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Seven Sisters

Qual è il problema principale del cinema d’azione/thriller/horror con singola protagonista forte che, lo sai tu, lo so io, lo sa probabilmente pure lei, non può morire prima degli ultimi secondi perché altrimenti il film finisce? Eh. Oddio, magari non è quello il problema principale, e tutto sommato non è neanche per forza un problema, ma insomma, è evidente che creare tensione attorno al destino dei personaggi è importante e riuscirci con la protagonista assoluta è complesso. Se hai visto più di dieci film in vita tua, difficilmente credi che in Atomica Bionda Charlize Theron sia davvero in pericolo di vita. Ti ci diverti comunque per altri motivi, eh, ma quella cosa manca. Enter Tommy Wirkola, un simpatico matto norvegese che si è messo in luce con due film di zombi nazisti fra le nevi che si lanciano braccia e motoseghe, ha continuato a fare il fratello un po’ pezzente e fuori tempo massimo di Sam Raimi con il simpatico Hansel & Gretel – Cacciatori di streghe e poi si è inventato questo Seven Sisters.

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La donna perfetta


The Stepford Wives (USA, 2004)
di Frank Oz
con Nicole Kidman, Matthew Broderick, Bette Midler, Glenn Close, Christopher Walken

Remake di un bel film degli anni Settanta, a sua volta basato su un romanzo di Ira Levin, La moglie perfetta è semplicemente una gran scemenza. Sviluppa coi piedi un soggetto interessante, buttando sulla farsa ammiccante e citazionista un’idea che invece si prestava (e si è prestata) a ben altre soluzioni. Piatto e impacciato, il film di Frank Oz affonda nella melassa le atmosfere da thriller dell’originale, risolvendo il tutto con toni da facile commediola e smorzando le interessanti riflessioni morali con una sceneggiatura da Bagaglino. L’avvio è anche interessante, se non altro perché mette in mostra la gran bravura di Nicole Kidman, ma il film si spegne subito, sopravvive per un’oretta grazie a qualche battuta azzeccata e si frantuma nella sciocca mezz’ora finale.

Pare che la pellicola sia stata letteralmente massacrata da tagli e rimaneggiamenti del montaggio in fase di postproduzione. Spiace, anche perché difficilmente la versione voluta dal regista sarebbe potuta essere peggio di questa inutile idiozia.