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Vero come la finzione


Stranger Than Fiction (USA, 2006)
di Marc Forster
con Will Ferrell, Maggie Gyllenhaal, Dustin Hoffman, Emma Thompson, Queen Latifah

Harold Crick è un uomo triste e solitario, che vive una mediocre esistenza da agente delle tasse, fissato coi numeri, adagiato sulle sue monotone abitudini. Una mattina, mentre si lava i denti, sente una voce di donna nella sua testa. Una voce che non parla con lui, ma parla di lui. La sua voce narrante, che racconta della sua vita, dei suoi incontri, dei suoi sentimenti. E della sua imminente morte. La voce è quella di Kay Eiffel, una famosa scrittrice che sta cercando di ultimare il suo nuovo romanzo e che non sa di stare decidendo, con la sua macchina da scrivere, della vita di un uomo.

Da queste intriganti premesse, Marc Forster trae una deliziosa commedia agrodolce, romantica e sognante, graziata da attori meravigliosi e da un Will Ferrell che – udite udite – tiene la scena anche meglio di quando fa lo scemo urlando tutto il tempo. La sceneggiatura, firmata da un pressoché esordiente di nome Zach Helm, parte da un’idea divertente e affascinante che, oltre a raccontare una bella storia, propone temi di peso. Forse non vi affonda i denti più di tanto, ma offre comunque l’occasione di riflettere sul libero arbitrio e sul senso di responsabilità.

Ma soprattutto Stranger than Fiction (traduzione letterale, proprio) è un bel film. Curato nei dettagli, nelle piccole cose, nelle belle scenografie e nelle invenzioni visive, originali ed efficaci, mai ostentate o invadenti. È un film fatto di dialoghi e caratteri, di bravi interpreti e di belle atmosfere. Pacato e adorabile, dolce, magico e commovente. Ce ne fossero!

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L’era glaciale 2 – Il disgelo

Ice Age: The Meltdown (USA, 2006)
di
Carlos Saldanha
con le voci di
Ray Romano, John Leguizamo, Denis Leary, Sean William Scott, Josh Peck, Queen Latifah

L’era glaciale 2 è esattamente quello che ci si può attendere dal seguito di un film d’animazione americano. Un cast allargato, dei temi comici allineati a quelli del primo episodio, una serie di simpatici ammiccamenti per il pubblico “di ritorno”. Con un intreccio che si sviluppa secondo i classici canoni della narrativa per ragazzi hollywoodiana, i momenti migliori del film, esattamente come quattro anni fa, sono rappresentati dai “cortometraggi” dedicati all’adorabile scoiattolo che domina la campagna pubblicitaria.

Il parallelo fra Scrat e Wile E. Coyote è sempre più evidente, con la ghianda nei panni dell’infame Road Runner e i ghiacciai prossimi allo scioglimento che richiamano per forza alla memoria i canyon visti in tanti Looney Tunes. Ormai la carica dirompente della “prima volta” si è persa, ma il carisma del personaggio rimane e gli sketch funzionano ancora alla grande. Esattamente come nel primo episodio, l’azzeccato e simpatico cast di protagonisti fa il resto e il film, pur senza entusiasmare, scorre piacevole fino alla fine.

Basta, però, con ‘sti maledetti bambini tutti doppiati con accento romano. Ogni volta che c’è un poppante in un film, tocca sentirlo parlare come Er Monnezza. Non se ne può più.