Archivi tag: Jack Reynor

Free Fire

Con estrema calma rispetto all’uscita originale (o anche rispetto a quella in altre parti del mondo… io l’ho visto qua in  Francia a giugno), Free Fire è arrivato anche in Italia la scorsa settimana, con tutto il suo carico di pallottole, violenza, scelte sbagliate, sbroccate di Sharlto Copley, peli della barba di Armie Hammer e sguardi intensi di Brie Larson. Merita? Merita. Se si apprezzano le sparatorie coreografate come si deve, le sceneggiature scritte con criterio e voglia di raccontare tramite l’azione, il prendere sul serio un genere senza prendersi necessariamente troppo sul serio, qua si va a colpo sicuro. È senza dubbio il film più accessibile e “dritto” girato da Ben Wheatley fino a qui, ma non è certamente un compitino tirato via, anzi, esprime passione, rispetto e voglia di fare da tutti i pori. Ed è un’ora e mezza (quasi solo di) sparatorie. Anzi, una, singola, lunga, complessa, articolata, tentacolare sparatoria che dura un’ora e mezza. Io non so bene cosa si possa chiedere di più a un film.

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Detroit

Cinque giorni di macello, scatenatosi a seguito di un raid della polizia in un bar privo di licenza e della successiva reazione da parte dei passanti. Cinque giorni col senno di poi inseriti nel delirio di rivolte che caratterizzarono l’estate del 1967 statunitense. Cinque giorni in cui la violenza prese possesso di Detroit e generò quarantatré morti, oltre mille feriti, settemila arresti duemila edifici fatti a pezzi. Un momento di storia recente forse difficile da comprendere appieno per chi vive a un oceano di distanza, un vero e proprio scenario di guerra civile nato dal conflitto razziale, che come tale viene per ampi tratti affrontato da Kathryn Bigelow, dalla sua regia che insegue polizia ed esercito fra le vie con lo stesso piglio con cui si mostrano i soldati sparsi fra i vicoli delle città colpite dai bombardamenti. Detroit parte innanzitutto da questo, raccontando in maniera brutale, straziante e torcibudella come la faccenda sia esplosa, mostrando le scintille che hanno acceso le fiamme, gli errori commessi da tutte le parti e la benzina gettata sul fuoco in maniere più o meno responsabili.

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Sing Street

Sing Street racconta l’ennesima storia di gente che vuole fuggire dal paesino per inseguire i propri sogni, di irlandesi che sognano la terra promessa, di giovani che trovano modi per nascondersi dalla malinconica realtà di tutti i giorni. Non racconta, insomma, nulla di particolarmente nuovo, e lo fa abbandonandosi alla nostalgia, al potere trascinante della musica, alla messa in scena cinematografica del processo creativo, alla tenerezza delle amicizie che nascono da ragazzini, dei primi amori, del rapporto fortissimo tra fratelli, delle difficoltà nel sopportare una famiglia che sta andando a rotoli. Tutti argomenti dalla lacrima e dal sorriso facili, ma che non è necessariamente facile trattare nella maniera giusta. E lì, infatti, sta la chiave, perché ancora una volta John Carney dimostra di essere non solo un regista bravissimo a mescolare musica (come al solito scritta da lui) e cinema, ma anche un fantastico autore di commedie sentimentali semplici, efficaci, trascinanti, a cui è facile abbandonarsi.

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Macbeth in Italia!

Questa settimana esce al cinema in Italia quella ficata spaziale che è il Macbeth di Justin Kurzel, che adesso sta girando il film di Assassin’s Creed e boh, il mondo è matto. Io l’ho visto a giugno alla rassegnina parigina dei film del Festival di Cannes e ne ho scritto a questo indirizzo qua.

Questo post, invece, l’ho scritto e programmato a metà dicembre. Se nel frattempo hanno spostato la data di uscita, non me ne sono accorto e non ho annullato la programmazione, beh, che vi devo dire, ce ne faremo una ragione.