Archivi tag: Julianne Moore

Uomini & donne


Trust the Man (USA, 2006)
di Bart Freundlich
con David Duchovny, Julianne Moore, Billy Crudup, Maggie Gyllenhaal, Eva Mendes

David Duchovny è sposato con Julianne Moore, che è la sorella di Billy Crudup, che un tempo usciva con Eva Mendes ma adesso sta assieme a Maggie Gyllenhaal. Sono tutti in crisi, litigano un po’, dicono battute molto intelligenti e raffinate, scherzano su pompini e scorregge e mettono addosso una gran tristezza, non tanto per l’asfissiante e oppressiva condizione della vita di coppia moderna che provano a raccontare, quanto per la ridicola pretenziosità di questo filmaccio. E Crudup si esibisce in una pessima imitazione di Jack Black. E c’è il lieto fine.

Difficile dire altro su ‘sta robetta, se non che è davvero impossibile non pensare male, nello scoprire che il regista Brad Freundlich e Julianne Moore son sposati, e che incidentalmente lei appare in tre dei suoi quattro film. Comodo avere la moglie ricca, famosa, riverita e rispettata, quando sei un caprone della macchina da presa. E sì, un po’ la paraculaggine glie la invidio, anche se Julianne Moore mi fa abbastanza cacare.

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I figli degli uomini


The Children of Men (USA, 2006)
di Alfonso Cuarón
con Clive Owen, Julianne Moore, Michael Caine, Chiwetel Ejiofor, Claire-Hope Ashitey, Pam Ferris, Peter Mullan

I figli degli uomini è un’affascinante, appassionante e difettosa parabola fantascientifica, ambientata in un mondo diventato improvvisamente sterile e che ricorda – per atmosfere e idea di partenza – lo splendido serial a fumetti Y: L’ultimo uomo. Affascinante, perché un mondo postapocalittico in cui l’intera umanità si è ritrovata sterile da un giorno all’altro e ne sta piano piano pagando le conseguenze non può che affascinare, specie se è ben studiato e rappresentato come in questo film.

Appassionante, perché Cuarón, che continua a cambiare registri e stili da un film all’altro senza mai perdere in freschezza e bravura, riesce davvero a dare un bel taglio alle sue scene madri. Lunghi piani sequenza – poco importa se “veri” o meno – dall’impatto incredibile, sia quando mostrano un agghiacciante e splendido assalto alla diligenza, sia quando ritraggono un roboante scenario di guerra urbana. E anche perché alcune immagini, come quella del’innocenza infantile, del timoroso rispetto e della riscoperta e ritrovata speranza che fermano d’improvviso – e solo per pochi istanti – il caos della battaglia, sono davvero belle, evocative, efficaci.

E difettoso, perché strutturato a singhiozzi, con accelerate virtuose di un regista che non riesce a dare un ritmo coeso al suo film, ma fa procedere la storia a strappi, trascinandosi un po’ stancamente da un climax all’altro. E perché sui personaggi quasi non c’è scrittura, ma solo un tagliare con l’accetta stereotipi usati come pedine per raccontare l’odissea di Theodore e il suo tentativo di dare nuova speranza al mondo. E allora dà quasi fastidio, che un interprete sempre meraviglioso come Michael Caine sia tutto sommato sprecato nel dare incredibile vita a una puerile macchietta, utile giusto per fare da congiunzione narrativa.

Sono troppo severo con quella che, tutto sommato, rimane una bella storia di fantascienza, piuttosto originale, importante per i temi che sfiora e curata nella realizzazione? Forse, ma comincio ad essere un po’ stufo, di film che sembrano avere tutte le carte in regola per piacermi tantissimo e finiscono invece per lasciarmi ampiamente insoddisfatto ed esplodere nel nulla, come e peggio di una bolla di sapone. E sa Dio se ne sto vedendo in questi mesi.