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Justice League

Le cose inaspettate. Justice League è riuscito, per brevi attimi, a titillarmi quello spirito da bimbo nerd che si gasa davanti ai supereroi che fanno cose sul grande schermo. È una sensazione che ho menzionato varie volte nelle mie chiacchierate per iscritto, durante questi anni di gente che si mena in pigiama al cinema, ma che negli ultimi tempi di overdose, assuefazione e placida abitudine, si era persa come lacrime nella pioggia. E invece, chissà come mai, su quell’ingresso in scena di Wonder Woman che sgomina i terroristi, con Gal Gadot che si muove potente, divina, velocissima, parando proiettili coi polsini come neanche Lynda Carter poteva sognarsi di fare, m’ha colto il brividino. Mi sono proprio gasato. Certo, è stato l’unico momento capace di colpirmi in questa maniera, nonostante – vado a spanne – un’oretta delle due che compongono il film sia dedicata alle scazzottate superpotenti, ma insomma, meglio che niente. E, in questo senso, quello del gasamento “basso”, sensoriale, stupido e incontrollabile, tocca dedicare una menzione d’onore a Danny Elfman, che non butta completamente nel cesso il lavoro fatto da Hans Zimmer e Rupert Gregson-Williams nei film precedenti ma firma coi guanti da forno (campane in ogni dove!) e infila il suo vecchio tema di Batman ogni volta che può (e omaggia anche il Superman di John Williams, seppur in maniera molto timida). Che cicci.

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Agents of S.H.I.E.L.D. – Stagione 4

Con la quarta stagione, un Agents of S.H.I.E.L.D. rimasto tutto solo in zona Marvel/ABC (ma con in arrivo un Inhumans che, a giudicare dalla pezzenza mostrata nel trailer, sembra un revival degli speciali in cui Hulk incontrava Devil e Thor) e spostato in fascia oraria protetta, poteva sembrare prossimo all’oblio, messo in punizione nell’angolino in attesa della mannaia. E invece oggi siamo qui a festeggiarne la stagione fino ad oggi migliore, una serie di scelte piuttosto azzeccate e la conferma per un quinto anno dalle premesse ancora una volta intriganti, che sembra spostare l’azione nello spazio per andare tematicamente dietro a quel che accadrà nei prossimi film Marvel. E probabilmente, così come è accaduto in questa quarta stagione col misticismo di Ghost Rider parallelo a quello di Doctor Strange, potrebbe essere un tema affrontato solo nelle fasi iniziali, per poi passare ad altro, magari recuperando il formato a tre blocchi che tanto bene ha funzionato qui.

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Si chiude un altro anno di Agents of S.H.I.E.L.D.

Dove si trova, Agents of S.H.I.E.L.D., al termine di una terza stagione per lo più di conferme, complessivamente gradevole ma forse non brutalmente appassionante nella sua storyline principale, capace però di picchi altissimi tanto nella prima metà di stagione quanto nella seconda, per esempio in puntate come L’addio delle spie, Spazio-tempo Ascensione? Si trova in una situazione bizzarra, con ABC che è passata all’improvviso da una prospettiva di tre serie Marvel in parallelo alla decisione di chiudere Agent Carter, annullare sul nascere l’annunciata Marvel’s Most Wanted e spostare gli agenti di Phil Coulson in fascia oraria da seconda serata. E quest’ultima scelta, se vogliamo potenzialmente lieta perché permette l’adozione di un taglio più cupo e forte, ha un po’ l’aria del tentativo di salvare il salvabile per una serie che non frutta abbastanza in termini di ascolti. Come andrà a finire? Vai a sapere.

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Agents of S.H.I.E.L.D. – La terza stagione fino a qui

La terza stagione di Agents of S.H.I.E.L.D., almeno per quel che abbiamo visto fino a oggi, sembra essere quella delle conferme. C’è la conferma di un livello qualitativo mediamente buono, che si è lasciato alle spalle certi tonfi del primo anno ma trova solo saltuari picchi in episodi sparsi. C’è la conferma del tono generale e dell’utilizzo del cast, con quel continuo inseguirsi di dramma spinto, umorismo, azione e momenti sorprendentemente cupi. C’è, nonostante il caro Joss, di fatto, con la serie abbia molto poco a che vedere, un allineamento talmente netto sui binari classici “whedoniani” che le trovate più forti di questa stagione, pur ben realizzate e in grado di funzionare, non possono che lasciare addosso un senso di “been there, done that” nella capoccia di chi a suo tempo seguì Angel e Buffy. E c’è quell’atmosfera da contenuti speciali dell’universo cinematografico Marvel, quel continuo mostrare le piccole cose, i retroscena, i dietro le quinte superflui, ma sfiziosi per il fan, che aggiungono sostanza alla continuity globale.

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Domande e risposte

In un mondo ideale, oggi avrei scritto qua sul blog per parlare di qualcosa d’interessante. Tipo, volevo recuperare un post su qualche film oscuro visto mesi fa, mai uscito in Italia e che magari – vai a sapere – scrivendone qui faccio conoscere a qualcuno. Avevo anche una mezza idea di scrivere di qualche fumetto sfizioso letto di recente. E ci sarebbero anche delle serie TV che mi sono visto. E invece non c’ho tempo, anche perché devo andare a un evento con circa centododici giochi indie che si svolge oggi pomeriggio qui a Parigi, quindi me la cavo così, suggerendo l’ascolto di un podcast.  Si tratta di The Q & A With Jeff Goldsmith, un podcast interamente basato sulle interviste a gente di TV e cinema, che il Goldsmith in questione organizza in occasione di proiezioni dei loro film. Le interviste sono quasi sempre molto interessanti, anche perché lunghe, approfondite e con gente che ha voglia di chiacchierare e non sta lì a dire cose standard per riempire dieci minuti di slot. Inoltre, nel mese di agosto, Goldsmith ha infilato nel suo podcast anche le registrazioni di alcune conferenze del San Diego Comic-Con e, per dire, quella di Quentin Tarantino e quella di Joss Whedon sono davvero, davvero belle. Quindi, insomma, dategli un ascolto, via.

E poi sono in lutto per la pallacanestro, su.

Comunicazione di servizio


Ormai quasi due mesi fa, per la precisione qui, ho segnalato l’arrivo di Firefly su Canal Jimmy e ho consigliato di seguirlo. Oggi, vagando su it.arti.cinema, ho trovato queste tristi considerazioni di Antonio toto Fanelli: “Per quanto ami il telefilm, non consiglio di seguirlo su Jimmy: il doppiaggio fa schifo, i personaggi parlano un italiano corretto invece dell’inglese bastardo, hanno tagliato l’immagine, originariamente in 16:9, così spesso gli attori parlano con nessuno, ed hanno eliminato TUTTE le imprecazioni in cinese :(((((“.

A chi consiglia di sfruttare il doppio audio per seguire la serie in originale, Fanelli risponde puntualizzando: “Purtroppo per Firefly Jimmy non ha i diritti per l’edizione originale, quindi dovete beccarvi solo quella doppiata :(“.

Gioia e tripudio, insomma.

Arriva Firefly


Mi sono appena accorto che sta per iniziare su Canal Jimmy la programmazione di Firefly. Oddio, in realtà lo sapevo da un po’, perché hanno fatto pubblicità a tutta randa, ma, non so perché, oggi me ne sono reso conto. Di che si tratta? Semplice: di una fra le migliori serie TV di fantascienza che si siano mai viste. Anzi, Firefly è allo stesso tempo fantascienza e western. Creato dal sempre più idolo Joss Whedon, Firefly è un capolavoro di concezione, di realizzazione “visiva” e, sopra ogni altra cosa, di sceneggiatura. Del resto, chi ha avuto l’ardore di calarsi nelle atmosfere trash che caratterizzavano Buffy l’ammazzavampiri e Angel saprà fin troppo bene che razza di maestro sia Whedon nello scrivere dialoghi ricchi, vivi e soprattutto esilaranti. Per non parlare poi della bravura con cui gestisce i personaggi e i rapporti fra di loro, facendoli crescere di episodio in episodio come veramente di rado ho visto fare.

Firefly, purtroppo, è una serie nata morta. Ricca di idee interessanti, per certi versi innovative, non ha forse mai convinto chi sganciava il grano e ha probabilmente visto la luce solo per il credito che Whedon si era guadagnato col successo – in quel periodo ancora notevole – delle sue precedenti creazioni. Tant’è che i casini sono iniziati fin da subito, coi produttori che hanno bocciato l’ottimo episodio pilota perché troppo poco “action” e scelto di non mandarlo in onda. Le trasmissioni furono avviate con The Train Job, paradossalmente l’episodio più debole di tutta la serie (e tale forse anche perché realizzato di fretta, proprio per riuscire a trasmetterlo in tempo). Non solo: arrivati a metà stagione circa, mentre erano ancora in corso le riprese di alcuni episodi, è giunta la chiusura. Le ultime tre puntate non sono mai state trasmesse e per concludere la serie si è utilizzato proprio l’episodio pilota.

Poi, però, Firefly, che per la cronaca aveva riscosso – come anche le altre serie di Whedon – uno strabordante successo di critica, è arrivato nei negozi, sotto forma di cofanetto DVD che racchiudeva, in ordine cronologico, tutta la serie (inclusi anche gli episodi mai trasmessi). Fu successo epocale, frutto del classico tam-tam fra appassionati, tale da convincere Universal alla realizzazione di un film tratto dalla serie. Serenity, uscito nelle sale italiane un paio di mesi fa e durato la bellezza di due settimane, è un bel punto alla fine del discorso. Chiude un po’ di cose lasciate in sospeso, racconta un ulteriore bell’episodio nella storia di quei personaggi irresistibili e lascia aperta la possibile via a un seguito. Lo si potrebbe considerare, toh, come l’episodio conclusivo della seconda stagione. La classica saga in due/tre puntate. Peccato solo che ci manchino una stagione e mezza.

Comunque, come detto, il 17 febbraio si avvia su Canal Jimmy la programmazione di Firefly. Saranno trasmessi tutti gli episodi, nel corretto ordine cronologico. Spero che sia disponibile anche l’audio originale. In genere c’è. Ad ogni modo, guardatevelo, guardatevelo come vi pare, in italiano o in lingua originale. Ma guardatevelo. Personalmente credo che le creazioni di Whedon vadano viste nella lingua per cui sono state pensate, perché utilizzano un linguaggio e un modo di esprimersi estremamente comprensibile, ma davvero troppo complicato da rendere con una traduzione. Va anche detto che l’incredibilmente ottimo adattamento di Serenity ha dimostrato come l’inascoltabile massacro operato ai danni di Buffy non sia stato un obbligo, ma una scelta, oppure semplice inadeguatezza di chi se ne occupava. In ogni caso, conta solo una cosa: guardatevelo.

E se vi innamorerete di quelle storie, quell’atmosfera, quei personaggi, quelle musiche, se inizierete a soffrire intorno alla decima puntata, quando ormai sarete completamente rapiti e vi renderete conto che sta per finire tutto, se sarete dilaniati dal dolore al termine dell’ultimo episodio, di fronte alla certezza che non ce ne saranno altri, che non saprete mai cosa, come, chi… beh, mi spiacerà un sacco per voi. Ma del resto, penso che ne sarà comunque valsa la pena.
Buona visione.