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I Fantastici 4 mettono addosso tristezza anche in Italia

Esce oggi in Italia il tentativo non esattamente riuscitissimo di rilanciare I fantastici quattro al cinema. Io l’ho visto quando è uscito nel resto del mondo, a inizio agosto, e ne ho scritto a questo indirizzo qua.

La cosa fastidiosa è che si percepisce, ben nascosto,  quello che sarebbe potuto essere un bel film. Sigh.

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I fantastici quattro

Fantastic 4 (USA, 2015)
di Josh Trank
con Miles Teller, Jamie Bell, Kate Mara, Michael B. Jordan, Tobey Kebbell, Reg E. Cathey, Tim Blake Nelson

Ed eccolo, è lui, l’altro disastro annunciato di quest’anno a tema supereroi, quello che ha fatto uscire di senno i fan per le scelte di casting “etnicamente discutibili”, quello che ci è stato nascosto a lungo generando il timore che ci fosse qualcosa da nascondere, quello dalla produzione travagliata e il cui regista avrebbe piantato talmente tanti casini (compresa la distruzione di una villa ad opera dei suoi cani) da spingere la Disney a levargli dalle mani lo spin-off di Star Wars che sarebbe dovuto essere il suo progetto successivo. Quello. Beh, nonostante tutto, con Ant-Man ci è andata bene, quindi magari uno poteva anche essere ottimista, ma no, “quello” non ce l’ha fatta. Il tentativo di rilanciare al cinema il super gruppo originale Marvel ha i suoi aspetti positivi e qualche bella intuizione che ti lascia addosso un fastidioso senso di occasione sprecata, ma è nel complesso un film bruttarello, pasticciato e soprattutto affossato da una pessima parte conclusiva. È andata proprio male.

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I Fantastici Quattro

Fantastic Four (USA, 2005)
di Tim Story
con Ioan Gruffud, Jessica Alba, Chris Evans, Michael Chiklis, Julian McMahon

Mi sfugge davvero il senso delle bordate d’odio che negli ultimi due anni ho visto e sentito volare all’indirizzo di questo film. Roba che, se fosse meritata, avrebbe l’ovvia conseguenza di qualificare Daredevil come crimine nei confronti dell’umanità e portare Elektra all’ambito rango di antimateria (per non parlare di Catwoman). Sul serio, posso al limite capire l’appassionato che si indigna nel vedere il suo amato Dottor Destino ridotto in queste condizioni, ma non vado oltre. Tanto più che a me, dell’infedeltà all’originale, è sempre fregato davvero poco. Figuriamoci poi in questo caso, considerando che – pur amando molto alcuni cicli di storie – ho sempre trovato insopportabili il saccentone di gomma, il cretino testa calda, l’idiota che si piange addosso e – lui più di tutti – il Re degli zingari.

E come spesso accade quando mi avvicino a una roba che mi hanno insegnato a temere come l’Anticristo, la prima reazione davanti a Fantastic Four è di stupito apprezzamento. Apprezzamento per un film che ha la saggezza di non prendersi per un attimo sul serio nel narrare di roba che, francamente, messa su schermo non può che risultare ridicola. Ma forse proprio questa è la sua colpa, il non scegliere la strada del cupo “realismo” e delle tutine in pelle virate al nero. O forse il fatto che, tolta la Cosa, i personaggi non vadano mai oltre la macchietta? Non penso, dato che avviene lo stesso in praticamente tutti gli altri film di supereroi. Io ne ricordo pochini, di protagonisti davvero ben caratterizzati, fra la marea di gente in costume che ci siamo sorbiti negli ultimi dieci anni. Giusto un Octopus, a tratti un Wolverine, al massimo la Rogue del primo X-Men, ma poi?

Insomma, a conti fatti, questo Fantastic Four è una piacevole commedia d’azione, con dialoghi a tratti davvero divertenti (e, se i trailer dell’epoca fanno testo, assai mortificati nell’adattamento italiano), effetti speciali decorosi e un brillantissimo Chris Evans nel ruolo della Torcia Umana. Paga purtroppo la presenza dietro alla macchina da presa di un regista obiettivamente limitato, incapace di regalare “pezzi” come il prologo di X-Men 2 o la sequenza del treno di Spider-Man 2, ma rimane comunque un prodotto onesto. E tutto sommato il difetto peggiore è Jessica Alba, una che acquista dignità cinematografica solo se la vesti da cavallerizza e la metti a ballare attaccata a un palo. Cosa che purtroppo qui non avviene.