Seven Sisters

Qual è il problema principale del cinema d’azione/thriller/horror con singola protagonista forte che, lo sai tu, lo so io, lo sa probabilmente pure lei, non può morire prima degli ultimi secondi perché altrimenti il film finisce? Eh. Oddio, magari non è quello il problema principale, e tutto sommato non è neanche per forza un problema, ma insomma, è evidente che creare tensione attorno al destino dei personaggi è importante e riuscirci con la protagonista assoluta è complesso. Se hai visto più di dieci film in vita tua, difficilmente credi che in Atomica Bionda Charlize Theron sia davvero in pericolo di vita. Ti ci diverti comunque per altri motivi, eh, ma quella cosa manca. Enter Tommy Wirkola, un simpatico matto norvegese che si è messo in luce con due film di zombi nazisti fra le nevi che si lanciano braccia e motoseghe, ha continuato a fare il fratello un po’ pezzente e fuori tempo massimo di Sam Raimi con il simpatico Hansel & Gretel – Cacciatori di streghe e poi si è inventato questo Seven Sisters.

Continua a leggere Seven Sisters

Annunci

Detroit

Cinque giorni di macello, scatenatosi a seguito di un raid della polizia in un bar privo di licenza e della successiva reazione da parte dei passanti. Cinque giorni col senno di poi inseriti nel delirio di rivolte che caratterizzarono l’estate del 1967 statunitense. Cinque giorni in cui la violenza prese possesso di Detroit e generò quarantatré morti, oltre mille feriti, settemila arresti duemila edifici fatti a pezzi. Un momento di storia recente forse difficile da comprendere appieno per chi vive a un oceano di distanza, un vero e proprio scenario di guerra civile nato dal conflitto razziale, che come tale viene per ampi tratti affrontato da Kathryn Bigelow, dalla sua regia che insegue polizia ed esercito fra le vie con lo stesso piglio con cui si mostrano i soldati sparsi fra i vicoli delle città colpite dai bombardamenti. Detroit parte innanzitutto da questo, raccontando in maniera brutale, straziante e torcibudella come la faccenda sia esplosa, mostrando le scintille che hanno acceso le fiamme, gli errori commessi da tutte le parti e la benzina gettata sul fuoco in maniere più o meno responsabili.

Continua a leggere Detroit

Justice League

Le cose inaspettate. Justice League è riuscito, per brevi attimi, a titillarmi quello spirito da bimbo nerd che si gasa davanti ai supereroi che fanno cose sul grande schermo. È una sensazione che ho menzionato varie volte nelle mie chiacchierate per iscritto, durante questi anni di gente che si mena in pigiama al cinema, ma che negli ultimi tempi di overdose, assuefazione e placida abitudine, si era persa come lacrime nella pioggia. E invece, chissà come mai, su quell’ingresso in scena di Wonder Woman che sgomina i terroristi, con Gal Gadot che si muove potente, divina, velocissima, parando proiettili coi polsini come neanche Lynda Carter poteva sognarsi di fare, m’ha colto il brividino. Mi sono proprio gasato. Certo, è stato l’unico momento capace di colpirmi in questa maniera, nonostante – vado a spanne – un’oretta delle due che compongono il film sia dedicata alle scazzottate superpotenti, ma insomma, meglio che niente. E, in questo senso, quello del gasamento “basso”, sensoriale, stupido e incontrollabile, tocca dedicare una menzione d’onore a Danny Elfman, che non butta completamente nel cesso il lavoro fatto da Hans Zimmer e Rupert Gregson-Williams nei film precedenti ma firma coi guanti da forno (campane in ogni dove!) e infila il suo vecchio tema di Batman ogni volta che può (e omaggia anche il Superman di John Williams, seppur in maniera molto timida). Che cicci.

Continua a leggere Justice League

Riverdale – Stagione 1

Quella di Archie Andrews e relativa casa editrice Archie Comics è una storia che inizia quasi ottant’anni fa, con la nascita dell’allora MLJ Magazines, e prosegue imperterrita ancora oggi. Il rosso adolescente Archibald “Archie” Andrews fa il suo esordio a fine 1941 in Pep Comics e diventa uno fra i personaggi più longevi, seppur fra alti e bassi, della narrativa seriale americana, fiero portabandiera dei fumetti che non hanno bisogno di superpoteri e si limitano a raccontare storie di gente normale (fermo restando che l’editore ha negli anni sperimentato anche con supereroi e fantastico, ottenendo per esempio un successo notevole con la streghetta Sabrina). Dalle nostre parti, le avventure di Archie, Betty, Veronica, Jughead e amici assortiti non hanno forse mai catturato l’attenzione come nei migliori anni della loro vita a stelle e strisce, ma ho un ricordo abbastanza angosciato della trasmissione italiana di Zero in condotta (The New Archies), che, come ogni cosa accompagnata dalla voce di Cristina d’Avena, finivo per guardare anche se non me ne fregava poi molto. Agevolo contributo audiovisivo.

Continua a leggere Riverdale – Stagione 1