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La robbaccia del sabato mattina: Deadpool!

Allora, facciamo un’ultima rassegnina di trailer e video buffi subito prima di levarci dalle palle per un po’ di relax nella terra dei cachi.

By the Sea, il nuovo film diretto da Angelina Jolie su Angelina Jolie che si fa le paranoie d’amore con Brad Pitt al mare in Francia. Mi attira come un dito in un occhio, anche se c’è Mélanie Laurent. Boh.

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Giovani si diventa

While We’re Young (USA, 2014)
di Noah Baumbach

con  Ben Stiller, Naomi Watts, Adam Driver, Amanda Seyfried, Charels Grodin

Per essere un film che parla di crisi di mezz’età, rimpianti, ripensamenti, sogni infranti, prospettive buie, disillusione e solchi che separano non due, ma addirittura tre diverse generazioni, Giovani si diventa è un film sorprendentemente allegro, leggero, semplice, scorrevole. E la cosa stupisce anche perché si tratta forse della commedia più tradizionale, pura, accessibile, a conti fatti anche un po’ piaciona, di Noah Baumbach, autore che non si è fatto esattamente conoscere fino a qui per la sua capacità di tenere alto il ritmo con raffiche di battute e spensieratezza.

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Tropic Thunder

Tropic Thunder (USA, 2008)
di Ben Stiller
con Ben Stiller, Robert Downey Jr., Jack Black, Nick Nolte

Non so di preciso perché Tropic Thunder non mi attirasse particolarmente. Probabilmente perché c’è Jack Black, che devo aver smesso di sopportare, boh, sette o otto anni fa, e c’è Ben Stiller che interpreta il solito personaggio uguale a tutti gli altri suoi. Però Ben Stiller è anche dietro alla macchina da presa, cosa che ha generato bene o male tutti i suoi migliori film. E, soprattutto, c’è Robert Downey Jr. che fa il nigga. E Robertino è uno dei pochi uomini in grado di rendermi degno qualsiasi film. Eppure, per qualche motivo, Tropic Thunder mi respingeva, e per guardarlo me lo sono dovuto ritrovare davanti durante un volo intercontinentale.

Ma che si sarebbe perlomeno trattato di un gradevolissimo passatempo è stato chiaro fin da subito, da quegli esilaranti trailer fittizi che aprono il film e mi hanno fatto sputazzare sullo schermo le schifezze che stavo mangiando. E che sono, diciamocelo, la cosa migliore e più divertente di tutto Tropic Thunder, ma ti fanno anche intuire quanto nascosti sotto brani di ordinaria banalità possano spuntare (e spuntino) trovate, momenti, intuizioni davvero notevoli, vien quasi da dire geniali.

Ben Stiller si conferma autore solo apparentemente scemo, ma in realtà intelligente e, soprattutto, furbo come un bastardo. Sposta sull’industria del cinema il giochetto alla base di Zoolander e in un colpo solo tira fuori un film che prende per il culo tutti quanti, tiene a bada Jack Black (anzi, prende per il culo pure lui, quindi ancora meglio), lascia andare a ruota libera Robert Downey Jr., regala a sorpresa, di soppiatto, un Tom Cruise FE-NO-ME-NA-LE e, in sostanza, diverte alla grande dall’inizio alla fine.

Bisogna stare al gioco, è necessario farsi coinvolgere, tocca accettare le strizzatine d’occhio e le tirate di gomito, ma se ne guadagna una serata (o un pezzetto di transvolata oceanica) piacevole e divertente.

Zoolander

Zoolander (USA, 2001)
di Ben Stiller
con Ben Stiller, Owen Wilson, Christine Taylor, Will Ferrell, Milla Jovovich

Ben Stiller mi sta simpatico, anche se la sovraesposizione degli ultimi anni me l’ha fatto un po’ venire a noia. Di certo mi stava molto più simpatico quattordici anni fa, quando ancora – perlomeno in Italia – lo conoscevano in pochi e lui si dirigeva in commediole simpatiche come Giovani, carini e disoccupati e Il rompiscatole. Tutto questo per dire che magari, se l’avessi visto sette anni fa, quando Stiller ormai era già un fenomeno adorato da tutti ma ancora non troppo inflazionato, Zoolander mi sarebbe piaciuto di più.

Non che mi abbia fatto cacare, anzi, in realtà mi è garbato non poco. Del resto io son vittima facile di chi si dedica alla comicità dell’assurdo e del nonsense e al citazionismo svergognato, e amo i film demenziali con protagonisti assolutamente non consapevoli, convinti di potersi prendere sul serio fino in fondo. Zoolander è fondamentalmente questo, un delirante concentrato di gag messe in fila che punta tutto sulla demenzialità e sulle prese per il culo di ogni possibile stereotipo legato al mondo della moda (e non solo).

E che lo fa, va detto, con un’intelligenza notevole, accumulando trovate su trovate, riempiendo ogni immagine di piccole e grandi stronzate, molte delle quali sono magari anche destinate a passare inosservate se non ci si concentra per davvero. Insomma, Zoolander è una minchiata colossale, ma è una minchiata di quelle serie, pianificate bene, in cui poco o nulla viene lasciato al caso e in cui c’è talmente “tanto” che anche se non piace tutto qualcosa di divertente lo si trova per forza.

E poi c’è Will Ferrell.