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Capitani oltraggiosi


Captains Outrageous (USA, 2001)
di Joe R. Lansdale

Un uomo anziano vomitò dal parapetto, e una giovane donna che avevo già adocchiato più volte perse il cappello di paglia nel vento. Cadde in acqua, le onde lo sommersero e si allontanò. Pensai di tuffarmi e recuperarlo, per essere il cavaliere della donna e magari riuscire a scoparla.
Soppesai l’idea nella mente.
Onde alte.
Figa.
Onde alte.
Figa.
No. Onde troppo alte. Figa incerta. Lei avrebbe potuto limitarsi a ringraziarmi e basta. E l’idea di annegare con un cappello di paglia stretto in mano non mi affascinava.

Capitani oltraggiosi è il sesto e per ora ultimo volume delle avventure di Hap Collins e Leonard Pine, sorta di detective/vendicatori per caso (e per scelta di vita) che Lansdale tratteggia come inguaribili romantici, uomini d’onore tremendamente propensi a ficcarsi nei guai e a spaccare inevitabilmente tutto e tutti per tirarsene fuori. Malinconiche ed esilaranti, romantiche ed agghiaccianti, storie di persone dure come il cemento, ma sempre pronte a sciogliersi nel sentimentalismo quando se ne presenta l’occasione.

In questo nuovo episodio si ritrovano tutti gli elementi che hanno caratterizzato l’intera serie, sorta di lungo divertissement pulp-noir, inesauribile nella sua continua riproposta “trasversale” del genere allo stato brado, senza limiti e senza compromessi. E, seppur ben lontano dallo splendore di Bad Chili, che rimane probabilmente l’episodio più riuscito della serie, Capitani Oltraggiosi è la solita lettura piacevole e divertentissima.

Prendendo come spunto di partenza un tragicomico viaggio su una nave da crociera, Lansdale catapulta i suoi due (anti)eroi in Messico, dove Hap conosce biblicamente una bella autoctona e, come da copione, si fa trascinare, assieme a Leo e alle varie altre vecchie conoscenze, in un turbine di violenza, vendette incrociate e squinternati piani inevitabilmente destinati al fallimento. Nulla di nuovo, tutto piacevolmente come al solito, con un colpo di scena bello e molto intenso verso metà vicenda e uno splendido finale. Per essere un sesto episodio, poteva andare molto peggio.

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Due cose che mi preme comunicare al mondo


Questo simpatico ottobre 2006 si apre su una nota estremamente positiva: Einaudi ha pubblicato l’edizione italiana di Savage Season, con il titolo Una stagione selvaggia. Questo significa che finalmente tutti e sei i volumi della serie di Hap Collins e Leonard Pine godono di una traduzione nella nostra lingua. Bisogna comunque dire che il secondo, Mucho Mojo, è stato pubblicato da Bompiani nel 1994 ed è praticamente introvabile, ma a quanto ne so dovrebbe essere prima o poi ristampato sempre da Einaudi. I successivi quattro, comunque, sono Il mambo degli orsi, Bad Chili, Rumble Tumble e Capitani oltraggiosi. Inoltre segnalo un racconto breve pubblicato online, sempre con protagonisti Hap e Leo. Killer Chili, questo il titolo, è sicuramente ambientato prima di Capitani Oltraggiosi, ma non saprei “piazzarlo” maggiormente. Fra l’altro non è neanche particolarmente bello e mi sembra pure tradotto maluccio. Insomma, lasciate perdere.

L’altra cosa importante è questa. Il primo trailer ufficiale di 300, film tratto dallo spettacolare omonimo fumetto di Frank Miller, che racconta alla sua maniera la battaglia delle Termopili. Ed è una roba bellissima. Il film, che dovrebbe essere in piena fase di postproduzione, è diretto da Zack Snyder, un uomo che sta velocemente diventando un nuovo idolo. Lungi dal considerarlo un gran regista, intendiamoci, ma come pellicola d’esordio ha firmato uno splendido remake di Dawn of the Dead e adesso se ne esce con questa roba. In più, pare stia iniziando a lavorare su Watchmen. Devo dire che un po’ lo invidio.

Ah, partorito da gente che sta male, per il piacere di gente che sta male, qui trovate un confronto fra i fotogrammi del trailer e le vignette del fumetto.

Rumble Tumble


Rumble Tumble (USA, 1998)
di
Joe R. Lansdale

Sarà forse perché per disintossicarmi (vaffanculo Dan Brown) ne ho letti due in fila, ma questo quinto episodio della serie dedicata a Hap e Leo mi è sembrato il più debole. Stanco, quasi, un po’ come Hap, che comincia a mostrare gli anni che si porta sul groppone. Resta una lettura piacevolissima, un western appassionante, divertente (forse è l’episodio più comico) e impreziosito dal solito spettacolare linguaggio di Lansdale, ma in effetti la serie comincia a mostrare un po’ di ripetitività. Diciamo che prima di leggere il sesto farò passare un po’ di tempo.

Il mambo degli orsi


The Two Bear Mambo (USA, 1995)
di
Joe R. Lansdale

Nel terzo volume del ciclo dedicato a Hap Collins e Leonard Pine, i nostri eroi si trovano come sempre infilati in guai clamorosamente più grossi di loro, e ancora una volta per colpa di una ex del prode Hap. Non una ex qualunque, fra l’altro, ma la Florida coprotagonista di Mucho Mojo, scomparsa dopo essere partita per una cittadina che ospita dei simpatici figuri che amano vestirsi di lenzuoli bianchi.

Il mambo degli orsi è un romanzo divertente e, seppur in una maniera un po’ distorta, molto spensierato. Mescola assieme i generi, proponendo una sorta di racconto trasversale, un po’ noir, un po’ western, un po’ ironica presa in giro di entrambe le cose, e copre il tutto con un velo di triste e struggente malinconia, che lascia l’amaro in bocca anche dopo la risata più gustosa.

Ancora una volta genere allo stato brado, estremamente cinematografico e adorabile per la prosa asciutta e la capacità di non prendersi mai troppo sul serio. Vien voglia di leggerne subito un altro, nella speranza che un giorno qualche regista con le palle decida di tirare fuori una serie di film da questi romanzi. Ci sarebbe da divertirsi.

Una stagione selvaggia


Savage Season (USA, 1990)
di Joe R. Lansdale

Nel 1990 Joe R. Lansdale pubblica, con Savage Season, il primo capitolo delle avventure di Hap Collins e Leonard Pine. Quel libro in Italia non ha mai visto la luce e ho dovuto recuperarlo su play.com. Nel 1994 esce Mucho Mojo, secondo episodio di quella che diventa quasi ufficialmente una saga. Mucho Mojo è stato pubblicato in Italia da Bompiani, in un’edizione economica che mi sono accaparrato, credo, nel 98. Quel volume, a oggi, risulta esaurito e il sito ufficiale di Bompiani non ne fa proprio menzione. Insomma, anche Mucho Mojo va recuperato su play.com. I successivi quattro episodi (Il mambo degli orsi, Bad Chili, Rumble Tumble e Capitani oltraggiosi) sono stati tutti pubblicati da Einaudi che, sull’onda del recente successo riscosso in Italia da Lansdale, ha dichiarato di voler pubblicare tutta la saga in ordine cronologico. Certo, cosa ci sia di cronologico nel partire dal terzo episodio mi sfugge, ma speriamo significhi che presto vedremo uscire anche i primi due.

Ma di che parla, Savage Season? Hap è un ultraquarantenne ex hippie, si è fatto parecchi anni di galera per aver ostentato il suo rifiuto di andare in Vietnam e ha ottenuto di perdere la donna (evidentemente molto meno idealista di lui) e ritrovarsi in mezzo a una strada. Leo è un gay di colore, alleva cani da caccia, la guerra in Vietnam l’ha fatta e non perde occasione per farlo pesare al suo migliore amico Hap. In Savage Season i due scorrazzano fra le regole e gli stereotipi del noir, vivendo un’avventura fatta di atmosfere cupe, disilluso cinismo, cattivissima autoironia e situazioni davvero brutte brutte brutte. C’è la dark lady affascinante e pronta a sbattertela al culo, ci sono dei cattivi squallidi e insopportabili, c’è il fine tutt’altro che lieto. Non manca nulla ed è tutto scritto a regola d’arte. Con questa, è ufficiale: sono definitivamente innamorato di Lasndale, anche se come uomo lo trovo un po’ brutto.

Colpo di scena: otto mesi dopo la pubblicazione di questo post, Savage Season ha finalmente goduto di un’edizione italiana, curata da Einaudi, intitolata Una stagione selvaggia.

La sottile linea scura


A Fine Dark Line (USA, 2002)
di
Joe R. Lansdale

Le Stagioni erano Diverse anche nel Texas degli anni Cinquanta, e Lansdale ce le racconta tramite gli occhi del tredicenne Stanley Mitchell. La sottile linea scura parla di alcuni fra i temi più cari allo scrittore texano, il razzismo, la violenza domestica, l’amore per i ricordi e il passato. Stanley incappa in un mistero insoluto e, con l’avventurosa curiosità dei ragazzini, affronta un viaggio iniziatico, che nel corso di un’estate lo porterà a scoprire la morte, il sesso e il profondo significato della parola amicizia.

Un romanzo che non dice nulla di nuovo, ma che si racconta con una padronanza notevole, dipingendo personaggi ricchi e credibili, dei quali è impossibile non innamorarsi. In giro ho letto che questo è il miglior libro di Lansdale, addirittura qualcuno esagera e parla di “romanzo perfetto”. Io mi limito a dire che è un gran bel libro. E tanto basta.