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Rogue One: A Star Wars Story

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Quest’immagine che ho messo qua sopra* fa un po’ schifo ma ci sta bene, perché riassume quel che Rogue One doveva essere, ci avevano promesso che sarebbe stato e tutto sommato è, seppur nei limiti di quel che si può fare con il film di Guerre Stellari gestito dal comitatone Disney. È un film cupo e con protagonisti dalla moralità sfumata, nei limiti di cui sopra ma comunque tale, soprattutto per quelli che sono gli standard della serie. È il primo Star Wars che racconta e mette effettivamente in scena una “war”, proponendosi quindi come film di guerra, anche piuttosto tradizionale nelle sue svolte e nei suoi cliché, seppur sempre all’interno di quei limiti sul piano della violenza, dei temi, dell’approccio. È il primo Star Wars che dà l’idea di stare raccontando una vicenda di guerra in cui la posta in palio è qualcosa di enorme, di ben più grosso rispetto alle vite dei personaggi, senza avere fra le palle le solite fregnacce della famiglia Skywalker. Ed è un film di Gareth Edwards, che esprime chiaramente il suo stile, la sua capacità folle di imprimere su schermo il senso di scala, di ometti piccoli di fronte all’immenso, ma anche il suo dono per la composizione di immagini stupende, quasi pittoriche, seppur sempre all’interno dei limiti bla bla bla. Insomma, è effettivamente lo spin-off che si distacca in una certa misura dai canoni della serie, anche se ovviamente non lo fa fino in fondo e in tanti aspetti rimane costretto e inquadrato. Un po’ come i film dei Marvel Studios ma un po’ di meno costretto e inquadrato rispetto ai film dei Marvel Studios.

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Pippe mentali sui trailer di Rogue One

Dunque, l’altro giorno è uscito il nuovo trailer di Rogue One – A Star Wars Story e internet s’è tutta bagnata. L’ho guardato e ho provato a bagnarmi pure io, ma qualcosa me l’ha impedito, con una sorta di effetto pannolone che non riuscivo a inquadrare. Come mai mi convinceva meno dei precedenti, che pure non mi avevano fatto correre in strada a rovesciare le macchine ma mi avevano intrigato, colpito, affascinato? Vai a sapere. Poi, mentre avevo nelle orecchie The Watch, il podcast di Andy Greenwald e Chris Ryan, mi sono ritrovato ad ascoltare due sconosciuti che davano voce ai dubbi incartati nel mio cuore. Ecco cosa non mi tornava! Ecco cosa non mi convinceva! Cosa? Eh, adesso ci arrivo. Prima, però, finisco il raccontino, ché mi piace divagare e infilo un pratico link: ieri ho espresso i dubbi su cui avevo finalmente puntato il dito nel gruppo di discussione di Outcast su Facebook, se ne è chiacchierato brevemente e mi è venuta voglia di mettere tutto per iscritto e in fila qua dentro. E quindi ora lo faccio. Raccontino finito.

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Caspita, sta finendo anche il 2015

Quasi due mesi fa, m’è capitato di salire su un autobus notturno a Opera, più o meno alle tre di notte, appena uscito dal cinema (The Walk), pronto a tornare in una casa vuota, ma prossima al riempimento (di urla). Era il 31 di ottobre, ma me n’ero dimenticato e ingenuamente mi aspettavo di trovare l’autobus vuoto. E invece era pieno, ma pieno di quel pieno che quando sali devi stringerti forte forte, ed era pieno di gente, ragazzi, ragazze, molti giovani, alcuni molto meno, TUTTI travestiti da diavoli. Ma TUTTI, eh. E niente, così, mi sono ritrovato alle tre di notte, neopadre, stipato in un autobus pieno di diavoli nel bel mezzo di una Parigi altrimenti piuttosto silenziosa, a scambiare messaggi su Whatsapp con Nabacchiodorozor. È stato, devo dire, piuttosto surreale. Anche più di quando, cinque giorni prima, mi ero sentito dire che si erano rotte le acque mentre stavamo a metà della seconda puntata della seconda stagione di The Americans (guardatelo, è bellissimo), per poi andare in ospedale (ma con calma, relax, stai tranquilla, han detto che non c’è fretta, no? Rilassati, easy) e ritrovarmi ad aspettare le ore, perché nei film mica te lo dicono che fra la scena da film “Tesoro, mi si sono rotte le acque” e l’effettiva uscita del creaturo possono pasMartin-Mystére-cover-016-defsare le ore. Maledetti! Di che sto parlando? Non lo so. È che quando mi sono ritrovato lì sull’autobus in mezzo ai diavoli dell’inferno  ho pensato che avrei voluto scrivere qualcosa al riguardo sul blog, chiacchierare delle scene quotidianamente bizzarre che stavano capitando e dei momenti surreali, ma poi quella cosa ha fatto la fine delle centomila cose di cui vorrei scrivere sul blog ma delle quali poi non scrivo mai sul blog e insomma pazienza. E dunque? E dunque, niente, in realtà questo dovrebbe essere un post in cui dico che adesso il blog si ferma per un paio di settimane, a meno di botte estemporanee da fuoco sacro improvviso, e quindi buone feste, buone mangiate, buon anno, buon tutto quanto, ci rivediamo l’anno prossimo, ma ogni tanto mi piglia la logorrea della divagazione accazzodecane e che ci devo fare, la assecondo, anche in questa maniera un po’ tutta disordinata e sconclusionata. È il 15 dicembre, son qua che scrivo questo post perché mi sto portando avanti con un po’ tutto quel che voglio finire di fare prima di partire e ancora non so se domattina riuscirò ad andare a vedere Star Wars come da programma, se Gozer il gozeriano si metterà di mezzo, se sarò in grado di non addormentarmi durante la visione nel caso dovessi effettivamente andare. Lo scopriremo solo vivendo. Oddio, chi segue questo blog l’avrà già scoperto, a questo punto, dato che presumibilmente, se ci sono andato, ne avrò scritto. Oppure no. Vai a sapere. Ma di che volevo parlare? Non lo so. Comunque, oh, io a pulire la merda mi diverto un sacco (del resto è una metafora della mia carriera lavorativa). E sto guardando un sacco di telefilm. E niente, basta, sono padre, cose che capitano, ciao e grazie.

Star Wars: Il risveglio della forza

Star Wars: The Force Awakens (USA, 2015)
di J.J. Abrams
con John Boyega, Daisy Ridley, Harrison Ford, Oscar Isaac, Adam Driver, Mark Hamill, Carrie Fisher

Avete presente Super 8? Dai che ve lo ricordate, era quel film con cui J.J. Abrams aveva detto “Mi piacciono un sacco i film Amblin degli anni Ottanta, ne faccio uno pure io”. Ecco, Il risveglio della forza è sostanzialmente la stessa cosa, applicata però alla trilogia originale di Guerre Stellari, o forse direttamente al primissimo episodio, Una nuova speranza. Ci sono, però, due differenze significative, rispetto a Super 8: il finale non è bruttarello e l’operazione, trattandosi di seguito ufficiale, non si limita al semplice omaggio carico d’amore e si permette invece di farsi letterale nel suo ricalcare tutto quanto con la carta carbone. Il risultato è che alla fin fine ha ragione George Lucas quando dice che è il film che volevano i fan: Il risveglio della forza è Guerre Stellari, è quel Guerre Stellari lì, con quel taglio visivo, quell’atmosfera, quell’umorismo, quelle gag e quell’approccio all’azione. E con Abrams in cabina di regia, tutto impegnato a imitare lo stile visivo del vecchio George, a cercare come lui le grandi inquadrature evocative e spettacolari, seppur filtrando tutto nell’ottica di una messa in scena almeno in parte più moderna (e concedendosi solo due personaggi realizzati in performance capture che, se lo chiedete a me, risultano brutalmente fuori posto, in mezzo a quel look così vintage).

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Lo spam della domenica mattina: Venerdì 13!

Questa settimana su Outcast ho uscito l’intervista alla gentaglia di Venerdì 13, il nuovo Outcast Popcorn, il The Walking Podcast sulla serie TV di iZombie, il Reportage su Parigi e l’Old! sul novembre del 1985. Su IGN, invece, abbiamo l’analisi della qualunque di Star Wars.

Fine.

La robbaccia del sabato mattina: Cose a caso da casa

Mentre ero in Liguria che agitavo il telefono in giro fra i campi nella speranza di trovare una connessione funzionante tramite cui consegnare quel paio di lavori che ho fatto tra una lettura e l’altra, m’è apparso davanti quanto segue.

There has been an awakening… #StarWars #TheForceAwakens

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E bam, niente, non so che sia, ma quell’ultima inquadratura m’ha fatto tornare l’arrapamento nei confronti di Star Wars: Il risveglio della forza. E che ci posso fare, capita. Vedremo come sarà il vero trailer, dai.

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Star Wars: Clone Wars – Volume 2

Star Wars: Clone Wars – Volume 2 (USA, 2005)
creato da Genndy Tartakowski
con le voci di Mat Lucas, James Arnold Taylor, Richard McGonagle, Tom Kane, Nick Jameson, André Sogliuzzo, Corey Burton, Anthony Daniels

In questo terzo e conclusivo blocco di puntate del suo serial animato di Guerre Stellari, Tartakowski decide di cambiare impostazione e passa dai microscopici episodi-lampo delle prime due stagioni a dei più corposi appuntamenti da dieci minuti l’uno. Ne esce così rafforzata la componente narrativa, che ricalca fedelmente il modello “lucasiano”, tanto insistentemente basato sul montaggio alternato di racconti paralleli che s’intersecano fra di loro. Volutamente o meno, però, finisce per essere un po’ penalizzata l’anima iconoclasta e irriverente che così bene aveva caratterizzato gli episodi precedenti.

Si rimane comunque su livelli altissimi di qualità, ispirazione e divertimento, ma di sicuro questo secondo DVD dedicato alla serie sembra molto più spiritualmente vicino al Guerre Stellari che piace a Lucas. Il racconto, comunque, riprende esattamente da dove si era interrotto e prosegue fino alle battute iniziali di Episodio III, infilando qua e là gustose citazioni ed elementi narrativi che saranno poi ripresi nell’ultimo episodio cinematografico della saga.

Proprio questo suo dover fare da prologo, però, toglie alla serie un po’ di compiutezza. Mentre le prime due stagioni, pur con un cliffhanger conclusivo, davano un senso di chiusura e ponevano termine al proprio arco narrativo, qui sembra mancare un vero e proprio finale e c’è una fastidiosa sensazione di coito interrotto. Fastidiosa soprattutto perché, se si volesse andare avanti, toccherebbe rivedersi Episodio III.

Star Wars: Clone Wars – Volume 1

Star Wars: Clone Wars – Volume 1 (USA, 2003/2004)
creato da Genndy Tartakowsky
con le voci di Mat Lucas, James Arnold Taylor, Corey Burton, Tom Kane, Nick Jameson, André Sogliuzzo, Anthony Daniels, Richard McGonagle

Mentre era impegnato a cacar fuori la ridicola sceneggiatura di Episodio III, quel vecchio rincoglionito di George Lucas decise di staccare un altro paio di assegni e mettere in produzione una serie a cartoni animati che raccontasse quanto avvenuto fra il secondo e il terzo episodio del suo gerontodelirio. Grazia volle che il caro George, pur avendo perso vergogna, capacità di autocritica e contatto con la realtà, mantenesse ancora saldo il suo buon gusto. Buon gusto che lo portò a mettere il progetto nelle geniali mani di Genndy Tartakowsky, mente responsabile di gioielli come Il laboratorio di Dexter e Samurai Jack.

E ne è uscito fuori quel che era lecito attendersi, vale a dire un vero e proprio delirio grafico e narrativo, che rispetta a pieno lo spiazzante e assurdo senso dell’umorismo di Tartakowsky e adatta meravigliosamente bene il suo stile all’universo di Guerre Stellari. Non solo, perché come suo solito l’autore di origini russe si concede anche lusso di sperimentare, questa volta con la scelta di realizzare brevissimi episodi di tre minuti l’uno, capaci di acchiappare e divertire con un senso del ritmo e una verve quasi sconvolgenti.

L’edizione in DVD monta i primi due blocchi di episodi in un unico mediometraggio da poco più di sessanta minuti. Il risultato ovviamente finisce per non essere del tutto omogeneo, con la sezione dedicata alle avventure dello Jedi “subacqueo” a staccare un po’ troppo dal resto, ma nel complesso convince, grazie all’avvincente affresco narrativo e alla spettacolare realizzazione dei singoli episodi.

Devastante per il continuo turbinio di invenzioni visive e trovate allucinogene, spiazzante per come irride con un umorismo demenziale e frizzantissimo, eccellente nella pura realizzazione tecnica, questo Clone Wars – Volume 1 può perfino permettersi di vantare, nelle sue battute conclusive, uno dei duelli in assoluto più spettacolari dell’intera saga di Star Wars.

Meglio di così era davvero difficile chiedere e infatti, se non consideriamo una manciata di videogiochi, Clone Wars è la migliore cosa legata a Guerre Stellari che si vede dal 1980. E questo nonostante il cretino col doppio mento abbia pure contribuito alle sceneggiature (ma sicuramente sarà colpevole degli episodi meno riusciti).

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…


… non esisteva l’ecografia.

SPOILER
SPOILER
SPOILER
SPOILER

SPOILER

THX

Al solito, c’è un gran casino: gente che vola, gente che si mena, spade laser e laser senza spade. Anakin e Obi Wan sono in missione per salvare il candidato repubblicano George Bush, rapito dal conte Dracula. I nostri eroi aprono quindi il film piroettando, prima sui loro caccia stellari, poi sul ponte di un incrociatore altrettanto stellare. Nel frattempo non fanno altro che dire sonore stronzate, accompagnati in questo da chiunque stia loro attorno.

Ad ogni modo, i suddetti eroi fanno un gran casino con l’ascensore e arrivano da Dracula.
Comincia un duello spettacolare ed emozionante, durante il quale Obi-Wan perde i sensi e Anakin si trova a combattere da solo con il conte.
Gli fa il culo, gli taglia le mani (deve essere una cosa che insegnano all’accademia dei Jedi) e poi gli punta le spade al collo.

George Bush: “Uccidilo.”
Anakin: “No, dai, non mi sembra il caso.”
George Bush: “Uccidilo.”
Anakin: “Ok.”
SWOOOSH

Succede un altro po’ di casino, c’è una scena divertente con la gente che corre in verticale e i nostri eroi arrivano a incontrare l’oscuro capo dei robot, Action Figurous. Figurous ha la tosse (l’ha presa partecipando al cartone animato, si vede che faceva freddo), ma fa lo spocchioso e si dimentica che C1P8, il figlio di R2D2, oltre vent’anni fa aveva salvato Luke Skywalker, il figlio di uno dei suoi prigionieri, da Jabba de Hutt, il figlio di Barbapapà. Infatti lo lascia libero di agire e il risultato è che i potenti cavalieri Jedi se la sfangano un’altra volta, anche se Figurous riesce a scappare.

Si torna sul pianeta della repubblica, si dicono un altro po’ di fesserie e poi Anakin si allontana velocemente dal senatore che sarà il padre adottivo di sua figlia. Il senatore fa uno sguardo come per dire “lo so che vai a chiavare perché l’ho letto sul copione, ma non lo so, quindi vai tranquillo”.

Natalie Portman: “Ti amo.”
Anakin: “Non ci vediamo da quando ci ha sposato Elvis in segreto sul pianeta di Pippo, me ne fotto che mi ami, voglio chiavare!”
Anakin tenta di slinguarsela.
Natalie Portman: “No, dai, non qui, che ci possono vedere. E comunque sono incinta.”
Anakin: “Ma va! Figata, da quanto? No, perché non si nota! Cosa sei, al secondo mese?”.
Natalie Portman: “Non saprei, tieni conto che viaggiamo nello spazio ma non siamo neanche in grado di fare un’ecografia per scoprire che aspetto due gemelli, quindi la situazione è delicata”
Anakin: “Ottimo, chiaviamo.”

Intanto, Action Figurous riceve l’ordine di trasportare i russi e gli altri separatisti su Mustafà, un pianeta che un tempo rappresentava la principale fonte di petrolio della galassia, prima che Saddam Hussein gli desse fuoco trasformandolo nell’Etna.

Nel frattempo una Natalie Portman ormai al quinto mese e un Anakin arrapatissimo, nel tentativo di tenere un basso profilo e non far scoprire la loro tresca amorosa, decidono di andare a letto insieme nella suite imperiale, confidando nella discrezione del concierge. Natalie Portman, però, chiede ad Anakin di non fare l’amore, ma di stare abbracciati tutta la notte che sarà bellissimo lo stesso. La cosa mette addosso al prescelto un po’ di nervosismo, al punto che sogna di vederla morta. Il nostro eroe si sveglia di soprassalto e, invece di tirarsi una sega o farsi una bella doccia fredda, va a parlare con Gigi la trottola. Questi gli ricorda che un bravo Jedi non deve chiavare, come del resto testimoniano i brufoli di Obi-Wan

Ancora più turbato, Anakin decide di andare a parlare col suo mentore, George Bush.
George Bush è un noto pedofilo e ci è rimasto malissimo quando ha scoperto che, fra Episodio I ed Episodio II, il bimbo di cui si era invaghito è invecchiato di dieci anni. George Bush è anche il più grosso figlio di puttana dell’universo. L’hanno capito perfino gli Jedi, che questo tizio ha qualcosa che non va. E gli Jedi, come Lucas si è premurato di spiegarci abbondantemente in questa nuova trilogia, sono la più grossa congrega di rincoglioniti dell’universo. Del resto, Anakin è il prescelto fra gli Jedi, quindi torna abbastanza che sia ancora più rincoglionito di loro.

Ad ogni modo, George Bush si palleggia Anakin ormai da sei anni e sa rigirarselo meglio di un marshmallow su un fuoco da campo. Così, astutamente, decide di eleggerlo membro del club delle giovani marmotte, cui fanno capo tutti gli jedi più potenti, fra i quali segnaliamo in
particolare Jules e Gigi la trottola.

Jules: “Ok, ti permettiamo di stare nel club, però scordati la carica di Gran Mogol.”
Anakin: “Che cazzo dici? Questo è un oltraggio!”
Jules: “Siediti.”
Anakin: “Ok.”

Dopo un’interessante seduta del club, gli Jedi si scambiano le spille e si congedano. In corridoio Obi Wan, che essendo l’ultimo arrivato viene costantemente nonnizzato da tutti gli altri Mogol, è costretto a dire ad Anakin che in realtà lui non conta un cazzo e l’hanno preso solo perché così può fare la spia sulle attività di George Bush.

Anakin torna da Natalie Portman (ormai all’ottavo mese) piuttosto infastidito, e i due si mettono a parlare di politica.

Natalie Portman: “Dai, adesso che sei amico dell’imperatore, digli di porre fine alla guerra.”
Anakin: “No, che cazzo, ora pure tu ti approfitti delle mie amicizie?”
Natalie Portman: “Di che stai parlando?”
Anakin: “No, niente.”
Natalie Portman: “Abbracciami.”
Anakin: “Ok.”

Anakin si indispettisce e racconta tutto a un compiaciuto George Bush.

George Bush: “Sai, il lato oscuro della forza offre prospettive interessanti”
Anakin: “Che cazzo dici? Guarda che i Sith sono cattivi e gli Jedi sono buoni!”
George Bush: “Il mio maestro resuscitava i morti.”
Anakin: “Ok.”

Mentre se lo palleggia con un po’ di fesserie sul vecchio saggio dei Sith, George Bush dice ad Anakin di aver sgamato il pianeta su cui sta nascosto Action Figurous, che ha deciso di prendersela comoda prima di partire per l’Etna.
Tutto contento, Anakin va a svelarlo al consiglio dei Gran Mogol, nella speranza di ottenere in cambio una bella spilletta. Non solo non gli danno la spilla, ma gli ricordano pure che lui non conta un cazzo, dicendogli che dovrà restarsene a casa mentre Obi-Wan si becca tutto il divertimento.

Obi-Wan: “Ti ho insegnato tutto, e l’allievo ormai ha superato il maestro.”
Anakin: “Però, finché sto sulle palle al consiglio dei Gran Mogol… “
Obi-Wan: “Sereno, che prima o poi la spilla arriva.”
Anakin: “Ok.”

Congedatosi dall’amico, Anakin torna a trovare Natalie Portman.

Natalie Portman: “Obi-Wan è stato qui.”
Anakin: “Lo sapevo, mi metti le corna!”
Natalie Portman: “Ma va, era solo preoccupato per te.”
Anakin: “Ok.”

Natalie Portman tira un sospiro di sollievo.

Obi-Wan arriva da Action Figurous, che nel frattempo ha fatto scappare tutti i vari separatisti, e tenta di ficcargli le dita negli occhi.
Non ci riesce per colpa delle lame rotanti.

Intanto, Anakin va a trovare George Bush e gli confessa di essere turbato.
George Bush capisce che è il momento di fare la mossa.

George Bush: “Sai, io conosco il lato oscuro. Se vuoi te lo insegno.”
Anakin: “Occazzo, sei Macchia Nera! Ti ammazzo.”
George Bush: “Ti insegno anche a fare i fulmini con le mani.”
Anakin: “Ok.”

Intanto Obi-Wan sconfigge Action Figurous usando il più classico trucco dei cavalieri Jedi: appendersi con le mani all’orlo di un precipizio e far credere all’avversario di aver vinto per coglierlo di sorpresa.

Anakin va da Jules e, per fare il figo e conquistare la spilletta, gli racconta tutto.

Anakin: “Oh, George Bush è Macchia Nera.”
Jules: “Che cazzo dici?”
Anakin: “George Bush è Macchia Nera.”
Jules: “Ok.”

Pausa drammatica.

Jules: “Vado a fargli il culo, tu resta qui.”
Anakin: “Voglio venire anche io!”
Jules: “Senti, ti sei guadagnato la spilletta, ma vedi di non rompere i
coglioni: resta qui.”
Anakin: “Ok.”

Jules e altri tre Jedi prendono una cinquecento e ci impiegano tutto il pomeriggio per raggiungere George Bush. Nel frattempo, Anakin va a riflettere nella sede del club. Lì si alza e si mette a fissare fuori dalla finestra, in direzione dell’appartamento di Natalie Portman. Natalie
Portman (ormai al nono mese) si alza dal divano e va a fissare fuori dalla finestra, in direzione del club.

Anakin è combattuto: sa che la spilla gli farà fare un figurone e potrebbe fargli guadagnare una bella sgroppata con Natalie Portman. Oltretutto è sempre stato un suo sogno farsi una donna incinta. Allo stesso tempo, però, ci tiene tantissimo a imparare a fare i fulmini e per questo gli viene da piangere.

Contemporaneamente Natalie Portman si chiede se per caso il figlio che aspetta sia stato concepito in quella notte di follia con Obi-Wan.
L’importante, comunque, è che non nasca scuro di pelle. Questo pensiero la fa piangere.

Anakin decide che vuole imparare a fare i fulmini e corre a prendere il jet.

Intanto, Jules e i tre jedi sono arrivati da George Bush.

George Bush: “Oh, sei arrivato in anticipo. Vuoi un caffè?”
Jules: “Sei in arresto.”
George Bush: “Che fai, cerchi rissa?”
Jules: “Sei in arresto.”
George Bush: “Guarda che questo è tradimento.”
Jules: “Sei in arresto.”
George Bush: “…”

Comincia uno spettacolare duello, durante il quale George Bush ammazza subito i tre Jedi, ma fa una fatica boia con Jules, al punto che deve ricorrere ai fulmini. Proprio in quel momento arriva Anakin che, a giudicare da quanto poco ci ha messo, ha una Ferrari. Vedendo i fulmini che tanto desidera saper fare, Anakin non ci capisce più nulla.

George Bush: “Uccidi il negro.”
Anakin: “Non mi sembra il caso. Non è neanche politicamente corretta, come cosa.”
George Bush: “Uccidilo.”
Anakin: “Ok.”

Anakin taglia la mano a Jules (deve essere una cosa che insegnano all’accademia dei Jedi) e poi George Bush lo spinge giù dal cornicione usando i fulmini.
Vedendo come il rinculo dei fulmini ha ridotto la faccia di George Bush, Anakin si chiede drammaticamente “Cosa ho fatto?!?”, ma prontamente George Bush si alza in piedi.

George Bush: “Ti insegno a fare i fulmini con le mani.”
Anakin: “Sarò il tuo cane.”
George Bush: “Ottimo, ammazza tutti gli Jedi.”
Anakin: “Ok”

A questo punto il film diventa drammatico, cosa che ci viene sottolineata molto bene dal cambio di registro della colonna sonora.
Anakin uccide tutti gli Jedi a portata di mano, compresi un po’ di bambini che, stupidamente, si fidavano di lui.

Gli Jedi in giro per la galassia vengono attaccati dai cloni di Jonah Lomu e muoiono tutti tranne Gigi la trottola e Obi-Wan, che sono molto più furbi di un giocatore di Rugby neozelandese.

Anakin torna a casa da Natalie Portman (che comincia a preoccuparsi perché non le sono ancora venute le doglie).

Natalie Portman: “Che succede?”
Anakin: “Gli Jedi han tentato un colpo di stato, li ho uccisi tutti.”
Natalie Portman: “Non ci credo.”
Anakin: “Credici.”
Natalie Portman: “Ok.”

A questo punto la situazione precipita in maniera molto serrata, quindi, per non perdere il filo cercherò di fare una scaletta.

– Anakin va sull’Etna e ammazza tutti;
– Natalie Portman va ad assistere all’elezione di George Bush come nuovo imperatore e dice “Così muore la democrazia. Sotto uno scrosciante applauso”;
– Anakin ha la congiuntivite;
– Obi-Wan e Gigi la trottola vanno al club delle giovani marmotte e trovano tutti morti. La telecamera della sicurezza, però, ha sgamato Anakin che uccideva i bambini. Obi-Wan è sconvolto;
– Anakin piange;
– Obi-Wan ci prova con Natalie Portman, ma lei non ci sta. Prima di andarsene, Obi-Wan vuole assicurarsi di non essere stato lui a metterla incinta e per questo gira attorno alla cosa chiedendole se il figlio è di Anakin. Natalie Portman trattiene a stento le risate e si limita a non
rispondere;
– Natalie Portman parte per andare da Anakin, ma Obi-Wan si nasconde sulla sua nave.

Gigi la trottola si presenta nell’ufficio di George Bush.

Gigi la trottola: “Vuoi botte?”
George Bush: “Ti tiro una pizza in faccia.”
Gigi la trottola: “Pedofilo.”
George Bush: “Ricchione.”
Gigi la trottola: “Ti spacco il culo.”
George Bush: “Ti schiaccio come un brufolo.”
Inizialmente Gigi la trottola sembra più forte, poi però gli spiegano che se vince non si può fare il telefilm di collegamento fra questa trilogia e la vecchia. Decide quindi di darsela a gambe.

Arriviamo così al dunque.

Anakin: “Ti amo e so fare i fulmini con le mani.”
Amidala: “Obi-Wan aveva ragione!”
Anakin: “Sei una zoccola.”
Natalie Portman: “Non ti riconosco più.”

Anakin prova a strozzare Natalie Portman con la forza.

Obi-Wan: “Smettila.”
Anakin: “No.”
Obi-Wan: “Smettila.”
Anakin: “Ok.”

Comincia un lungo duello che porta i due a scontrarsi in mezzo alla lava e a combattere per un bel po’.

Improvvisamente Obi-Wan si ritrova in posizione di vantaggio.
Obi-Wan: “Hai perso, sono in posizione di vantaggio.”
Anakin: “Ma non dire cazzate.”
Obi-Wan: “Attaccami e sei morto.
Anakin: “Ok.”

Anakin fa un salto mortale e atterra senza una mano ed entrambe le gambe (deve essere una cosa che insegnano all’accademia dei Jedi).

Obi-Wan: “Te l’avevo detto.”
Anakin: “…”
Obi-Wan: “Eri il prescelto.”
Anakin: “…”
Obi-Wan: “Io ti volevo bene.”
Anakin: “…”
Obi-Wan: “Eri come un fratello, per me.”
Anakin: “…”
Obi-Wan: “Mi sono chiavato tua moglie.”
Anakin: “TI ODIOOOOOO!!!”

Anakin prende fuoco e agonizza, Obi-Wan se ne va.
Nel frattempo a Natalie Portman si sono rotte le acque.

A questo punto George Lucas estrae il taccuino e spunta piano piano tutte le cose che i fan gli hanno chiesto di spiegare.

1. l’imperatore fa mettere sotto vuoto Anakin, che si alza e imita il mostro di Frankenstein;
2. le ecografie si possono fare, ma solo in caso di emergenza;
3. Natalie Portman muore di parto, non prima di aver battezzato i due gemelli e aver svelato ad Obi-Wan che in fondo Anakin non è cattivo;
4. Leia viene affidata al senatore malizioso, mentre Obi-Wan si porta via Luke, che in fondo potrebbe essere suo figlio;
5. Gigi la trottola spiega a Obi-Wan come parlare con Liam Neeson, che è morto, ma è ancora vivo e gli deve spiegare come diventare un fantasma nei film della vecchia trilogia;
6. cancellano la memoria al droide inglese;
7. George Bush e Anakin, che adesso si chiama Lord Darth Vader Fener, osservano assieme a Van Helsing la costruzione della prima Morte Nera: ci vorranno vent’anni e sarà un fallimento. Per fortuna la seconda, un fallimento anche peggiore, ne richiederà solo sei;
8. Obi-Wan affida Luke, il gemello maschio, ai suoi zii adottivi. Gli zii si mettono a osservare il doppio tramonto. Lo zio si segna un appunto mentale sulla necessità di aggiustare la radiolina. Che non è possibile che ogni sera debba sempre partire la stessa musica alla stessa ora;
9. Kevin Smith ha diretto Jersey Girl.

Fine.

Note critiche a piè pagina, impressioni a nastro.
Episodio III è il seguito di Episodio II, che del resto era il seguito di Episodio I.

Ovvero un film scritto maluccio, con un intreccio che sta in piedi con lo sputo e dei dialoghi a tratti imbarazzanti. Ma anche con lampi eccellenti, battute fulminanti, immagini di grande impatto.

Si regge in piedi a fatica, perché i personaggi quasi non ci sono e le (poche) emozioni che suscita derivano più dal ricordo che hanno appiccicato addosso, che da quanto si vede nel film. Il duello alla fine, non è fra due personaggi che abbiamo imparato ad apprezzare nel corso della trilogia, è fra due ombre che un giorno diventeranno Alec Guinness e Lord Casco. E alla fine ci si emoziona a vederli combattere, ma fa un po’ tristezza pensare che il loro rapporto lo spiega meglio la trilogia originale rispetto a quella che doveva raccontarcelo. E allora anche il massacro dei jedi, altro momento evocativo, potente, è soprattutto quella cosa di cui ci avevano parlato tanti anni fa e che eravamo curiosi di vedere. Perché dai, che ce ne potrà mai fregare di ‘sta banda di cretini così ben tratteggiata in questi tre film?

L’unico personaggio che ne esce vagamente in piedi è l’imperatore, per l’estrema bravura dell’interprete. Certo, quasi sempre sopra le righe, ma mellifluo e affascinantissimo, nonostante Lucas sia impazzito e abbia deciso di mettergli in faccia della gomma piuma a caso al momento di renderlo orrendo, deformato e terrorizzante. Il resto sono macchiette, ciascuna con il suo bel momento, ma nessuna capace di andare molto oltre.
E alla fine si torna sempre lì: Lucas è un bravo soggettista, un artista del montaggio, ha tante idee, tira fuori battutine cazzute, ma non sa scrivere una sceneggiatura come si deve e ormai è un regista piatto, freddo, più interessanto a dipingere il quadretto statico in cui ogni dettaglio sia perfetto, che a dare reale consistenza al suo cinema.

Il primo guerre stellari aveva la potenza dell’idea, aveva dei personaggi tratteggiati alla grande che si reggevano in piedi da soli, aveva forse il pregio di limitare il caro George con l’impossibilità di mettere a schermo ogni minima stronzata che gli passasse per la testa. L’impero colpisce
ancora aveva Leigh Brackett a scrivere dei dialoghi fulminanti e ne uscì fuori un gioellino di sceneggiatura. Poi, lo sbraco. Un terzo episodio in cui Kasdan ha dimostrato che qualcuno deve dargli una mano con gli script, altrimenti non ce la fa, e questa nuova trilogia, il parco giochi di
Georgettino bello.

E che mi rimane?
Mi rimane, innanzitutto, la consapevolezza che l’industria del doppiaggio italiana sta andando a catafascio. Oddio, probabilmente con Guerre Stellari si tocca il fondo e ci sono film adattati molto meglio, oppure semplicemente a tutte queste cose un tempo non facevo caso e adesso ci sto
più attento.
Ma Episodio III è un coacervo di tutto ciò che può essere sbagliato in un adattamento: doppiatori monocorde che sviliscono i personaggi, traduzioni che non c’entrano un cazzo, giochi di parole intraducibili sostituiti con cazzate, battute sfiziosissime che scompaiono, false friends presi in pieno… una tristezza. Dopo dieci minuti di quei dialoghi non ne potevo più, volevo alzarmi e andarmene, mi hanno davvero rovinato completamente la visione. E infatti, consapevole del fatto che tre anni fa avevo *odiato* il secondo film, per poi rivalutarlo un po’ tempo dopo quando lo rividi in originale, questa volta ho deciso di sbrigare subito la pratica, tornando al cinema due ore dopo per lo spettacolo in inglese. 😀
E, sì, mi è paciuto.
Intendiamoci, non è che in originale diventi Shakespeare – anzi, i dialoghi fra Anakin e Natalie Portman sono e restano imbarazzanti – ma è proprio tutta un’altra roba.
Scompare lo scoglionamento, che si porta via anche la noia, e rimane un film che scorre e mi diverte, anche se resto estraneo a quasi tutto quello che vedo e finisco per essere emotivamente coinvolto solo in occasione del massacro dei Jedi e del duello finale, due parti che però, si torna da capo, vivono più del ricordo di altri film, che della potenza di questo.

Certo, nel ottica del fan, dell’appassionato storico che, pur odiando Il ritorno dello jedi, si emoziona guardandolo per l’ennesima volta, non posso che apprezzare quanto ho visto in questo film (come del resto nei precedenti). Tutti i piccoli dettagli, i segreti svelati, il percorso dei
vari personaggi, il viaggio verso la vecchia trilogia fatto di tecnologie che si evolvono e di protagonisti che nascono. Le citazioni, il corridoio bianco dell’incrociatore, la vestizione di Lord Casco e il tramonto binario. Tutte cose a larghi tratti sfiziose e che comunque, in quest’ottica, mi rendono il film degno di esistere, ma che non mi bastano.
Ma Lucas ha sbracato anche in questo, perché veramente gli ultimi dieci minuti sembra che si sia messo lì con la mancolista a inserire ogni minima stronzata da spiegare ai fan perché non gli rompessero i coglioni. E in tutto questo si mette pure a rovinare una scena che doveva essere
stra-drammatica (Darth Vader che cede completamente al lato rotto della forza scoprendo di aver ucciso la sua donna) rendendola stra-ridicola per fare la citazione colta da Frankenstein.
Ma forse l’ha fatto perché ormai non ci crede più manco lui, alla possibilità di dare un tono drammatico a ‘sto teatrino.
Tanto vale fare le citazioni.