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Non ce la posso fare

Scrivi questo, guarda quello, correggi quell’altro, mangia, dormi, l’articolo, la news, il blog su Nextgame, la foto su Facebook, i cazzi, i mazzi, Shirley, l’sms, la videocamera, la reflex, il cellulare, il chili, la conferenza, Fotone, Sorry, il ramen, Albertawesome, Ticketmaster (no, 300 dollari per gara 1 non li spendo, mi spiace). Scrivo qui, e scrivo lì, lo ribadisco in cross promotion, che ci ho messo alcune cosette che altrimenti avrei scritto qui. Un giorno tornerò, in che condizioni non lo so. Buona serata a tutti, io vado in fiera.

Messaggio promozionale

Su Next, oltre agli articoli “regolari” che non interessano a nessuno e soprattutto non interessano a me, c’è anche il blog “ufficiale” con le stronzate. Ci scriviamo tutti noi stronzi di Next che siamo a Los Angeles. Ci scrive anche Lorenzo “Fotone” Antonelli, che è veramente scemo e penso valga la pena di leggerlo. Specie quando parla di me e di casa mia. Io conto di scriverci soprattutto stronzate. Solo stronzate. Ce ne ho già scritte un paio, di stronzate. Se tu, proprio tu che mi leggi, per qualche strano motivo sei affezionato a questo mio blog e leggi regolarmente questo mio blog, ci tengo a farti sapere che questa settimana scrivo anche in quest’altro non mio blog che trovi a questo link qui, e ci scrivo delle stronzate. Perché sono stronzo.

P.S.
Gli articoli “regolari” li spammo come al solito lì in basso a destra. Se stai leggendo questa roba su Facebook, è inutile che guardi lì in basso a destra: non c’è niente.

Il bello di ‘sto lavoro

È anche un po’ andare a un evento per il solo piacere di far presenza, di rivedere gente che non vedi da un po’ (ciao Corfola!), di scoprire che gettano così, al vento, cose come quella della foto, di berne sette, a stomaco vuoto. Poi vai a casina, ti dicono che cenare con una Desperados è ok, ma magari un paio di pizzette surgelate ce le aggiungerei. Poi svieni che saranno, boh, le dieci e mezza? Poi ti risvegli che saranno, boh, le quattro? E adesso che faccio, che non ho sonno? La partita no, che guardare Atlanta che ne prende quaranta dai Lebrons, no, dai, due palle. Mi sa che faccio il nerd e mi metto a giocare a Mass Effect.

Ah, oggi niente post “intelligenti”, non ho avuto tempo di scriverne. Comunque son tornato a produrre, eh, tranquilli.

Mica qualcuno può aiutarmi a sistemare il maledetto pikkabbù?

Jimmy Durante

Durante questo viaggio ho passato un po’ di tempo a desiderare che arrivi giugno.
Durante questo viaggio ho comprato tre bluray (There Will Be Blood, The Assassination Of Jesse James By The Coward Robert Ford, Watchmen – Tales Of The Black Freighter).
Durante questo viaggio ho pensato parecchio a sei persone. A quattro di quelle sei ci voglio molto bene, anche se magari non sono troppo in grado di dimostrarlo. E a una di quelle quattro ricordo che esiste solo VINCERE, anche in questi momenti. Una delle altre due persone mi sta molto simpatica, e spero passi in fretta quel che sta accadendo. L’ultima di quelle sei, boh, non ci capisco più niente.
Durante questo viaggio ho giocato a a God Of Dante, Out For Speed, Amplitude Band. E alla fine non erano male.
Durante questo viaggio ho rivisto il Contino, che è sempre una personcina adorabile.
Durante questo viaggio ho provato a organizzare per interposta persona la serata di sabato, tutta dedicata a Holly. Il fallimento era dietro l’angolo, ma è intervenuta Alfonsina. Bacio.
Durante questo viaggio sono entrato da HMV e c’era su This Is Your Life e mi sono messo a canticchiare perché sono una groupie.
Durante questo viaggio ho sognato Jennifer Connelly, nella notte fra mercoledì e giovedì. Ora, io Jennifer Connelly non credo di averla mai sognata prima in vita mia, quindi è stato piacevole, perché si era in intimità ed era evidente che la trombata fosse dietro l’angolo. Però non si è trombato. E stare lì a chiacchierare con Jennifer Connelly, a spupazzarmela, abbracci e bacetti, è indubbiamente molto figo. Ed era proprio una situazione piacevole, si parlava, c’era complicità, cose del genere. Però, parliamoci chiaro, quando mai mi capiterà di nuovo di avere l’occasione di fare sesso con Jennifer Connelly? Che cazzo, neanche in sogno riesco a cogliere l’attimo. 😐
Durante questo viaggio ho conosciuto lo sposo cadavere.
Durante questo viaggio ho rivisto Delu ed è stato solo un piacere, soprattutto la prima sera, quando continuava a portarmi da bere.
Durante questo viaggio ho nuovamente partecipato al micidiale triangolo delle cazzate. Basta essere vicini, nel raggio di un paio di metri, e si regredisce a livello quinta elementare, le minchiate turbinano senza sosta, si ride fino a piangere. Bella prova.
Durante questo viaggio sono stato seduto un’ora e mezza su un autobus e volevo essere seduto da tutt’altra parte.
Durante questo viaggio ho fatto colazione con waffle immersi nello sciroppo d’acero per due giorni di fila. Il secondo giorno erano più morbidi.
Durante questo viaggio ho passeggiato un’oretta, per i fatti miei, nelle vie di Londra. E un po’ di malinconia, al pensiero di quando, come e con chi ci ero passato in precedenza, beh, mi è venuta.
Durante questo viaggio ho fatto delle foto, ma sto aspettando quelle di Saimon.
Durante questo viaggio mi sono esibito su Rock Band 2 assieme ad Alex Navarro, a un giornalista portoghese e a un tizio di Harmonix mentre ci riprendeva la TV spagnola. Prima o poi appariremo sul web.
Durante questo viaggio ho visitato lo stadio dell’Arsenal, che è molto figo, e mi sono chiesto perché io debba vivere in un posto dove uno stadio del genere verrebbe raso al suolo dai tifosi alla partita d’inaugurazione.
Durante questo viaggio ho rischiato una forchettata alla mano.
Durante questo viaggio ho pensato che il Kittino l’è un bravo figliolo e son contento di averlo conosciuto.
Durante questo viaggio ho scatenato il tiro al bersaglio ed è stato molto bello.
Durante questo viaggio ho iniziato a provare a vedere se forse si riesce a organizzare qualcosa di grosso per la prima o seconda sera a Los Angeles. Invasione incoming.
Durante questo viaggio ho fatto finta di essere McEnroe. E ho vinto entrambe le partite.
Durante questo viaggio ho passato più tempo in ascensore e in metropolitana che facendo qualsiasi altra cosa.
Durante questo viaggio mi sono fatto un po’ di domande. Avessi trovato una risposta.
Durante questo viaggio ho comprato un souvenir e no, non te lo dico che cazzo è.
Durante questo viaggio ho pensato che sì, ok, way out of my league, quanto ti pare, però, che cazzo, gimme a fucking chance.
Durante questo viaggio ho cenato con un hamburger importante, dopo aver messo degli anelli di cipolla a fare da tappo.
Durante questo viaggio ho fatto confessioni indiscrete a due persone che boh, chissà se era il caso di fidarsi.
Durante questo viaggio ho difeso la dignità di Rock Band Unplugged, perché Frequency e Amplitude erano belli.
Durante questo viaggio ho finalmente letto La mia vita disegnata male. E mi è piaciuto molto.
Durante questo viaggio non ho capito un cazzo, ma ho capito che voglio capirlo (il cazzo).
Durante questo viaggio ho passato tutto il tragitto sul Malpensa Express e poi in metropolitana prendendo appunti su un pezzo di carta e pensando che mi serve un taccuino da tenere sempre in tasca.
Durante questo viaggio ho chiacchierato un po’ con quella PR orientale conosciuta a Montreal che è molto simpatica, molto carina, molto fidanzata, molto fedele.
Durante questo viaggio ho fatto radiocronache via sms a due persone diverse, su reti unificate.
Durante questo viaggio ho trascorso la mia canonica mezzora settimanale pensando a quel che ho fatto, a quel che non ho fatto, a quel che avrei potuto fare, a quel che avrei dovuto fare.
Durante questo viaggio mi sono messo a guardare in diretta gara 2, ma a metà mi si è scaricato il portatile, e avevo dimenticato a casa l’alimentatore. 😐
Durante questo viaggio ho passato un’ora a guardare puntate dei Griffin in camera mentre cercavo di digerire l’hamburger. Fallendo.
Durante questo viaggio non ho aggiornato lo status di Facebook per un paio di giorni, addirittura.
Durante questo viaggio ho pensato che è un peccato e uno spreco. E tutto sommato ne sono davvero convinto.
Durante questo viaggio sono giunto alla conclusione che la recensione di Bubble Bobble Plus! scritta di getto in poco più di mezzora è stato un segnale chiaro: m’è tornata la voglia di logorrea.
Durante questo viaggio ho chiacchierato dei bei tempi in cui si bigiava andando al New Rocky per giocare a Virtua Racing. E chissà quante volte all’epoca ci abbiamo giocato assieme e adesso non ce ne ricordiamo.
Durante questo viaggio ho riso di nuovo come un idiota ascoltando le minchiate di Tim Schafer.
Durante questo viaggio ho pensato a un bel po’ di cose che vorrei riuscire a fare, magari in tempi brevi.
Durante questo viaggio ho chattato col Moioli e rimpianto il quarto vertice del quadrilatero delle cazzate.
Durante questo viaggio ho perso 2 a 1, in rimonta, con gol decisivo allo scadere, contro uno spagnolo di merda. Ma l’ho presa con filosofia.
Durante questo viaggio ho guardato il nemico negli occhi e sono stato sconfitto. Ma avremo la nostra vendetta, in questa vita o nell’altra.

Essere orgoglioni oggi

Sono più di dieci anni che lavoro in questo ambiente e mi è capitato, ogni tanto, non troppo, di sentirmi orgoglioso di quello che stavo facendo. Di rado, ma mi è capitato. Mai, davvero mai come oggi, però. Oggi l’orgoglio mi gonfia il cuore fino ad esplodere. Uomini migliori di me hanno posto fine alle loro carriere con articoli importanti, scomodi, impegnativi. Io ho posto fine alla mia vita con questo schifo. Il regno del trash, squallido e sopraffino nel contenuto, nella confezione, nella sua stessa essenza. Eccolo: http://next.videogame.it/guitar-hero-metallica/75956/

P.S.
Siccome la vergogna non so neanche dove stia di casa, la settimana prossima, quando tutti saranno tornati dal loro maledetto weekend pasquale, pubblicherò sparso fra blog, Youtube e Facebook altro materiale scomodo, con cui completare lo sputtanamento umano mio e degli altri tre loschi figuri coinvolti. Per il momento ci accontentiamo di questo, via.

AGGIORNAMENTO:
Foto (su Facebook)
Toxicity
Seek And Destroy

[GDC 2009] Epifania

Ok, sticazzi, m’improvviso novello Berlusconi e mando affanculo la poca credibilità che mi è rimasta, infilando subito qualcosa di nuovo nel blog neanche un giorno dopo aver affermato di volerlo chiudere. È che questa cosa qui che ho scritto in aereo e che alla fine a rileggerla neanche mi piace tanto ha il fatto di essere tutta vera, anche se due giorni (e un paio di avvenimenti) dopo mi sembra un po’ vuota e un po’ fuori luogo. E allora mi spiace lasciarla lì a marcire, quindi la butto fuori, anche se poco convinto di quello che sto facendo. Sopravviverò, penso.

Durante questa settimana di GDC 2009 ho avuto tre momenti in cui mi sono sentito veramente tanto, ma tanto, ma tanto bene. Il primo è stato durante la cerimonia degli award, non saprei dire quando di preciso. Forse mentre osservavo gli occhi emozionati di quello sviluppatore indipendente russo, o magari mentre ascoltavo le cazzate di Tim Schafer, oppure durante qualche filmato scemo di Mega64. Ero lì, a questa cosa che scimmiottava un po’ gli Oscar, ma che era comunque sensibilmente orgogliosa di esser quello che era, e mi sono sentito bene, contento. Pensavo che, cazzo, era bello essere lì.

Poi mi è successo ascoltando il discorso di Margaret Robertson, una cosa meravigliosa intitolata “Stop Wasting My Time and Your Money: Why Your Game Doesn’t Need a Story to be a Hit”. Il discorso di una persona davvero appassionata e convinta di quello che stava provando a spiegare, capace di dire tante cose intelligenti, di dare interpretazioni sfiziose e argute su cose apparentemente banali, di essere divertentissima e addirittura toccante, oltre che, soprattutto, stimolante.

E poi lui, Keita Takahashi (mister Katamary Damacy e Noby Noby Boy), un tizio meraviglioso, che apre la sua conferenza giocherellando con la sciarpa, che passa tutto il tempo facendo i disegnini sullo schermo gigante, che racconta le sue sfide di design ma riesce anche a comunicare tantissimo del suo pensiero, della sua visione del mondo, di quello che ha provato a fare e a dire con le sue creazioni. E che poi salta fuori, a piedi nudi, si mette a giocare, coinvolge la gente. Marò, mi sono innamorato, di ‘sto tizio.

Ecco, tre momenti belli, proprio, in cui ho fermato tutto per un attimo e mi sono detto che – cazzo – io qua dentro ci sto bene, e sono fortunato per davvero. Che bello, ma che bello che bello, aver avuto quest’esperienza, che peccato che sia arrivata dopo tutti ‘sti anni, ma che bello lo stesso, fosse anche l’ultima. E allora, che parta la musica e si bagnino le pupille, perché mi tocca ringraziare. Ringraziare chi mi ha fatto venire fuori in questo modo, che pessimo o ottimo che sia è quello che sono e mi va benissimo così. Chi negli anni ha in un modo o nell’altro influenzato le mie scelte e mi ha portato fino a qui. Chi per qualche strano motivo mi ha dato e continua a darmi fiducia. Chi – addirittura! – ha trovato da qualche parte la voglia di volermi bene, tanto, poco, come capita. E pure il supremo, via, che in fondo, nonostante le nostre conversazioni quotidiane non siano proprio amichevoli, non gli devo stare poi così tanto sui coglioni.

Son fortunato, faccio un lavoro meraviglioso, magari meno di tanti altri, ma sicuramente molto più di tantissimi altri, nonostante tutte le menate e gli sbattimenti che nasconde (e che sono molto più di quanto pensiate, banda di stronzi invidiosi che non siete altro). Fino a che dura, me lo tengo stretto, mi ci metto più che posso e, cazzo, me lo godo al meglio. Perché poi la verità è che questa decina di anni, nonostante le delusioni, nonostante le incazzature, nonostante le testate al muro, mi ha dato tantissimo. E non li cambierei con un cazzo di nient’altro al mondo. A parte forse un sei al superenalotto, toh.

Perché mi piace, e non c’è un cazzo da fare. Mi piace scrivere, mi piace da matti, mi piace anche troppo, visto quanto finisco per farlo ogni volta. Mi è sempre piaciuto, fin da quando a scuola mi mettevo a raccontare le cose più assurde nei temi, andando fuori tema metà delle volte. Mi piace a livello viscerale, mi piace la sensazione liberatoria, fisica, di libertà che provo dopo aver buttato fuori a ruota libera quello che ho dentro. Mi piace esplorare quello che scrivo e quello che leggo, curiosare nelle tecniche di gente ben più brava di me, scoprire i trucchetti nascosti e i modi diversi di dire sempre le stesse cazzate. Mi piace sperimentare, mettermi alla prova, tentare cose diverse, sforzarmi di non fare sempre il compitino, trarre piacere dal semplice fatto di stare tamburellando su una tastiera. E del resto è pure per quello che scrivo in questo postaccio di blog, che mi costringo a parlare di cose per le quali nessuno mi paga, che perdo tanto tempo dietro a questo cumulo di nulla digitale. Perché mi piace, e non c’è un cazzo da fare.

E poi mi piace l’idea che quel che faccio, nel suo piccolo, serva a qualcosa. Mi piace quando qualcuno mi dice di aver trovato bella una cosa che ho scritto, perché, che cazzo, c’è il narcisismo, non può non esserci, quando non solo scrivi per lavoro, ma ti metti pure a farlo gratis. Ma anche perché, si torna sempre lì, l’idea che qualcuno tragga piacere, seppur momentaneo, effimero, da una roba che ho fatto io, beh, cazzo, è una meraviglia. È l’essenza, caspita. È dare qualcosa a qualcuno, magari qualcuno di sconosciuto, magari qualcuno che mi ringrazia perché ha letto un libro o guardato un film dopo che ne avevo parlato io qua dentro. Non è fantastico?

E mica è sufficiente, perché poi la verità è che lavorare in questo ambiente è uno spettacolo per mille altri motivi. È uno spettacolo perché mi piace tutto il resto del lavoro di redazione. Pianificare, decidere, fare e disfare, tirare fuori idee, discutere e valutare, dare ordini a destra e a sinistra, correggere e farmi correggere, cercare di fare sempre meglio quello che è un lavoro di nessuna importanza. Perché poi, diciamocelo, che importanza potrà mai avere un sito di videogiochi? Nessuna. Epperò è importante, come è importante, sempre, tutto. Qualsiasi cosa uno stia facendo, in quel momento, è la cosa più importante del mondo. Altrimenti non ha senso, non ne vale la pena, meglio fare altro.

E poi, oh, ma che cazzo di ambiente è, quello dei videogiochi? Una roba bella, proprio, in cui per ogni stronzetto – e ce ne sono – trovo almeno una decina di persone con cui fuggirei volentieri su un’isola deserta. Gente sveglia, brillante, adorabile, con cui mi perderei ore a parlare, con cui è fantastico scambiarsi idee, opinioni, proposte, sbattimenti. Gente, quella bella e ottima. Perfino qualche amico, via.

E i videogiochi? L’amore per questa roba, che mi accompagna da sempre, assieme al cinema e alla lettura. La voglia totale di indagarla e approfondirla sempre di più, questa roba. Il bello di andare a incontrare chi i videogiochi li realizza, di ascoltare le loro idee, di capire cosa pensano, di osservare da vicino il loro lavoro. Mi pagano per giocare, certo, e a volte è un gran sbattimento, mentre altre volte è solo un gran divertimento, ma il bello è che mi pagano anche per fare altro, per andare in giro, per toccare con mano, per parlare a quattrocchi, per infilare la testa dentro un mondo affascinante. E, oh, è uno sbattimento pure questo, ché a marzo praticamente sono stato a casa cinque giorni in tutto, ma caspita, che bello.

Ricordarsene, tutti, sempre, che nonostante tutto, è uno spettacolo. È una cosa bella e non va sprecata. E come tutte le cose belle, se te la senti dentro per davvero, quando poi la perdi sono cazzi. Grossi e tonanti. Vale per questo e vale per tutto. La merda è sempre dietro l’angolo, e l’unico modo per ingoiarla senza problemi sta nell’avere la bocca anestetizzata da tonnellate di cioccolata. Se di cioccolata ne avete, mangiatevela, con gusto.

[GDC 2009] Va da via el cul

Oggi, ieri, quando cazzo è stato che ero in volo sull’oceano, ho passato buona parte del tempo a scrivere. A scrivere roba per Nextgame e anche a scrivere una cosetta del cazzo, una cosetta da mettere qua dentro, un sfogo lacrimoso su che bello che bello sono stato alla GDC. Ma m’è passata la voglia di mettercelo, qua dentro. Anzi, m’è passata la voglia di metterci qualsiasi cosa. Mi sono rotto le palle, chiudo, chiudo tutto. La trentina di post più o meno abbozzati che stanno nelle bozze non sbozzeranno. Quel che sarebbe venuto dopo, neanche. Fine, spengo Internet. Kaput. È stato un piacere.

(Aggiornamento: Ok, non è vero, non spengo nulla, non credo resisterei senza ‘sta roba a cui ormai sono abituato. È che mi faccio trascinare e mi faccio prendere dal melodramma. Però in questo momento sono sommerso di roba da fare (per non parlare di quella a cui devo pensare), e questo è vero, quindi è probabile che le trasmissioni si interrompano per un po’. Buon avvio di ora legale a tutti.)

[GDC 2009] Day 1

Primo giorno di GDC, si comincia bene con un risveglio nientemeno che alle quattro e mezza del mattino. Boh, sarà colpa delle cibarie di ieri (Johnny Rockets con milk shake radioattivo a pranzo, yakitori e sushi vario a cena, mangiato in mutande, sotto le coperte, mentre si lavorava). Sta di fatto che parto subito con lo sguardo moribondo e, giusto per andare sul sicuro, mi riempio a colazione con dei pancake abnormi.

L’arrivo in fiera è comunque piacevole, anche perché si incontra un po’ di gente nota, dagli ex colleghi di Binari alla coppia d’oro Elisa+Sterling. E poi via ad ascoltare gente che parla per ore, da uno che si chiama Neil Young ma non canta e lavora su giochi per iPhone a un altro tizio tutto contento di stare lavorando sulla versione per cellulari di Bioshock (mi ha anche regalato una maglietta, quindi ha la mia stima).

Nel pomeriggio mi sarei dovuto sparare il postmortem di Crayon Physics Deluxe, ma ho sottovalutato la ressa e sono rimasto chiuso fuori dalla sala ormai al completo, finendo così per ripiegare sul postmortem di Super Monkey Ball per iPhone. Cercherò di non commettere errori simili nei prossimi giorni. La giornata, comunque, si è chiusa con una spettacolare esibizione del capo del mondo di Stardock, un tizio davvero divertentissimo che ha parlato per un’oretta dello sviluppo di giochi indie mirati al pubblico hardcore.

Oltre alla delusione Crayon Physics, comunque, la giornata ha riservato altre amare sorprese. Per esempio, mi si è sfondato l’alimentatore del Vaio. Per fortuna un intervento a cuore aperto di Soletta ha risolto le cose, almeno in via temporanea. Poi mi si è sfondato il lettore MP3 (che per carità, aveva i suoi anni). Così, morto da un momento all’altro. Conseguenze tragiche della cosa: non ho più musica qui con me, devo capire se conteneva importanti file di altro genere, devo impedirmi di comprare un iPod Touch (che dieci giorni fa avrei pagato nettamente meno a Montreal, of course). Ah, importante: sto producendo enormi dirigibili marroni a un ritmo pazzesco. Sarà l’aria di San Francisco?

L’aspetto positivo della giornata, invece, è l’aspetto positivo della settimana: la GDC è uno spettacolo. E mi rendo conto di quanto mi piace soprattutto oggi, che tutto sommato ho visto poco di “importante” e mi sono pure perso un paio di cose che mi interessavano molto. Si tratta proprio di una cosa diversa da tutto il resto, in cui si ascolta gente che parla di roba interessante e affascinante e che offre pure spunti un po’ diversi dal solito su cui scrivere. Oh, poi a me piace molto anche andare alle fiere “regolari”, sciropparmi le presentazioni, fare le interviste… però questa è proprio una cosa a parte.

Ora sono in camera, spossatissimo dalla mancanza di sonno, che cazzeggio e lavoricchio. Solettone si è fatto prendere dal frenzy appetito ed è andato in missione per conto diddio, riportando dietro della pizza (margherita, per fortuna) e del pollo fritto (ovviamente intinto nella salsa barbecue). Non so cosa accadrà stasera, si vociferava di una possibile USCITONA “pasta, pizza & mandolino” con vari compatrioti, ma non ho certezze al riguardo. Comunque vada, sarà una tragedia. Buonanotte, buongiorno, arrivederci.

P.S.
Qui non mi dilungo su cosa ho visto e sentito perché, ecco, lo faccio già a sufficienza altrove per lavoro. Se interessa, questi sono i link:
Le foto della prima sera allo stadio
Le foto fatte in giro, prima parte
Le foto fatte in giro, seconda parte
Il blog su Nextgame, in condivisione col Solettone