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L’uomo che uccise Don Chisciotte

Roba da matti. Ieri è uscito nei cinema italiani L’uomo che uccise Don Chisciotte. Quasi trent’anni dopo l’avvio del progetto originale, con nel mezzo la girandola quasi farsesca di false partenze, abbandoni, nuovi tentativi, disperazioni e, ovviamente, perfino un contenzioso a livello di proprietà e diritti di distribuzione, che ne ha reso l’arrivo nelle sale ancora più scalcagnato di quanto già ci si potesse attendere per un film del genere. Un film che, per altro, nel suo essere stato concepito tre decenni fa e pur avendo cambiato volto, forma ed essenza nel tempo, profetizzava già in partenza il disastro produttivo che sarebbe stato. Del resto, racconta di come la realizzazione di un film su Don Chisciotte abbia rovinato la vita a tutti i coinvolti, che ancora ne portano addosso segni pesantissimi dieci anni dopo, e diventa velocemente un continuo tuffo metacinematografico da film nel film nel film, in cui è complicato mantenere il contatto con la realtà, capire dove Gilliam stia raccontando i suoi personaggi, quando questi diventino quelli di Cervantes e quando invece la storia sia quella di Gilliam stesso.

In questo delirio,  ci si soprende a sorprendersi del fatto che la cosa più sorprendente non sia la sorpresa dell’uscita, infine, nelle sale, ma quella per un film sorprendentemente riuscito.

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Pirati dei Caraibi – La maledizione del forziere fantasma


Pirates of the Caribbean – Dead Man’s Chest (USA, 2006)
di Gore Verbinski
con Johnny Depp, Orlando Bloom, Keira Knightley, Bill Nighy, Jack Davenport, Jonathan Pryce

Mi rendo conto di andare forse un po’ controcorrente, ma questo Forziere fantasma mi è piaciuto decisamente più della Prima luna. Magari è perché il precedente film l’ho visto sul minuscolo schermo di un volo transoceanico, che proprio non è la sua sede (ma la spettacolare visione del secondo all’Arcadia mi ha privato della recitazione originale di Depp, ben altra cosa rispetto a un doppiaggio comunque di buon livello). O magari è perché, col mio adorare la serialità, non posso fare a meno di apprezzare un secondo episodio tanto riuscito nel dare seguito a vari discorsi che potevano tranquillamente essere considerati chiusi e nel porre intriganti basi per l’appuntamento conclusivo.

Sta di fatto che questa seconda incursione nel mondo piratesco Disney mi ha convinto con la sua scanzonata baracconaggine, coi suoi toni a tratti anche molto cupi, col suo sbrodolante non farsi problemi di durata per dare il giusto spazio a tutti i personaggi (tanti, belli e ottimamente tratteggiati) e con quel “season finale” da telefilm. Gli si può forse imputare un avvio un po’ faticoso, un certo ritardo nel prendere il ritmo travolgente che caratterizza tutta la seconda parte, ma non vedo quali altri critiche muovere a un’operazione che si propone come baracconata d’alto profilo e non pretende di essere altro.

Verbinski svolge il suo lavoro di bassa manovalanza, con una regia banale, prevedibile, ma efficace e perfetta per questo cinema di puro entertainment. E a conti fatti mi han divertito più queste due ore e mezza di cappa, spada e tentacoli rispetto ai presuntuosi capricci di Lucas e alla tanto decantata saga di Peter Jackson, che tutto sommato mi aveva davvero convinto solo col primo film.

E invece questa nuova e sottovalutata trilogia è un bel ripescare tutti gli stereotipi pirateschi possibili ed immaginabili, creando un minestrone che per certi versi ricorda invece il miglior Lucas, quello di fine anni Settanta. Il gioco di rimandi, poi, è talmente ampio da non poter fare a meno di trovare piacevoli similitudini, volute o meno che siano, con le fonti più disparate, compreso materiale anche molto recente come The Secret of Monkey Island e One Piece.

Ottimi, infine, gli effetti speciali, che davvero meritano una menzione per la capacità di rendere credibili polpi giganti e uomini-pesce assortiti. La prima apparizione di Davy Jones, così tremenda e posticcia nel suo dialogo faccia a faccia con un pirata umano che fissa il vuoto, è orripilante. Ma si tratta di un inspiegabile inciampo, ben distante dallo splendore di tutto ciò che viene dopo. Anche sotto questo profilo i pirati cagano in testa agli Jedi e ai loro pupazzetti incollati sul fondale di fronte ad attori spaesati.

Insomma, per quanto mi riguarda, convinta promozione, certo lontana dal massimo dei voti, ma priva di alcun dubbio. Con la speranza che il terzo episodio non replichi il colossale tuffo nella merda di Matrix Revolutions.