Archivi tag: Armie Hammer

Sorry to Bother You

Per il suo esordio alla regia cinematografica, il rapper e attivista Boots Riley ha scelto la via del pennarellone rosso, dei guanti da forno, del non provare nemmeno per sbaglio ad essere sottile. Il protagonista di Sorry to Bother You si chiama Cassius Green (che si legge un po’ come “Cash is green”), ed è un uomo di colore, spiantato, alla ricerca di impiego, che finisce a lavorare in un call center, fa carriera grazie alla bravura con cui usa la sua “voce da bianco” al telefono (auguri per la gestione di questo aspetto a chi dovesse eventualmente occuparsi del doppiaggio italiano) e si ritrova quindi ad accumulare big moneyz piazzando vendite per conto di una multinazionale, che ha risolto il problema della disoccupazione reintroducendo lo schiavismo in forma legalizzata. Cassius, di fronte alla prospettiva di costruirsi finalmente una carriera grazie a un suo talento, non si fa grossi problemi a ignorare le attività di chi lo paga, oltre che a tagliare i punti con gli amici, i colleghi e la fidanzata. Solo ritrovandosi faccia a faccia con le pratiche più moleste e surreali dei suoi datori di lavoro si sveglierà dal torpore. Non proprio allegorie sottili e suggerite, dicevo.

Continua a leggere Sorry to Bother You

Chiamami col tuo nome

Sono tanti anni che non mi faccio vacanze estive di quel tipo lì, ma me le ricordo bene. La scuola chiudeva e mia madre mi parcheggiava per mesi in Abruzzo, dai parenti. Un po’ scendeva anche lei, un po’ no. E magari non erano mesi ma settimane, non lo so, non ricordo bene. Nei miei ricordi sembrano mesi. Erano mesi (?) di un microcosmo completamente scollegato del resto del pianeta, uno spazio in fondo a un tunnel interdimensionale che mi proiettava in un luogo completamente altro, cullato da tempi, spazi, luoghi, suoni, sapori diversi da quelli della vita reale. Era l’estate, fatta di nulla, di cazzeggio, di sudare come un disperato arrampicandomi in bicicletta fino a casa di mia zia, di adocchiare le tre sorelle vicine di casa, di scendere all’edicola in paese per comprare un nuovo fumetto da leggere sdraiato sui sassi, e magari spingermi un po’ più in là per curiosare nel negozio di dischi. Era la frittella sbranata allo stabilimento balneare ed era la corsa sulla sabbia per raggiungere l’altro stabilimento, quello grosso più in fondo, che aveva i cabinati coi videogiochi nuovi. Era inseguire mio cugino, pensando che coi suoi quindici anni fosse adulto. Erano, certo, gli amori destinati a finire col cambio di stagione. Era un’altra vita, un altro mondo, un altro universo. E, in fondo, tutte le vacanze estive da ragazzino, anche quelle che duravano molto meno, avevano quell’aria, quel sapore, quell’atmosfera. Mi ritrovavo altrove, perso in un limbo nel quale il confine fra il piacere di esserci e la voglia di tornare al mondo reale era una linea fragile, debole, tremebonda, sempre prossima a confondersi. È qualcosa di lontano, che non torna più e che, in fondo, è bene non veder tornare. Il bello dell’infanzia e dell’adolescenza sta anche nel fatto che se ne restano lì, nei ricordi, con le loro risate, i loro rimorsi, le loro gioie e i loro rimpianti. Al massimo, le rivivi da fuori, attraverso un falso specchio, osservando l’erede.

Continua a leggere Chiamami col tuo nome

Free Fire

Con estrema calma rispetto all’uscita originale (o anche rispetto a quella in altre parti del mondo… io l’ho visto qua in  Francia a giugno), Free Fire è arrivato anche in Italia la scorsa settimana, con tutto il suo carico di pallottole, violenza, scelte sbagliate, sbroccate di Sharlto Copley, peli della barba di Armie Hammer e sguardi intensi di Brie Larson. Merita? Merita. Se si apprezzano le sparatorie coreografate come si deve, le sceneggiature scritte con criterio e voglia di raccontare tramite l’azione, il prendere sul serio un genere senza prendersi necessariamente troppo sul serio, qua si va a colpo sicuro. È senza dubbio il film più accessibile e “dritto” girato da Ben Wheatley fino a qui, ma non è certamente un compitino tirato via, anzi, esprime passione, rispetto e voglia di fare da tutti i pori. Ed è un’ora e mezza (quasi solo di) sparatorie. Anzi, una, singola, lunga, complessa, articolata, tentacolare sparatoria che dura un’ora e mezza. Io non so bene cosa si possa chiedere di più a un film.

Continua a leggere Free Fire