Dunque, si diceva, l’E3

 

Un anno fa, o giù di lì, sbroccavo perché mi ero frantumato i maroni di tutto ‘sto ciarlare d’esclusive e altro. Stavano per uscire le nuove console, mi si era chiusa la vena sul collo. Oggi sono più tranquillo. Non perché il mio punto di vista sia cambiato, anzi, sono sempre più convinto che l’idea di non poter friggere due uova con la padella dell’Ikea sia delirante, ma semplicemente perché, oh, il tempo passa, si sublima, tanto prima o poi le due console le compro e in ogni caso, ehi, da allora a oggi devo ancora vedere non dico pubblicata, anche solo annunciata un’esclusiva che mi faccia correre in negozio. E del resto, finché passo la maggior parte del mio tempo videoludico appiccicato a giochini che girerebbero su una calcolatrice e che comunque escono pure su PC, ehi, che problema c’è? Comunque, anche quest’anno sono andato a Los Angeles per L’E3. Anche quest’anno, fra i momenti migliori ci sono state le attività “collaterali”, tipo andarcene una sera al Video Games Live e trascorrere tutto il sabato in gitarella, a bordo di un’auto a noleggio verso il San Diego Zoo Safari Park. Tutto molto bello. Ma, devo dire, ho apprezzato pure l’E3.

Certo, è stata per molti versi la fiera del nulla. S’è vista praticamente solo roba che era stata già annunciata, che ci si aspettava che venisse annunciata, che si sperava che venisse annunciata. Le novità erano tutte uscite prima e l’unica sorpresa vera e propria, come nelle scorse due edizioni, è stata quella che ha chiuso la conferenza Ubisoft, con la differenza che non si trattava di qualcosa di nuovo ma di un rilancio bene o male atteso. Poi, certo, rilancio promettentissimo e in una forma diversa da quella che ci aspettava, ecco. Per altro, è sempre divertente vedere che il modo migliore per buttar fuori un gioco “tripla A” che possa dare l’impressione di essere fresco e nuovo sia limitarsi a pigliare roba che non vediamo da una decina d’anni, aggiornarla un po’, tirarla a lucido, renderla più masticabile e servirla con il sorriso sulle labbra. Ma insomma, va bene, eh.

Mi sarebbe piaciuto continuare il diario giorno per giorno che avevo iniziato, se non in forma discorsiva, quantomeno con un elencone di quel che andavo a vedere e/o a provare e di fianco degli asterischini di approvazione, ma prevedibilmente, appena s’è cominciato a lavorare, sono stato sconfitto dal jet lag, dalla stanchezza, dal sonno e, in generale, dal fatto che, ehi, se riuscivo a scrivere qualcosa, lo facevo per IGN. E quindi niente. Mi sembra però giusto scrivere qualcosa a posteriori, un po’ come ho fatto l’anno scorso, anche se in ritardo, oggi che ho trovato un momento per respirare e farlo. Un qualcosa in cui posso dire ce – per quanto non sia neanche lontanamente la GDC – andare all’E3 è comunque divertente e, diciamocelo, per quanto sia una sfaticata che levati, ci sono modi peggiori per guadagnarsi da vivere. Voglio dire, lo so, eh, che sono un privilegiato, ad esser pagato per far ‘sta roba e/o a potermi permettere di campare facendo questo lavoro (ognuno legga queste due frasi come meglio crede, ci sono diversi significati). Poi posso raccontarvi che non è che passi tutto il giorno a giocare (del resto, lo si vede da quante recensioni scrivo ultimamente), che ci sono mille lati negativi, mille cose che odio e che periodicamente mi trovo a pensare che sia ora di basta (ma questo tipo dal 1998). Però poi rimango qua, nonostante abbia perfino la fortuna di avere possibili alternative, perché evidentemente ci sono aspetti che mi piacciono e non ho voglia di mollare, nonostante altri aspetti che se non bestemmio guarda.

Cosa mi è piaciuto di più di questo E3 in cui tutto quel che c’era di nuovo era un prototipo che giocheremo nel 2016? Bizzarramente, da persona che si spacca i maroni alle conferenze ed evita in tutti i modi di andarci, ci metto la prima giornata, quella trascorsa infilati in quattro in un angolino della War Room di IGN US ad esibirci nelle dirette prima e dopo di ogni conferenza, facendo gli scemi, chiacchierando del più e del meno, fuggendo alla ricerca di cibo, tirando in mezzo ospiti di passaggio improbabili, scoprendo di essere seconde scelte, sperando che gli ospiti improbabili non leggessero i delicatissimi commenti scritti dai lettori/spettatori nella chat e, insomma, passando una giornata divertente nonostante il lavoro da fare fosse stare dietro alla fuffa. E nonostante si fosse a Los Angeles, che se non bestemmio guarda.

E nel fantastico mondo della fiera? Bah, Rainbow Six: Siege mi sembra potenzialmente bellissimo e l’unico modo possibile per provare a riportare quei concetti là in un gioco da pubblicare oggi, ma avere idee chiare al riguardo dopo una prova del genere, un paio di partite fatte al volo in fiera a quella che era una demo striminzita, prendendo una svagonata di schiaffi capendoci poco, è un po’ dura. Pillars of Eternity, invece, mi sembra potenzialmente bellissimo e un ottimo modo per provare a riportare quei concetti là in un gioco da pubblicare oggi, ma con ambizioni e intenzioni un po’ diverse, ma avere idee chiare al riguardo dopo averlo guardato senza toccare per una mezz’oretta scarsa, beh, è un po’ dura. Resto comunque convinto che sarà il gioco più bello dei prossimi [inserire numero a piacere] anni fra quelli che non so se avrò il tempo di giocare. Poi mi è piaciuto tanto vedere che l’invasione degli indie prosegue, incontrare tanta bella gente anche nelle aree Microsoft e Sony, chiacchierare con ‘sti ragazzi a cui han permesso di dedicarsi interamente al sogno, rivedere facce note, alcune incontrate mille volte, altre magari solo una o due, ma tutta gente con cui una chiacchierata è sempre un piacere. E fare un’altra partita ad Evolve.

Ma soprattutto mi è piaciuta la terza giornata, quella in cui ho provato per la prima volta Elite: Dangerous, fra l’altro non solo mettendo le mani sull’X52, ma pure indossando Oculus Rift, e ancora un po’ muoio dalla gioia. Ho pure detto ciao a David Braben. Che insomma, l’avevo già incrociato qualche tempo fa, ma ecco, sono emozioni. Eppoi ho passato buona parte del pomeriggio immerso nella bella gente al parcheggio di Devolver, chiacchierando con tizi fuori di cozza e provando giochi assurdi, grazie al publisher più fico, costante e interessante che ci sia. Infine, un incontro con della gente che “Alla fine non riusciamo a portare giochi da farti vedere, però becchiamoci lo stesso, conosciamoci di persona, parliamo di cose da fare”. Ecco, di fondo, per assurdo o forse no, la cosa che mi mancherebbe di più, se improvvisamente decidessi di fare altro, è questa qua: la gente. Incontrarla, chiacchierarci, organizzare cose, discutere, parlottare. Dal mito del passato tutto rilassato che finalmente intervisto, al giovane che mi guarda con gli occhioni sperando che si parli bene del suo gioco, passando per tutto quel che c’è nel mezzo. È quel che ancora mi piace.

Poi, certo, c’è anche il fatto che, se ti pagano un viaggio dall’altra parte del globo, poi ci metti i soldi tuoi e ti organizzi per andare a fare cose extra sempre piacevoli, tipo appunto il Video Games Live. Quest’anno mi ha ammaliato forse meno dell’altra volta, a causa di una scaletta meno nelle mie corde, ma comunque i suoi passaggi da brividi fortissimi lungo tutto il corpo ce li ha sempre. Eppoi la gitarella di sabato nel parco folle enorme ammerigano con gli animali dell’Africa, dell’Asia e di chissaddovealtro e le tigri che sembrano Pillola e Polpetta. Le foto stanno da qualche parte sui miei account Facebook, Google+ e Flickr, se interessano. E quindi dai, è sempre bello, su. Anche se rimane una fiera per lo più brutta, piena di roba che non mi interessa e che non vale un centimetro quadro dei luoghi in cui si svolge la GDC. Ci rivediamo a Colonia.

In linea teorica, questa settimana vorrei rimettere in sesto il blog. All’atto pratico, vedremo. Va comunque sottolineato che fra una settimana sono in vacanza, quindi, presumibilmente, a quel punto il blog si ferma di nuovo. Sorry.

Annunci

Lo spam della domenica mattina: Reportaggio!

Settimana inevitabilmente ancora a tema E3, e ci mancherebbe. Su IGN ho uscito due cose a cui tengo molto: l’anteprima di Elite: Dangerous e uno speciale a sei mani sui giochi di Devolver Digital. Su Outcast, invece, s’è manifestato il Reportage dedicato alla fiera, lungo, pieno di grassi saturi e con un tasso di colesterolo che levati. Ma non di solo E3 si vive! Ho infatti uscito pure un Videopep un po’ a caso, un articolo su un documentario dei giochini realizzato da 2K Games e l’Old! dedicato al giugno del 2004.

E questa settimana si dovrebbe registrare il nuovo Tentacolo Viola!

La robbaccia del sabato mattina: Daje Guillermo

Questa settimana si chiude su una nota positiva e che ci fa grande piacere. Quella che è possibile trovare nel video qua sotto.


 
E siamo tutti più felici, dai. Siamo anche felici per fatto che è stato affidato a Shane Black (assieme a Fred Dekker!) il rilancio di Predator, con un film che non sarà un reboot in senso stretto ma un nuovo episodio? Ma sì, dai, siamo felici. Poi, che altro, abbiamo Elden Henson – non ho idea di chi sia – ingaggiato per il ruolo di Foggy Nelson nel telefilm su Daredevil e soprattutto abbiamo, là in cima, un primo sguardo al nuovo Mad Max, in cui, per qualche motivo, voglio credere fortissimo. Sbaglio?

The Interview, nuovo – apparentemente cretinissimo – film della gentaglia che l’anno scorso ci ha regalato il delizioso Facciamola finita. Io non vedo l’ora.

Ecco, Tartarughe Ninja mi attira molto meno, anche se onestamente faccio una gran fatica a vederci i problemi che fanno gridare allo scandalo la gente che si lamenta del design delle tartarughe. Mboh, alla fine mi sembra bene o male quel che è lecito attendersi da un progetto del genere. Poi, non sono riuscito ad embeddarlo, comunque qua abbiamo Dracula Untold, la vera storia di come in fondo il caro Vlad fosse una brava persona, un sovrano che voleva bene alla sua famiglia, ma quel cattivone di Dominic Cooper gli minacciava il regno e allora lui è andato a farsi regalare i superpoteri da Charles Dance nella grotta ed è diventato il babbo di tutti i vampiri. Mboh.

E questo è invece il trailer di Fury, il nuovo film scritto e diretto dal nostro amico David Ayer che parla della storia di un carro armato in guerra e della gente che sta nella sua panza. Sulla carta lo voglio tantissimo, a guardare il trailer continuo a volerlo tantissimo, anche se devo ammettere che emerge una tendenza ad esprimersi solo per frasi storiche da scolpire nella pietra che potrebbe farmi un po’ innervosire. Ma voglio crederci.

Chiudiamo con questa robetta dal nuovo Hunger Games, che è una serie che per qualche motivo ho preso in simpatia e quindi son curioso di vedere come andrà a finire. Ah, e poi…

Oh, fra un mese esce, eh.

Non ce la sto facendo

Ultimamente ho questa cosa che quando torno dagli iuessei non mi prende troppo il jet lag immediato, ma arriva la botta a disastrarmi dopo una settimana o giù di lì. E infatti, dopo essere uscito tutto sommato indenne dalla settimana lavorativa, ho fatto un weekend stando a malapena in piedi e oggi sono uno straccio. Ora, certo, dubito abbia aiutato fare le ore piccole per più notti di fila, fra alcuni lavori da completare e qualche partita dei mondiali da guardare, but still, sono alle corde. Questo, oltre al carico di lavoro infame del post-E3, è il motivo per cui sto faticando ad aggiornare il blog. Oggi quindi butto fuori questo post così, di chiacchiera veloce, tanto per, a beneficio del piccolo – ma fedele – gruppetto di persone che mi seguono regolarmente e a cui magari spiace non trovare più l’aggiornamento quotidiano del blog. A me sembra sempre un po’ bizzarro, che qualcuno possa attendere i miei aggiornamenti quotidiani ma, oh, l’altra settimana qualcuno (ciao!) mi ha detto che l’Edicola è tra i suoi blog di riferimento e chi sono io per dargli torto? Anche se, insomma, dubito che un post come questo sia fra i motivi per cui lo considera di riferimento. Oddio, mi sto incartando. Comunque, ecco, c’è anche il fatto che, con tutto questo carico di lavoro, non sto guardando, leggendo o giocando molto, quindi non ho neanche troppo di cui parlare. In realtà avrei valanghe di cose delle quali parlare, perché ci sono sempre gli arretrati, ma se sono arretrati ci sarà un motivo, ed è che non so bene cosa scriverne, anche se vorrei tanto riuscire a scriverne. Ecco, potrei scrivere un post post-E3, in fondo l’avevo fatto anche l’anno scorso, ma è una roba che richiede un minimo di mente fresca, mentre in questo momento ho la mente surriscaldata, e questo nonostante ieri abbia deciso che era ora di basta e mi sia rapato a zero. Beh, intanto accontentatevi delle cose che ho scritto da Los Angeles durante i primi giorni di trasferta e di tutta la roba pubblicata su IGN. Fra l’altro, ho appena finito di scrivere un’ode a Elite: Dangerous. OK, basta, torno a lavorare.

E stasera si registra pure Outcast Reportage. Ho bisogno di andare in ferie.

Lo spam della domenica pomeriggio: E3 2014

E niente, oggi devo spammare due settimane di roba, con oltretutto l’E3 di mezzo. Figurati. Per altro neanche ho finito di produrre tutto quel che c’ho da produrre, sull’E3. Eddai, vediamo di darci un ordine, partiamo con IGN, facciamo l’elencone sterile senza sprecare parole:

In cerca di un badge
Axiom Verge
Elite: Dangerous 
Evolve
Fantasia: Music Evolved
Far Cry 4
Fenix Rage
Pillars of Eternity
Sunset Overdrive
The Book of Unwritten Tales
The Order: 1886
The Playroom
Tom Clancy’s Rainbow Six: Siege
Tom Clancy’s The Division
Tutte le videoanteprime
Tutte le dirette (Contiene Naomi Kyle)
Best of E3 2014 – Prima parte
Best of E3 2014 – I migliori giochi per piattaforma
Best of E3 2014 – La Top 30
Bonus: Dite la vostra – Il seguito peggiore di sempre (in cui ovviamente io faccio il vecchio scorreggione)

Sul fronte outcastaro, invece, ho prodotto due Videopep (quello pre-E3 e quello post-E3), due Old! (giugno 1974 e giugno 1984), un The Walking Podcast Extra dedicato a iZombie e l’anteprima di Quest For Infamy. Inoltre, abbiamo pure finalmente buttato fuori il nuovo Outcast Sound Sitter.

E domani, a meno di pacchi assortiti, si regista l’Outcast Reportage sulla fiera.

La robbaccia del sabato mattina: It’s alive!

Uh, uno si distrae un attimo e improvvisamente son passate due settimane senza pubblicare quasi nulla qua nel blog. Come vola il tempo, quando ci si diverte. E intanto, Marvel ha selezionato il passacarte che sostituirà Edgar Wright alla regia di Ant-Man: è Peyton Reed. Che emozione. Fra l’altro, a proposito di registi, dopo Gareth Edwards e Josh Trank assoldati per gli spin off, è stato ingaggiato Rian Johnson per l’ottavo Star Wars. A me piace. Più in generale, mi piace il modo in cui stanno scegliendo i registi. Mi ricorda il modo in cui venivano scelti quelli per i vari episodi di Alien. Johnson ha commentato su Twitter col video seguente.

Proseguendo sul fronte della nerdaggine, pare proprio che Jason Momoa sarà Aquaman nel film con cui la Warner/DC sta cercando di mettere su il suo baraccone Marvel. Sembra inoltre che la trama racconterà di come praticamente chiunque sul pianeta sia incazzato con Superman perché in L’uomo d’acciaio Skrillex ha demolito Metropolis. Che per altro era quel che mi immaginavo dopo aver visto quel film. Dovrebbero chiamarmi a sceneggiare ‘ste minchiate. Fra l’altro è uscito sull’internet un presunto elenco di tutti i film previsti in questa nuova ed emozionante saga. Spoiler da una stanza in cui c’ero pure io, là in fondo, nell’angolo. 

Michael Keaton, che è stato un supereroe di successo before it was cool, in un film che per qualche motivo mi intriga un sacco fin da quando mesi fa ho visto una foto bizzarra. E il trailer, pure, promette bene. Poi c’è Emma Stone. Oddio, di recente mi è stato dimostrato in maniera piuttosto brutale che posso odiare un film con Emma Stone, but still.

Il trailer di Guardians of the Galaxy che prova a fare il serio e dimostrare che nel film c’è anche del dramma, ma per fortuna poi chiude con due minuti di scemenze fra Chris Pratt, il procione e il ramoscello. Ah, che bello. È bello anche che Ron Perlman continui a dire di tenerci tantissimo a realizzare un terzo Hellboy, ma onestamente non ci crede nessuno. Purtroppo. Intanto abbiamo il Kingpin per il telefilm su Daredevil: Vincent D’Onofrio. Hanno quindi deciso di lasciar perdere quella cosa del personaggio grosso come quattro armadi messi in fila, anche perché di Michael Clarke Duncan non è che ce ne siano altri. Inoltre, ci sarà Rosario Dawson. Non so a fare cosa, ma insomma, per me va comunque bene sapere che ci sarà.

Vecchietti Action 3 sembra stare configurandosi come un tentativo di fare una via di mezzo fra la serietà tutta intensa (con scemenze sparse) del primo e la farsa del secondo. Levando però il sangue. Potrebbe esserci del divertimento, non saprei. A me comunque ‘sto trailer non ha convinto come ad altri. Soprattutto non mi sembra segnare assolutamente un cambio di rotta rispetto a quel che si era visto fino a qui del film. Ma, ehi, magari ci si diverte. In fondo io mi son divertito pure col secondo.

Mi attira sempre meno.

Questo, invece, per qualche bizzarro motivo, mi attira sempre di più. Buon weekend.

Rendo noto che quando ero a farmi gli affari miei in mezzo alle bestie feroci poco fuori San Diego l’Italia ha vinto, quando ho guardato la partita sono arrivati gli schiaffi. Che faccio martedì?

Oggi esce The Congress

Oggi, se quel che leggo in giro per l’internet non mente, esce in Italia The Congress, affascinante e un po’ inquietante film d’animazione (e non solo) fantascientifico che io ho visto l’anno scorso al Fantasy Filmfest di Monaco della Baviera e del quale ho scritto a questo indirizzo qua. Dubito verrà proiettato in centinaia di sale, ma se capita dalle vostre parti, dategli una chance.

Ho preparato e programmato questo post una settimana fa. Se nel frattempo hanno deciso di non distribuire più il film, beh, me ne farò una ragione. Chissà, nel frattempo, come me la sarò cavata con la settimana di E3 2014. Male, probabilmente.

Ultimo aggiornamento dal fronte?

Diciamolo chiaro: da domani si comincia a lavorare sul serio e lo si fa la mattina presto, quindi secondo me questo è l’ultimo aggiornamento che riuscirò a pubblicare sul blog prima del mio rientro. Fra l’altro non so neanche se riuscirò a pubblicarlo, perché rischio di svenire sulla tastiera. Oh, poi, vai a sapere, magari mi sbaglio e continuerò a pubblicare un posto al giorno. Ma insomma. Comunque, oggi giornata in parte di relax, in parte produttiva. La mattina l’ho trascorsa col contingente di quelli che sono rimasti a casa a fare gli scemi, ad aspettare e a guardare video cretini firmati Jimmy Kimmel. Tipo:

Il tutto mentre gli altri erano in spedizione a comprare roba tennica. Poi abbiamo fatto la prima diretta da Los Angeles su IGN, Fabio ha messo a buon uso gli ingredienti raccattati l’altro giorno per consegnarci una sana pasta al sugo e siamo quindi decollati verso il Convention Center, per la classica sessione di ritiro badge, incontro con colleghi e conoscenti italiani di tutte le risme, prendere il sole fuori dal Convention Center mentre si aspettano i ritardatari. E poi via verso nuove avventure. Vale a dire passare di nuovo da Guitar Center per comprare un paio di microfoni, poi passare dal negozio di fronte dove Fotone si compra il suo quarto mini basso, poi tornare da Guitar Center perché Fabio ha deciso di acquistare dei cosi che non so a cosa servano, quindi dirigersi verso Fry’s per fare quanto documentato nella foto là sopra (ma Marco si è comprato un’attrezzatura per cucinare i pancake!) e quindi un passaggio all’aeroporto perché finalmente è arrivata la valigia di Marco.

La serata ci ha visti dirigere verso una sorta di locale in stile western per una festicciola coi rappresentanti di varie edizioni europee di IGN. La festa era moscia, ma poi siamo arrivati noi italiani a far casino, a bere come se non ci fosse domani, a consumare quintali di cibo e a fare da anima della festa. Che è quel che ci compete. Fra l’altro, ovviamente, tutto ha avuto inizio dal contingente abruzzese. A termine serata, un po’ preda dell’alcool, siamo tornati a casa, pronti a svenire. Anche perché pare che domattina ci si dovrà svegliare a un orario indecente. Sigh. Comunque, ho fatto quel che volevo. Apposto.

C’ho gli occhi che mi si chiudono, devo dormire. Scusate.

Lo spam della domenica mattina: Oh, c’ho da fare

Settimana di magra in cui non ho praticamente quasi nulla da segnalare. Ma d’altra parte è anche abbastanza inevitabile, considerando che era la settimana di preparazione alla partenza per l’E3 (e, oh, comunque ho tradotto un bel po’ di roba per IGN, se vogliamo mettere i puntini sulle i, e non sia mai che io non lo faccia). Ad ogni modo, su IGN s’è buttato fuori il secondo episodio della rubrica Indiegram, al quale ho contribuito con un paio di mini-recensioni. Sul fronte Outcast, invece, segnalo il nuovo Cinquepercinque pre-E3 2014, al quale ho come al solito contribuito solo a livello di gestione, ma hai detto niente. Ah, e ovviamente l’Old! dedicato al giugno del 1974.

Presumibilmente, la prossima settimana avrò più roba da segnalare.

Drammi da primo mondo

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, giocavo a X-Wing con un joystickone analogico semplice, essenziale, che faceva il suo. Fra l’altro lo usavo anche per giocare a NHL 95. Tempo dopo, mi procurai un Sidewinder con Force Feedback della Microsoft e lo usai per tanti altri giochi, godendo tantissimo. E poi basta. Solo che adesso quei giochi stanno abbastanza tornando d’attualità, fra un Elite: Dangerous, uno Star Citizen e altre cosette, senza contare che ogni tanto mi viene voglia di tirar fuori qualche classico del passato e che giocarli con mouse tastiera (o col pad Xbox 360) mi mette la tristezza. Me l’ha un po’ messa anche quando ho giocato a Strike Suit Zero. Orbene, qualche tempo fa, ho scoperto, attraverso una chiacchierata su Facebook con Mensola, l’esistenza del X52 Pro Flight, un aggeggio che si porta ormai i suoi bei anni sulle spalle ma mi attira lo stesso un sacco. Mi sono informato, ho letto in giro, qualche parere discordante, ma nel complesso mi sembra adatto alle mie esigenze, anche in termini di prezzo. Ma soprattutto, al Fry’s qua vicino l’ho visto in vendita, palesemente un fondo di magazzino, a un prezzo che mi sembra essere sostanzialmente la metà del prezzo a cui lo si trova in giro per l’internet in Europa. Non l’ho acquistato d’impulso, ma poi mi sono fatto un giro a cercare informazioni per vari siti e, ecco, adesso ne ho una voglia brutale. Che faccio? Che faccio? È già dramma.

 Il volto del dramma.
Comunque, sabato impegnativo e allo stesso tempo rilassante. Impegnativo perché il jet-lag si è manifestato in maniera brutale e perché abbiamo fatto un po’ di cose che andavano fatte, ma allo stesso tempo rilassante perché, insomma, non è che si sia esattamente lavorato come matti. Gli occhi mi si sono spalancati verso le due, ma era solo perché dovevo andare in bagno. Si sono però nuovamente spalancati alle quattro e forse sono riuscito a poltrire ancora un po’ fino alle cinque, ma insomma, a quel punto era chiaro che bisognava alzarsi. Dopo una colazione da IHOP (ho quasi schivato i pancake e mi sono adagiato su una omelette, ovviamente infarcita d’avocado, innaffiando con succo d’arancia e the caldo), siamo andati a recuperare il veicolo. C’era forte indecisione se andare di due auto separate o di minivan, ma alla fine abbiamo optato per quest’ultimo. Da lì, poi, mi sono messo al volante e con Sole e Fabio come passeggeri ho puntato appunto verso Fry’s, perché bisognava comprare alcune cose (tipo che mi sono finalmente preso un asciugacapelli da viaggio che si adatta alla diversa tensione del posto) e dove ho appunto lasciato il cuore sul Saitek. Magari domani. Vai a sapere.
Poi i canonici passaggi in Sunset Boulevard, da Guitar Center e Meltdown Comics (dove non ho trovato praticamente nulla da comprare, a parte il terzo paperback di Fairest, che mi si è manifestato davanti agli occhi quando ormai ero convinto che sarei uscito a mani vuote), e quindi via a installarci nell’appartamento. Ma non senza prima esserci fermati a pranzare presso un diner, dove, in una botta di salutismo, abbiamo preso tutti e tre zuppa di verdure, insalata e limonata fresca. Ovviamente, nella mia insalata, fra spinaci e gamberetti, c’era l’avocado. Ma dicevo, l’appartamento: è bello, grosso, confortevole. Le foto sono sui miei account Facebook, Flickr e Google+. Fra l’altro mi sono subito accaparrato una stanza a caso, per poi rendermi conto che era quella con TV e bagno privato. Grande intuito. Successivamente è scattato il pomeriggio di test tennici vari, che come al solito hanno fatto scoprire alcuni problemi la cui risoluzione è (forse) in atto mentre scrivo e guardo in TV con la coda dell’occhio Indiana Jones e il frigorifero piombato. E in questo momento stiamo per andare al centro commerciale qua dietro a fare un po’ di spesa, nella speranza che non si sia fatto troppo tardi e non ci chiudano la serranda in faccia.

Una foto che non c’entra nulla. L’ho vista apparire sul Dropbox di famiglia.
E gli altri? Eh, gli altri. Al Mottura è partito il primo volo con ore di ritardo, gli hanno cambiato l’itinerario, è ripartito da Atlanta più tardi del previsto e il risultato è che dovrebbe atterrare a Los Angeles alle 23:00 passate. L’altro contingente, quello Zave/Ualone/Fotone, il ritardo e/o deviazione se l’è beccato sul secondo volo e pure loro sono atterrati solo in tarda serata. Lo so per certo, l’hanno fatto sapere mentre finivo di scrivere questo post. Si comincia benissimo, insomma! Noi, intanto, abbiamo parzialmente risolto i dilemmi esistenziali tecnici. Ma solo parzialmente, non ci allarghiamo. E dopo uno spuntino frugale, ché non c’avevo fame, ho letto sull’internet che finalmente il gioco del topone si è levato dalle palle. Speriamo!
Domani, poi, si comincia quasi a lavorare, fra il ritiro dei badge, le registrazioni alle conferenze, Zave che va a vedere una roba e, boh, forse qualcos’altro. E io magari vado a comprarmi il Saitek. E non sarebbe male riuscire ad andare a trovare al cinema Seth MacFarlane. Forse. Vai a sapere.