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Mission: Impossible – Fallout

Nella chiacchiera online immediatamente successiva all’uscita internazionale di Mission: Impossible – Fallout, mi è capitata una discussione su quanto avesse rotto le palle la spinta di marketing relativa a Tom Cruise che esegue i propri stunt e si spacca le ossa saltando dai tetti. Veramente non si può parlare di questo film senza parlare di questa cosa? Ed è comprensibile: il marketing, alla lunga, spacca sempre le palle. Ma il problema è che, nonostante il nuovo, clamoroso, film di Christopher McQuarrie e Tom Cruise (necessario considerarli autori assieme, considerando quanto anche il secondo mette sul piatto dal punto di vista creativo) abbia parecchi altri meriti, l’approccio fisico e sconsiderato all’azione è inevitabilmente un suo punto fermo. E lo è anche perché non fine a se stesso, anzi, sfruttato col preciso fine di offrire qualcosa che si può trovare solo qui e valorizzato da un regista dal tocco e dallo sguardo strepitosi, capace di costruire immagini splendide e scene incredibili anche – ma non solo – attorno allo spunto innegabilmente spettacolare offerto dal poter utilizzare una stella di quel calibro nelle situazioni più spericolate.

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La ragazza del treno

La ragazza del treno è il libro che nell’estate del 2015 tutti leggevano sul treno, in metropolitana, in spiaggia (io) o, insomma, dove capitava. Il “caso letterario”, l’ennesimo. Chiaramente, non poteva mancare l’adattamento cinematografico, che prende il testo ambientato nei dintorni di Londra e lo sposta nei dintorni di Manhattan, conservando però un paio di attori con l’accento inglese per darsi un tono. Al di là di questa mossa territoriale, che per altro, ci dicono le vittime del Brexit, rende forse più credibile l’idea di qualcuno che da un treno riesce a spiare quel che fa la gente in casa sua, la chiave di volta del passaggio da cellulosa a celluloide stava nel riuscire ad adattare ciò che più funzionava nel libro: il montare del mistero giocando con la percezione del lettore, saltellando fra diversi momenti temporali e tre punti di vista appartenenti ad altrettanti personaggi femminili. Anche perché il resto, onestamente, era piuttosto piatto e prevedibile.

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