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Pixels

Pixels (USA, 2015)
di Chris Columbus

con Adam Sandler, Kevin James, Josh Gad, Michelle Monaghan, Peter Dinklage, Q*bert

Pixels nasce nel 2010 come simpatico cortometraggio da tre minuti in cui si vede una banda di videogiochi uscire da un vecchio televisore e invadere New York, distruggendola a botte di pixelloni. Internet lo premia e la carriera del suo autore Patrick Jean decolla. Ma soprattutto, Hollywood si mette di mezzo, con la Happy Madison Production di Adam Sandler che ne acquista i diritti. Viene quindi messo in produzione un film, che giunge questa settimana nelle sale italiane e che vede lo stesso Sandler come protagonista, accompagnato dal fido Kevin James e da una serie di altre facce più o meno note. A scrivere, l’altrettanto fido Tim Herlihy. Alla regia, il veterano delle bambinate Chris Columbus. Il risultato è quello che chiunque conosca i vari nomi coinvolti poteva attendersi.

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Reign Over Me

Reign Over Me
di Mike Binder
con Adam Sandler, Don Cheadle, Jada Pinkett Smith, Liv Tyler, Saffron Burrows

La metabolizzazione di quanto accaduto l’11 settembre 2001 passa anche per un film come questo, che sfrutta quella tragedia come spunto narrativo, vi costruisce attorno l’essenza stessa di un protagonista, ma evita di immergersi nel melodrammatico patriottismo. Quanto avvenuto all’aereo su cui l’intera famiglia di Charlie Fineman ha perso la vita è un tragico evento come se ne verificano tanti. Se si fosse trattato di uno schianto in macchina o un terremoto, nell’economia di Reign Over Me sarebbe cambiato poco o nulla.

Al centro dell’attenzione nel film di Mike Binder c’è invece la relazione che si crea fra Charlie, un uomo che ha visto la sua vita polverizzarsi fra le proprie mani, e Alan Johnson, un dentista in piena crisi di mezz’età che non riesce a trovare soddisfazione nella sua vita apparentemente perfetta. I due si incontrano per caso e fra diffidenze, incomprensioni, difficoltà, finiscono per aggrapparsi l’uno all’altro e costruire una relazione intensa e bella. Bella non solo per loro, ma anche per chi osserva l’ottima prova di due attori azzeccatissimi e forse un po’ sottovalutati.

Il mio ragazzo Adam Sandler, con quel suo fare sbiasciato e timido, veste a meraviglia i panni di Charlie e trascina di forza all’interno della sua storia. I suoi duetti con Don Cheadle, lo sviluppo del loro rapporto, l’attenzione ai dettagli, alle sfumature, valgono da soli il film. Anche perché nella seconda parte, dopo aver sviluppato per benino il rapporto fra i due, il tutto si instrada su binari un po’ troppo canonici e prevedibili, col processo, i contrasti e l’inevitabile intenso momento di sbrocco umido con la confessione.

Binder, però, mantiene sempre un ottimo senso della misura, sdrammatizza infilando toni più leggeri quando servono e non esagera mai nel cavalcare il patetismo. Ne esce fuori un film piccolo e intenso, che colpisce con momenti davvero strazianti, riesce a infilare un pizzico di delicata e tragica ironia nelle scene più drammatiche e non straccia i maroni quando scivola nel luogo comune, cavandosela anzi alla grande anche nei passaggi più delicati. Se proprio c’è un limite, sta nella sua maggior forza, nei due strepitosi protagonisti che rubano la scena e rendono di fatto marginali quasi tutti gli altri personaggi. Però c’è Vedder che canta Townshend, quindi gli si perdona tutto.

Cambia la tua vita con un click

Click (USA, 2007)
di Frank Coraci
con Adam Sandler, Kate Beckinsale, Christopher Walken, David Hasselhoff, Henry Winkler

Io, lo ammetto, ho un debole per Adam Sandler. Per la sua figura da fesso pacioccone e bambinone, per il suo modo biascicato e adorabile di parlare, per la sua comicità fisica, sboccata, sopra le righe e senza alcuna vergogna, per il fatto che – quando si mette in mano a registi capaci di tenerlo a bada – riesce anche a dimostrare di essere un interprete intelligente, efficace, intenso. Certo, tutto questo non mi impedisce di notare che la maggior parte dei suoi film fanno pena.

Ma d’altra parte è un far pena quasi programmatico. Sandler è uno che si fa i cazzi suoi, si produce (e talvolta scrive) buona parte dei suoi filmetti, realizza opere risibili ma coerenti, probabilmente divertendosi come un matto. In questo, in fondo, non è molto diverso da un Quentin Tarantino, no? A parte il fatto che Tarantino è uno che comunque anche la cazzata più infame te la confeziona con una regia da Dio del cinema, mentre la maggior parte dei film che coinvolgono Sandler, si diceva, fanno pena. A questo punto potrei dilungarmi sul fatto che perlomeno lui non cerca di far passare le sue stronzate per opere d’autore, ma insomma, si entra in un campo minato, e teoricamente qui dovrei scrivere di Click.

Ecco, (Cambia la tua vita con un) Click, è la classica commedia americana per famiglie, che prende una singola idea, la fa spiegare da un grande attore a caso che ha bisogno di pagarsi le ferie, ci costruisce attorno mezzo film e poi si butta sulla svolta moralista e sentimentale, ricordando a tutti che dobbiamo apprezzare quello che abbiamo davanti agli occhi (o qualcosa del genere). Come al solito, la maggior parte delle trovate divertenti sono riassunte nel trailer – anche se qualche altra gag simpatica si vede – e la moralina finale è abbastanza stucchevole.

La svolta melodrammatica, però, pur nella sua pacchianaggine, è talmente forte, insistita, esagerata, da farmi quasi dire che per brevi tratti funziona e riesce a solleticare un filo d’immedesimazione. D’altra parte siamo in ogni caso ben lontani da robe impresentabili come Little Nicky e, pur non avendo niente a che spartire con le migliori commedie di Sandler (che solitamente coinvolgono Drew Barrymore), alla fin fine questo Click si lascia guardare. Ma probabilmente la cosa è dovuta alla presenza di Kate Beckinsale.

Spanglish


Spanglish (USA, 2004)
di James L. Brooks
con Paz Vega, Adam Sandler, Téa Leoni, Shelbie Bruce, Cloris Leachman, Sarah Steele, Ian Hyland

Nel rivederlo in DVD, oltre un anno dopo la prima volta, che fu su una soporifera tratta Los Angeles-Londra, Spanglish mantiene intatte tutte le sue qualità. Un film che parla di personaggi interessanti e sfaccettati, più che delle loro vicende, che mescola scontri culturali e familiari e che, soprattutto, si appoggia in toto su una scrittura di gran qualità.

Un cast affiatato e incredibilmente ben diretto da Brooks dà vita a una commedia delicata, divertente e dai forti sentimenti, capace di giocare benissimo sulle incomprensioni linguistiche e di toccare picchi di grande intensità, senza scadere nel pacchiano o nel melenso. Tutto è anzi raccontato con estremo gusto e rifugge dalle banalità, anche nel tirare le fila della vicenda, abbandonando la famigliola al suo destino, come un episodio “di passaggio”, del quale non è necessario arrivare a conoscere la risoluzione.

Ottime, poi, le caratterizzazioni di tutti i personaggi, adorabili nel loro disastrato realismo, così come è splendido lo sviluppo delle relazioni fra di loro, alcune messe in scena solo con veloci, ma significative pennellate, altre approfondite con lunghi e bei dialoghi. Bravi tutti gli attori, compreso Adam Sandler, che – pur rimanendo forse un po’ monocorde – conferma ancora una volta di poter essere un interprete delizioso, quando si mette nelle mani di un regista in grado di contenerlo.