Eighth Grade – Terza media

Quel momento, più o meno lungo, più o meno semplice, comprensibile, inaffrontabile, passeggero, leggiadro, brutale, devastante o che magari viene e va senza manco farsi notare. Sei lì che ti stai godendo il tuo essere ancora in una certa misura bambino, mentre diventi qualcosa di più, e scatta il disagio. Ti senti inadeguato, incapace di capire o comprendere il tuo posto, il tuo luogo, la tua direzione, il mondo a cui rivolgerti e da cui abbeverarti. In un modo o nell’altro, credo, ci si passa tutti, chi più, chi meno, chi avvolto nell’indifferenza e chi abbracciandone il fastidio con vigore. Ed è soprattutto di questo, in senso assoluto, che parla Eighth Grade. Non per forza di una ragazzina specifica alle prese con il concludersi della terza media e non (solo) di una generazione cresciuta con stretta in mano tecnologia da fantascienza, che apre le porte a strumenti di comunicazione per cui è difficile essere pronti a qualsiasi età, figuriamoci a quell’età.

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Unfriended: Dark Web

Unfriended non fu certamente il primo film a sfruttare il filone che mi viene spontaneo chiamare desktop movie ma è probabilmente quello che l’ha, nel suo piccolo, lanciato.  Si tratta, lo dico per chi non lo sapesse, di film completamente “ambientati” sul desktop di una persona: per tutto il tempo, vediamo lo schermo e ne seguiamo quindi le azioni sul computer, quello che fa rovistando fra cartelle, programmi e applicazioni varie. Chiaramente, per dare spazio ad attori e avere almeno una parvenza di film, fra i programmi usati dominano le videochat e i sistemi di sorveglianza con videocamere, in modo da mostrare una certa dose di azione dei personaggi e avere interazioni fra di loro. Unfriended sfruttava questo tipo di approccio per raccontare la classica storiella di adolescenti insopportabili perseguitati dalle conseguenze sovrannaturali di una cosa molto brutta che avevano fatto. Era, insomma, un buon “come”, interessante e abbastanza rigoroso, per raccontare il solito “cosa”, trito e ritrito. Unfriended: Dark Web torna all’horror ma in maniera molto diversa.

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Pet Sematary

In Francia, Pet Sematary si intitola Simetierre. Non c’è, quindi, il riferimento a un cimitero per animali ma rimane il giochino della storpiatura nello scrivere la parola. E questa è forse la cosa più interessante che ho da dire sul remake di Cimitero vivente, un film dal quale non è che mi aspettassi molto ma in cui avevo osato sperare un po’, perché arrivava dai registi di quella bella cosetta angosciante che è Starry Eyes. E invece è andata male, ne è venuto fuori il solito horroretto moscio, confezionato in maniera professionale ma privo di guizzi, che fa intravedere fra i rami la personalità dei registi ma la soffoca nella sua coltre da cinema di produzione e riesce anche ad ammazzare quel paio di idee che pure ci sarebbero. Per un attimo ci speri, poi ti accontenti di stare guardando una roba dignitosa, poi vieni ucciso dal finalaccio e ti rimane solo addosso il dispiacere per ciò che sarebbe potuto essere. Che palle.

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Fumettame

Dai, sono passati solo tre mesi dall’ultima volta, stiamo migliorando. In cosa? Nella mia (recuperata) abitudine di elencare qua dentro tutti i fumetti che leggo, scrivendo quasi sempre anche due o tre righe al riguardo. Di seguito, c’è tutta la roba a fumetti che ho letto fra le vacanze di Natale, il cazzeggio successivo e la settimana di ferie pasquali, in cui ho recuperato un po’ di roba Marvel perché si prestava alla lettura compulsiva in digitale da relax. Il tutto è in ordine quasi casuale, nel senso che ho raggruppato i fumetti per categorie ma poi li ho sbattuti dentro a caso. Parlo di tutto molto velocemente, di alcune cose ancora più velocemente, magari perché non mi hanno lasciato molto, magari perché le ho lette da un po’ e chi se le ricorda. Fine.

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