Archivi tag: X-Files

X-Files – Stagione 9

La nona stagione di X-Files è meglio dell’ottava stagione di X-Files. O, insomma, è meglio di quel che mi ricordo dell’ottava stagione di X-Files, che dopo otto anni di processo di rimozione inconscio per autodifesa, beh, non è molto. Anzi, se devo essere sincero, non mi ricordo nulla, mentre ricordo tutto sommato abbastanza le precedenti annate. Sarà un caso? Comunque, sono andato a rileggermi quel che avevo scritto dell’ottava stagione di X-Files e, beh, sì, mi sento di affermarlo con forza: meglio la nona. Non che sia un grosso risultato e, intendiamoci, non che per questo ne venga fuori una stagione della madonna, ma la sostanza è che mi sono messo a guardarla solo perché a breve arriva la nuova miniserie e io c’ho le mie manie ossessivo compulsive di completezza, m’aspettavo di soffrire come un cane per diciannove episodi e invece sono tutto sommato andati via in maniera innocua, fra qualche porcheria, qualche puntata inutile e qualche bella sorpresa. Poteva andare peggio.

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La robbaccia del sabato mattina: Anzianità

Questo è l’ultimo appuntamento fisso con le schifezze del sabato mattina. Gente che si strappa i capelli per la disperazione e corre in strada a far esplodere tutto cioè bordello. Come mai questa decisione che stravolgerà le sorti del mondo? Per lo stesso motivo per cui ho smesso di scrivere di ogni singolo episodio della roba che guardo “in diretta” e di guardare “in diretta” metà di quel che guardavo “in diretta”: se smette di divertirmi e diventa solo una roba che mi sento obbligato a fare, che senso ha? Quindi, dalla prossima settimana, a meno che non c’abbia davvero qualcosa che mi va di scrivere, il sabato qua dentro si riposa. Giusto così. Detto questo…

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The Lone Gunmen

The Lone Gunmen (USA, 2001)
creato da Chris Carter, Vince Gilligan, John Shiban, Frank Spotnitz

con Bruce Harwood, Tom Braidwood, Dean Haglund, Stephen Snedden, Zuleikha Robinson

Per quale motivo una persona sana di mente, in pieno 2015, dovrebbe mettersi a guardare la serie TV dedicata ai tre amici nerd di Fox Mulder, prodotta nel 2001 e abbandonata dopo appena tredici episodi, con tanto di cliffhanger finale poi risolto nella stagione conclusiva di X-Files? Probabilmente un motivo non esiste e la risposta è che non sono una persona sana di mente, ma tant’è, è quel che ho fatto. In pieno 2015 mi sono guardato The Lone Gunmen. E, pensa te, non mi sono neanche (troppo) pentito di averlo fatto. Cose che capitano.

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X-Files – Stagione 7

The X-Files – Season 7 (USA, 1999/2000)
creato da Chris Carter
con David Duchovny, Gillian Anderson

La settima stagione di X-Files si apre esattamente come si era chiusa la sesta: nel bel mezzo di un colossale tuffo nella merda. Concluse praticamente tutte le questioni di trama lasciate in sospeso, Chris Carter e compagni si ritrovano senza praticamente più nulla da raccontare, ci ammorbano con un episodio triplo a cavallo fra le due annate lento, sfiancante, e che sembra davvero non avere nulla da dire e sembrano proprio tirare avanti solo per forza d’inerzia.

La totale assenza di spunti narrativi legati alla mitologia è frutto dell’aver giustamente voluto tirare le fila dei vari discorsi nell’annata precedente, ma si paga con un’altrettanto totale mancanza d’idee, che finisce per generare trovate a effetto francamente abbastanza gratuite. E così ci si ritrova con un doppio episodio (Sein Und Zeit/Closure) che racconta “finalmente” i segreti dietro alla sparizione della sorella di Fox Mulder, forse unico vero discorso ancora parzialmente lasciato in sospeso, tirando fuori dal nulla una spiegazione che nega tutto quanto detto fino a quel momento e puzza di artificioso e ridicolo.

Attorno alla pochezza con cui (non) viene portato avanti il discorso legato alla minaccia aliena, si dipanano una serie di episodi piatti, banali, autocompiaciuti, ben lontani dall’inventiva e dall’originalità che hanno reso famosa la serie. Certo, ci sono buoni momenti, che mai come in questo caso si legano soprattutto alle puntate capaci di non prendersi troppo sul serio e di scherzare con lo spettatore (The Goldberg Variation, The Amazing Maleeni, X-Cops, Hollywood A.D., Je Souhaite). E lascia tutto sommato perplessi che, al di là dell’ottimo – ma isolato – episodio En Ami, una serie nata e diventata famosa per le sue atmosfere misteriose e tenebrose finisca per dare il suo meglio solo quando smette di prendersi sul serio.

Ma d’altra parte l’impressione è che a furia di abusarne il giocattolo abbia finito per rompersi. Col senno di poi, mettendo assieme gli episodi riusciti di sesta e settima stagione si sarebbe ottenuto un singolo anno di buona qualità, degno seguito degli strepitosi quarto e quinto. Tanto più che l’episodio finale, seppur eccessivamente frettoloso, mette sul piatto una serie di novità interessanti, che sanno un po’ di ultima spiaggia, ma avrebbero tutto sommato potuto dar vita a un anno conclusivo dalle buone premesse.

E invece ci siamo sorbiti una lunga serie di episodi senz’arte ne parte, col dubbio vantaggio di aver visto una superflua appendice per Millennium (bello dare a Frank Black la possibilità di tornare in azione sul cambio di millennio, ma la puntata lascia abbastanza a desiderare) e la certa tristezza di aver dato modo a Gillian Anderson di scrivere e dirigere il suo primo, inguardabile, episodio. Senza contare le successive due stagioni, che non ho ancora visto, ma che mi fanno un po’ paura.

X-Files – Stagione 6

The X-Files – Season 6 (USA, 1998/1999)
creato da Chris Carter
con David Duchovny, Gillian Anderson

Affrontare la sesta annata di X-Files in pieno 2006 senza avere addosso un po’ di timore è davvero impossibile. In parte per l’altissimo livello qualitativo delle due stagioni precedenti, che ovviamente avevano fissato uno standard difficile da eguagliare, un po’ perché praticamente quasi tutti coloro che a suo tempo l’hanno seguita identificano con questi ventidue episodi il vero e proprio “inizio della fine”. Il crollo qualitativo, il tuffo nell’abisso, la morte di X-Files e la nascita di legioni di spettatori insoddisfatti, che continuavano a seguire fedelmente in TV le avventure di Mulder e Scully, ma lamentavano la scomparsa qualità dei bei tempi.

Di fronte a premesse tanto cataclismatiche, beh, si rimane un po’ perplessi, nello scoprire che in realtà, per una dozzina buona di episodi, il serial si mantiene su livelli decisamente alti. Gli episodi della “mitologia”, che portano avanti la trama principale dedicata al tentativo d’invasione da parte degli alieni, cercano di fare ordine nel maelstrom d’informazioni creato dalla quinta stagione e lo fanno molto bene. La storia riprende esattamente da dove si era interrotta col film, ma nella sostanza compie una decisa virata: si smette di gettare carne sul fuoco a oltranza e si cerca invece di fare chiarezza.

Praticamente quasi tutti i segreti che hanno accompagnato i fan per cinque anni vengono messi a nudo e, sebbene questo tolga certamente un po’ di fascino misterioso, bisogna dire che cominciava francamente ad essere ora. Sotto questo punto di vista, poi, la visione delle sei annate a stretto giro di tempo (magari non strettissimo, ma comunque sufficiente per avere chiari in testa i vari elementi sparsi in giro) fa guadagnare al racconto chiarezza e compattezza. E a conti fatti tutte le rivelazioni e spiegazioni convincono, dicono esattamente quello che gli indizi suggerivano e non sembrano campate per aria.

Gli sceneggiatori, insomma, tirano le fila, fanno il punto della situazione e piazzano anche un bel colpo di mannaia, che chiude alcuni discorsi lasciati in sospeso, fa piazza pulita di personaggi e pone base interessanti per ciò che dovrà venire. Questo, perlomeno, succede nei quattro episodi esplicitamente dedicati alla mitologia (The Beginning, S.R. 819, Two Fathers e One Son). Ma non solo: nella prima parte di stagione si vedono anche molti singoli racconti davvero riusciti, su tutti gli azzeccatissimi Drive e Triangle, e una splendida, catartica, divertente e attesissima avventura nella mecca degli ufologi: Area 51.

Poi, però, sbrigata la pratica “mitologica” e archiviati altri due/tre episodi che, seppur fortemente derivativi, si rivelano molto gustosi, cominciano i problemi. La vena si esaurisce, il livello qualitativo crolla e si avvera in effetti tutto ciò che di squallido e temibile avevo sentito raccontare su questa sesta stagione. Episodi sciatti, banali, scritti malissimo e diretti senza brio, che trascinano a fatica il serial fino alla fine e risultano talmente pessimi da far sembrare onestamente migliore di quanto non sia il “season finale”, intrigante per alcune nuove idee estratte dal cilindro, ma davvero poco oltre la sufficienza.

E se nel complesso non si può bocciare una stagione che nella sua prima metà sa comunque regalare emozioni forti, è inevitabile rimanere con l’amaro in bocca di fronte a un tale crollo. Comprensibile quindi la sensazione di fastidio che quest’annata ha lasciato in dote a molti, specie se poi si pensa alla latitanza di quelle divertenti sperimentazioni visive e narrative che avevano caratterizzato quasi tutte le stagioni precedenti e che qui, in sostanza, mancano del tutto.

X-Files – Il film


The X-Files (USA/Canada, 1998)
di
Rob Bowman
con
David Duchovny, Gillian Anderson, William B. Davis, Martin Landau, Mitch Pileggi

Concepito nel momento di massimo splendore della serie, il film che vede l’esordio sul grande schermo di Mulder e Scully non si preoccupa minimamente di nascondere la sua reale natura. Il tentativo di dare vita a una storia autoconclusiva e comunque godibile è anche meno che abbozzato e, a conti fatti, la pellicola nota anche come Fight the Future può risultare davvero criptica e incomprensibile per chi non ha seguito le prime cinque stagioni del telefilm.

L’annata subito precedente all’uscita del film fu caratterizzata da sole venti puntate (minimo storico per la serie di Chris Carter) e i motivi appaiono evidenti. L’uscita cinematografica rappresentava l’opportunità per realizzare il classico episodio conclusivo in due parti con un budget molto più elevato e sfruttando il maggiore senso di spettacolarità dato dal grande schermo.

E così, questo X-Files di celluloide riprende il discorso esattamente da dove si era interrotto, introduce una nuova minaccia a uso e consumo dello spettatore occasionale, ma si preoccupa soprattutto di fare da trait d’union fra quinta e sesta stagione. Il risultato è un film estremamente televisivo nei ritmi e nella scrittura, ma anche un telefilm estremamente cinematografico nella capacità di dare un senso epico alle vicende e nella spettacolarità della messa in scena.

X-Files – Il film, insomma, non ha alcun senso che non sia quello di episodio “dopato” della serie. Se decontestualizzato, diventa una pellicola francamente mediocre. Se preso per quel che vuole essere, svolge alla perfezione il suo dovere.

X-Files – Stagione 5


The X-Files – Season 5 (USA, 1997/1998)
creato da Chris Carter
con David Duchovny, Gillian Anderson

Mantenersi sugli strepitosi livelli della quarta stagione di X-Files, forse la migliore in assoluto, per di più con l’obbligo di creare i presupposti narrativi per giungere all’esordio cinematografico, non era affatto facile. E infatti Chris Carter e compagni non ce l’hanno fatta. Ma tutto sommato il bersaglio è stato mancato di poco e questa quinta annata resta ancora oggi una visione piacevolissima.

Intelligentemente gli autori scelgono di non ripetersi e abbandonano la svolta horror della quarta stagione. Il mirino, quindi, non resta più fissato sul gusto per l’orrido e sulla ricerca dello shock, anche se le atmosfere, come ovvio, rimangono molto cupe. Così ci troviamo con venti puntate in cui X-Files si diverte a giocare con se stesso, utilizzando molta autoironia, manipolando i suoi stereotipi e sperimentando con le immagini. Episodi divertentissimi come Chinga e Bad Blood rappresentano alla perfezione questo spirito, che comunque non monopolizza una stagione al contrario molto eterogenea.

Un tema portante è senza dubbio quello dell’approfondimento sui trascorsi e sulle profonde motivazioni dei personaggi. Andiamo così a scoprire la nascita dell’amicizia fra Mulder e i Pistoleri Solitari, a indagare sul rapporto fra Fox e il padre, a conoscere personaggi del passato e nuovi interessanti protagonisti. Più in generale, se si esclude qualche scivolone (Kill Switch su tutti), è difficile andare a criticare il singolo episodio. Lascia perplessi, invece, ciò che al contrario aveva davvero convinto nell’annata precedente: gli episodi della cosiddetta mitologia.

Le puntate – generalmente in due parti – che portano avanti il discorso sugli alieni (i quali, apprendiamo, stanno pianificando una colonizzazione) gettano molta carne al fuoco, ma mancano un po’ di coesione. I nuovi elementi introdotti affascinano, ma sembra quasi che si stia cercando di tirare fuori tutto in fretta e furia, per fare poi ordine più avanti. Forse pesa anche la voglia di rendere, come spesso accade nei telefilm americani, la quinta stagione un punto di arrivo e di (ri)partenza, con numerosi temi pronti ad essere sfruttati in seguito.

Un anno di transizione, insomma, senza dubbio importante per l’aggiunta di tasselli decisivi in quello che è il grande e incasinato mosaico su cui indagano Mulder e Scully. Ma, nonostante tutto, anche un anno di ottima televione, capace di passare da esilaranti divertissement (The Post-Modern Prometheus) a originali divagazioni (The Pine Bluff Variant) e a racconti di grande intensità (Mind’s Eye).