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Pixels

Pixels (USA, 2015)
di Chris Columbus

con Adam Sandler, Kevin James, Josh Gad, Michelle Monaghan, Peter Dinklage, Q*bert

Pixels nasce nel 2010 come simpatico cortometraggio da tre minuti in cui si vede una banda di videogiochi uscire da un vecchio televisore e invadere New York, distruggendola a botte di pixelloni. Internet lo premia e la carriera del suo autore Patrick Jean decolla. Ma soprattutto, Hollywood si mette di mezzo, con la Happy Madison Production di Adam Sandler che ne acquista i diritti. Viene quindi messo in produzione un film, che giunge questa settimana nelle sale italiane e che vede lo stesso Sandler come protagonista, accompagnato dal fido Kevin James e da una serie di altre facce più o meno note. A scrivere, l’altrettanto fido Tim Herlihy. Alla regia, il veterano delle bambinate Chris Columbus. Il risultato è quello che chiunque conosca i vari nomi coinvolti poteva attendersi.

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Spanglish


Spanglish (USA, 2004)
di James L. Brooks
con Paz Vega, Adam Sandler, Téa Leoni, Shelbie Bruce, Cloris Leachman, Sarah Steele, Ian Hyland

Nel rivederlo in DVD, oltre un anno dopo la prima volta, che fu su una soporifera tratta Los Angeles-Londra, Spanglish mantiene intatte tutte le sue qualità. Un film che parla di personaggi interessanti e sfaccettati, più che delle loro vicende, che mescola scontri culturali e familiari e che, soprattutto, si appoggia in toto su una scrittura di gran qualità.

Un cast affiatato e incredibilmente ben diretto da Brooks dà vita a una commedia delicata, divertente e dai forti sentimenti, capace di giocare benissimo sulle incomprensioni linguistiche e di toccare picchi di grande intensità, senza scadere nel pacchiano o nel melenso. Tutto è anzi raccontato con estremo gusto e rifugge dalle banalità, anche nel tirare le fila della vicenda, abbandonando la famigliola al suo destino, come un episodio “di passaggio”, del quale non è necessario arrivare a conoscere la risoluzione.

Ottime, poi, le caratterizzazioni di tutti i personaggi, adorabili nel loro disastrato realismo, così come è splendido lo sviluppo delle relazioni fra di loro, alcune messe in scena solo con veloci, ma significative pennellate, altre approfondite con lunghi e bei dialoghi. Bravi tutti gli attori, compreso Adam Sandler, che – pur rimanendo forse un po’ monocorde – conferma ancora una volta di poter essere un interprete delizioso, quando si mette nelle mani di un regista in grado di contenerlo.