

E quando vedi un regista che piglia e ti mette su pellicola così, senza senso, tutti i film che gli pare, facendo un patchwork di tutto, ma veramente tutto, da Aliens a 1997 fuga da New York, passando per Il signore degli anelli, Mad Max e altre cinque o sei robe a caso, beh, che gli vuoi dire? Ridacchi e lo lasci scorrere, che in fondo non sarà emozionante o coinvolgente, ma neanche è dannoso.

Certo, è mediocre e povero, non ha un’idea che sia una, ha quell’insopportabile montaggio “ipercinetico” di merda che dovrebbe rendere tutto più emozionante e coinvolgente ma fa solo schifo (sono vecchio, lo so). E no, non vale un’unghia delle cose peggiori firmate da Tarantino e Rodriguez, anche se lo spirito del bambino che si diverte mi sembra proprio quello. E – di questo al Marshall bisogna dargliene atto – perlomeno non ha la pretenziosità e l’elitarietà che col tempo ha preso possesso di ogni scorreggia firmata soprattutto da uno di quegli altri due.

Però è proprio mediocre forte, dai, non ce la faccio a difenderlo e a parlare di due orette tranquille col cervello staccato. Mi sa che Marshall è un po’ un pirla, che ha raggiunto l’apice col secondo film (senza manco riuscire a convincere tutti) e sta già per svanire. Speriamo di no.

P.S.
La versione cinematografica – o comunque quella proiettata all’UCI maledetto che quando mi deciderò a non andarci più sarà comunque troppo tardi – ha un accenno di censura nella scena di cannibalismo verso metà film. Poca cosa, eh, ma è proprio mal fatta ed evidente, con un taglio di musica che si sente di un bene clamoroso (sì, è vero, ho controllato riguardando la scena in questione su un sito di streaming a caso, sono un pignolo segaiolo di merda). Suppongo in DVD uscirà “unrated”.

The Descent

The Descent (UK, 2005)
di Neil Marshall
con Shauna MacDonald, Natalie Mendoza, Alex Reid, Saskia Mulder, MyAnna Buring, Nora-Jane Noone

Sei donne appassionate di sport estremi e legate da profonda amicizia si riuniscono per la prima volta da parecchio tempo per provare ad esorcizzare il ricordo di un tragico evento condiviso nel loro passato e che le aveva in qualche modo allontanate. Per farlo, decidono di dedicarsi all’esplorazione di un sistema di grotte e gallerie sotterranee sui monti Appalachi. Ci sarà qualche imprevisto.

Rivedendolo quasi un anno dopo, senza addosso la stanchezza mentale da sei giorni di rassegna veneziana e la propensione ad osannare qualsiasi cosa parli un linguaggio anche solo vagamente mainstream, fa piacere constatare come i pregi di The Descent rimangano sostanzialmente immutati. Su tutto svetta il ritmo travolgente, che cresce fin da subito e avvolge in atmosfere di fortissima claustrofobia prima, di furioso panico poi. The Descent non lascia un attimo di respiro e coinvolge tremendamente lo spettatore dall’inizio alla fine, senza tregua.

Neil Marshall prosegue sulla linea del precedente Dog Soldiers, del quale questo sembra quasi un remake al femminile. Forse anche grazie a un budget più corposo, però, il suo secondo film finisce per essere decisamente più riuscito, se non altro perché non scade mai nel ridicolo e anzi riesce tutto sommato a legittimare il seriosissimo melodramma esasperato che racconta. Tutto questo viene insaporito da un gustoso – ma mai gratuito – piacere per il sangue e la violenza, e da una voglia di stupire con qualche trovata intelligente e riuscita (per esempio le prime due, diversissime ed entrambe splendide, apparizioni degli “amichetti”).

Certo, nel rivederlo non svaniscono neanche i difetti, anzi, questi diventano forse anche più fastidiosi. Per esempio l’utilizzo didascalico, insistente, invadente delle musiche, o i soliti momenti “buh” senza senso messi lì solo per rompere le palle. Ma nel complesso The Descent è un gran bel film horror, le cui due facce funzionano entrambe molto bene e che ha forse il solo (presunto) limite di prendersi decisamente sul serio. Per alcuni, visto ciò che viene raccontato, potrebbe essere un difetto.