Star Wars: Gli ultimi jedi

Due anni fa, sono andato un paio di giorni a Londra per partecipare a una cosa scema e bellissima che si chiama Secret Cinema.  Il tema era L’impero colpisce ancora e lo svolgimento è descritto nel post che ho linkato qui sopra. Parte della cosa era anche una proiezione del film e nel riguardarlo per l’ennesima volta, a parecchi anni dalla precedente, mi colpi un aspetto in particolare: il ritmo. Quel film ha un ritmo pazzesco. Non se ne parla spesso, perché ci sono mille altri motivi per i quali è il più amato della serie e, se lo chiedete a me, l’unico Star Wars a cui davvero non puoi dire nulla di male, ma il ritmo, mamma mia. Parte fortissimo, non molla mai, tira dritto dall’inizio alla fine e ti martella senza tregua, senza ammorbarti con mezzo secondo che risulti superfluo. Che roba pazzesca, ancora oggi. O, insomma, due anni fa. Ed è una cosa che spicca, a ripensarci, vuoi perché molti film d’azione degli anni Ottanta, a riguardarli adesso, hanno un ritmo che risulta assai più compassato, vuoi perché oggi, se il tuo blockbuster non dura troppo, non ha un calo di ritmo clamoroso nel secondo atto e non ha in quella parte almeno due o tre scene di cui si poteva fare a meno (perché superflue o anche solo brutte), beh, non sei nessuno. Succede anche con Star Wars: Gli ultimi jedi? Certo.

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Free Fire

Con estrema calma rispetto all’uscita originale (o anche rispetto a quella in altre parti del mondo… io l’ho visto qua in  Francia a giugno), Free Fire è arrivato anche in Italia la scorsa settimana, con tutto il suo carico di pallottole, violenza, scelte sbagliate, sbroccate di Sharlto Copley, peli della barba di Armie Hammer e sguardi intensi di Brie Larson. Merita? Merita. Se si apprezzano le sparatorie coreografate come si deve, le sceneggiature scritte con criterio e voglia di raccontare tramite l’azione, il prendere sul serio un genere senza prendersi necessariamente troppo sul serio, qua si va a colpo sicuro. È senza dubbio il film più accessibile e “dritto” girato da Ben Wheatley fino a qui, ma non è certamente un compitino tirato via, anzi, esprime passione, rispetto e voglia di fare da tutti i pori. Ed è un’ora e mezza (quasi solo di) sparatorie. Anzi, una, singola, lunga, complessa, articolata, tentacolare sparatoria che dura un’ora e mezza. Io non so bene cosa si possa chiedere di più a un film.

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Poi non dite che non vi ho avvisati: The Void

Dunque, lo scorso settembre ho scritto qua dentro di The Void perché pareva che dovesse incredibilmente uscire al cinema in Italia. Poi non è uscito. Poi è uscito ieri. Credo. Io ormai non sono più sicuro di nulla. Ci sono gli Antichi che mettono il bastone fra le ruote. Comunque, me lo danno fuori in undici regioni, nientemeno, quindi suppongo che sia uscito. È ben lontano dall’essere un film perfetto, ma se vi piace la roba strana e piena di sangue e mostri, e vi piace vederla al cinema, io al posto vostro ci andrei.