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Battlestar Galactica – Stagione 1

Battlestar Galactica – Season 1 (USA, 2004/2005)
creato da Ronald D. Moore
con Edward James Olmos, Mary McDonnell, Katee Sackhoff, Jamie Bamber, James Callis, Tricia Helfer, Grace Park, Michael Hogan, Aaron Douglas, Tahmoh Penikett

Dopo un primo approccio sotto forma di miniserie, Battlestar Galactica torna in pista con una prima stagione da soli quattordici episodi, a testimoniare ancora una volta la “prudenza” che si respira attorno alle produzioni televisive di fantascienza. Sempre meglio del fastidioso destino riservato a Firefly, ci mancherebbe, ma insomma, fa comunque un po’ tristezza, specie quando si parla di prodotti dalla qualità stratosferica come questi.

Battlestar Galactica, oltretutto, è il perfetto esempio di fantascienza pensata apposta per chi non regge la fantascienza, perlomeno quella che normalmente domina sul grande e piccolo schermo. Certo, ci sono le astronavi e le battaglie, c’è l’apparentemente inevitabile ambientazione a sfondo militare, ma siamo davvero lontani dalle piroette mistiche di Star Wars e dalle utopie buoniste di Star Trek (oh, non ci si incazzi se semplifico, che a me Star Wars e Star Trek piacciono anche).

Al centro di Battlestar Galactica ci sono i personaggi e le relazioni fra di loro. I misteri che gravitano attorno alla natura stessa dei Cylon e della loro folle psicologia. In parte per evidente scelta, in parte forse anche per limiti di budget, gli elementi fantascientifici servono soprattutto da sfondo, da pretesto, da mezzo narrativo per raccontare un enorme melodrammone e le meravigliose vie in cui si sviluppa. E il tutto all’insegna del gretto realismo, con una regia sporca e movimentata, uno stile selvaggio e terra terra.

In questa prima stagione si parte esattamente da dove terminava la miniserie, con gli umani sopravvissuti in fuga dai Cylon. Si parla di una disperata lotta per la sopravvivenza e per la speranza, dei confliti sociali e morali che esplodono in una comunità governata a quattro mani da politici e militari, dei dubbi di protagonisti costretti a scoprire più di quanto vorrebbero sulla propria natura e dell’obbligo di scendere a patti con tremende verità.

Gli sceneggiatori buttano sul piatto elementi nuovi a ogni puntata, tengono alta la tensione con svariate sottotrame portate avanti nell’arco di tutta la stagione, introducono nuovi personaggi e propongono sviluppi interessanti per quelli già presenti. E, pur essendo evidentemente progettata come rampa di lancio per ciò che verrà poi, con una quantità incredibile di spunti buttati lì e pronti ad essere sviluppati, questa prima annata rappresenta anche un bell’arco narrativo, con un inizio e una fine.

Oddio, proprio di fine è difficile parlare, visto che come al solito si chiude su un coacervo di cliffhanger da far girare abbastanza le palle, ma insomma, ci siamo capiti. E in ogni caso si tratta di quattordici episodi spettacolari, anche se ovviamente non possono mantenere la tensione constantemente alle stelle come fa quella specie di incredibile filmone che è la miniserie. Gli episodi peggiori sono semplicemente molto belli, i migliori sono fuori parametro. Mica male!

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Battlestar Galactica – La miniserie

Battlestar Galactica – The Miniseries (USA, 2003)
creato da Ronald D. Moore
con Edward James Olmos, Mary McDonnell, Katee Sackhoff, Jamie Bamber, James Callis, Tricia Helfer

Pur senza essere mai riuscito a seguirlo per davvero, da bambino adoravo Battlestar Galactica. Mi sembrava – e in effetti probabilmente sotto molti punti di vista lo era – la versione televisiva di Guerre Stellari. C’era il film, che “Chissà quand’è che l’han dato al cinema?”, e c’era la serie TV, di chissà quante puntate, e della quale, a star larghi, ne avrò viste tre o quattro in vita mia. Però c’era Sberla dell’A-Team, e poi, caspita, me la ricordo ancora, c’era quella puntata spettacolare in cui il pilota figaccione (sarà stato proprio Sberla? E chi se lo ricorda?) rimaneva da solo, sul suo caccia interstellare, senza carburante, senza motore per l’iperspazio, senza un cazzo, insomma. Era lì in attesa, abbandonato a se stesso, e rischiava pure di finire l’ossigeno. Però a fine puntata lo trovavano e lo salvavano. O qualcosa del genere, insomma.

Ecco, il nuovo Battlestar Galactica, con tutto questo, non c’entra praticamente nulla, al punto che pare il creatore della serie originale l’abbia più o meno disconosciuto. Certo, l’idea di fondo (un’umanità ridotta ai minimi termini, costretta alla fuga a bordo della Galactica e alla ricerca di una nuova, mitologica, patria chiamata Terra) rimane la stessa, i nomi di alcuni personaggi pure, e ci sono perfino delle belle citazioni sparse qua e la. Però i cattivi di turno non sono più i tremendi alieni Cylon, ma i tremendi robot Cylon, creati dall’umanità e ad essa ribellatisi. E l’atmosfera non è più quella di una space opera solare, quanto piuttosto di un cupo serial militaroide. Che del resto è pure normale, se consideriamo che il grosso dell’azione è ambientato a bordo di una nave da guerra, coinvolta in un conflitto su scala interplanetaria, nell’avvio del quale l’umanità è stata ridotta ai minimi termini.

Partorito dalla fervida mente di Ronald D.Moore (autore di alcuni fra gli episodi più memorabili dello Star Trek anni Novanta), Battlestar Galactica si fonda innanzitutto su una caratterizzazione eccellente di protagonisti forse un po’ stereotipati, ma sicuramente efficaci. Come in ogni buon telefilm moderno, il motore primo della vicenda è dato dai personaggi e dalle relazioni fra di loro. Poi vengono le intuizioni geniali (la natura stessa dei Cylon “nuovo modello” offre non pochi spunti narrativi) e una realizzazione tecnica di grande impatto. Le scala delle battaglie e la maestria con cui sono realizzate lasciano di stucco, vista la natura televisiva del racconto.

La miniserie, che fa da prologo alla serie vera e propria, è davvero un gioiello che, se visto tutto d’un fiato, travolge e lascia a bocca aperta per tutte e tre le sue ore di durata. Un crescendo di eventi tragico, emozionante, appassionante, capace di buttare al fuoco una quantità pazzesca di carne, ma anche di essere allo stesso tempo un ottimo racconto autoconclusivo. Televisione di gran livello, ben più cinematografica di tanta immondizia che passa sul grande schermo. E adesso vediamo come va avanti…