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X-Files – Voglio crederci

Il primo film di X-Files fu una produzione per certi versi quasi sperimentale e coraggiosa, seppur chiaramente resa più semplice dalle dimensioni di fenomeno globale pop che la serie aveva ormai raggiunto in quegli anni. Era un vero e proprio episodio della serie TV, di quelli belli ciccioni e doppi da un paio d’ore, assolutamente inserito nella narrazione della “mitologia” aliena ma realizzato coi mezzi e il respiro di una produzione cinematografica e sparato nelle sale. Da un lato, quindi, era perlomeno un po’ criptico per il curioso che provava a guardarselo pur essendo poco aggiornato sulla serie, dall’altro costringeva l’appassionato a staccare il culo dal divano se non voleva perdersi una puntata piuttosto importante. Il tutto nel 1998, ancora lontanucci dallo scenario attuale in cui le serie TV dominano il mondo. Il secondo film di X-Files, invece, è una manovra senza senso.

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Togetherness – Stagione 1

Togetherness – Season 1 (USA, 2015)
creato da Jay Duplass, Mark Duplass, Steve Zissis
con Mark Duplass, Melanie Lynskey, Amanda Peet, Steve Zissis

Togetherness si inserisce in quel filone delle commedie (?) televisive nate per la TV via cavo americana, nelle quali, in fondo, l’aspetto comico – pur presente e a tratti esplosivo – rappresenta l’elemento forse meno importante e/o interessante. Sono le serie che vengono definite “comedy”, perché in America quello è il nome che si dà alla roba che dura venti o trenta minuti, mentre per essere considerato “drama” devi superare i quarantacinque. Sembra una presa in giro ma, ehi, le categorie agli Emmy le decidono così, nonostante in un Transparent ci sia molto più dramma che in tanta roba che la relativa categoria la vince e nonostante in Orange is the New Black ci sia parecchio da ridere.

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Syriana


Syriana (USA, 2005)
di
Stephen Gaghan
con
George Clooney, Matt Damon, Jeffrey Wright, Alexander Siddig, Christopher Plummer, Chris Cooper, Amanda Peet

Ennesima produzione della famigerata cricca cui fa capo il duo Clooney/Soderbergh, Syriana è un film politico e di denuncia, per certi versi simile a The Constant Gardener, visto all’ultimo Festival di Venezia. Rispetto alla pellicola di Meirelles, però, quella di Stephen Gaghan sceglie un approccio meno macchiettistico e patinato, con uno stile visivo e delle scelte di narrazione maggiormente ancorate alla realtà. Non ci sono buoni e cattivi, ma solo una lunga serie di macchie grigie, che si agitano su uno sfondo rosso sangue.

Gaghan porta avanti un racconto estremamente stratificato, con almeno tre storie parallele e tante piccole ulteriori linee narrative che vanno a intrecciarsi. In comune, oltre al tema, c’è la moralità dubbia dei personaggi. Anche i ruoli interpretati da George Clooney e Matt Damon, che sulla carta dovrebbero essere i personaggi positivi cui affezionarsi, finiscono offuscati dalle loro scelte di vita.

Questa neutralità, questo non voler cedere ai classici compromessi del cinema popolare, rende senza dubbio Syriana un film atipico e riuscito nei suoi intenti di denuncia. A perderne, forse, è il potenziale drammatico, enorme per quelli che sono gli eventi e i temi, ma allo stesso tempo estremamente debole per l’impossibilità di trovare un punto d’immedesimazione e per la complessità del racconto.

La narrazione è estremamente lenta, rarefatta e le tante storie si intersecano in maniera frammentaria, rendendo fra l’altro non facile seguirne il filo conduttore. L’ottima sceneggiatura e la regia essenziale svolgono però un lavoro eccellente e alla fine il quadro completo risulta chiaro e di semplice interpretazione. Notevoli anche tutti gli attori, dall’affascinante Amanda Peet all’intenso Matt Damon, dal simpatico dottor Bashir a un Clooney mai così dimesso e per nulla gigione, capace perfino di limitare a una sola apparizione iniziale il suo solito tic “testa basculante inclinata di lato”.

In tutto questo, però, manca come detto quasi completamente il coinvolgimento emotivo, il melodramma, il “cinema” vero e proprio. Sorge quindi spontaneo il dubbio: pur con tutti i suoi meriti in ottica divulgativa, è Syriana buon cinema? Sarebbe stato giusto concedere qualcosa sul piano narrativo per ottenere un film magari meno incisivo ma dal maggiore impatto drammatico?

Igby Goes Down


Igby Goes Down (USA, 2002)
di Burr Steers
con Kieran Culkin, Claire Danes, Ryan Phillippe, Jeff Goldblum, Amanda Peet, Jared Harris, Susan Sarandon, Bill Pulman

Ennesima pellicola appartenente al filone “nuova alta borghesia un po’ strana e con tanto cuore”, lanciato da Wes Anderson e ripreso da tanti (troppi?) altri, per esempio in Garden State ed Elizabethtown. Gli ingredienti sono i soliti: situazioni assurde, personaggi “affascinanti”, regia compiaciuta e compiacente, Susan Sarandon che interpreta un’insostenibile madre rincoglionita ma tanto intensa… Igby Goes Down, comunque, funziona abbastanza, soprattutto come commedia, grazie a qualche battuta azzeccata e alle buone interpretazioni di Kieran Culkin e Claire Danes, e riesce addirittura ad essere, per un breve momento, un racconto toccante sul rapporto difficile fra due fratelli estremamente diversi. Nulla di memorabile, comunque.