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But still

Dopo tre post in tre giorni, roba che qua dentro non capitava da chissà quanto, mi sembra giusto chiudere i battenti per tre settimane causa canonico viaggio italico in zona parenti, durante il quale rimbalzerò, come da tradizione, fra Abruzzo e Liguria. Oddio, magari in queste tre settimane qualche altro post spunterà, vai a sapere, ma sono dell’idea di staccare abbastanza dal magico mondo dell’internet, cosa in cui sarò fra l’altro aiutato dall’aver fracassato lo smartphone subito prima di partire. Sono piuttosto preoccupato perché durante la mia assenza usciranno in Francia un po’ di film che vorrei andare a vedere, ma insomma, ci sono problemi peggiori, nella vita. Credo. Fate i bravi.

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Rostelli!

Questo post si manifesta sul blog grazie alle meraviglie della programmazione, probabilmente mentre io starò manifestando una mezza crisi isterica durante le fasi finali di preparazione al viaggio della speranza, armato di moglie, gatta, figlia e attrezzature varie. Fuggo in Italia per tre settimane, il blog non morirà in maniera totale, ma insomma, usciranno se possibile ancora meno cose del solito, quindi tanto vale avvisare quei pochi che ci tengono a leggermi in maniera almeno un po’ costante. Sopravvivrete, ne sono certo. Sono meno certo della mia sopravvivenza a dieci giorni di Abruzzo, dato che ormai ho una certa età, ma che ci vogliamo fare?

Caspita, sta finendo anche il 2015

Quasi due mesi fa, m’è capitato di salire su un autobus notturno a Opera, più o meno alle tre di notte, appena uscito dal cinema (The Walk), pronto a tornare in una casa vuota, ma prossima al riempimento (di urla). Era il 31 di ottobre, ma me n’ero dimenticato e ingenuamente mi aspettavo di trovare l’autobus vuoto. E invece era pieno, ma pieno di quel pieno che quando sali devi stringerti forte forte, ed era pieno di gente, ragazzi, ragazze, molti giovani, alcuni molto meno, TUTTI travestiti da diavoli. Ma TUTTI, eh. E niente, così, mi sono ritrovato alle tre di notte, neopadre, stipato in un autobus pieno di diavoli nel bel mezzo di una Parigi altrimenti piuttosto silenziosa, a scambiare messaggi su Whatsapp con Nabacchiodorozor. È stato, devo dire, piuttosto surreale. Anche più di quando, cinque giorni prima, mi ero sentito dire che si erano rotte le acque mentre stavamo a metà della seconda puntata della seconda stagione di The Americans (guardatelo, è bellissimo), per poi andare in ospedale (ma con calma, relax, stai tranquilla, han detto che non c’è fretta, no? Rilassati, easy) e ritrovarmi ad aspettare le ore, perché nei film mica te lo dicono che fra la scena da film “Tesoro, mi si sono rotte le acque” e l’effettiva uscita del creaturo possono pasMartin-Mystére-cover-016-defsare le ore. Maledetti! Di che sto parlando? Non lo so. È che quando mi sono ritrovato lì sull’autobus in mezzo ai diavoli dell’inferno  ho pensato che avrei voluto scrivere qualcosa al riguardo sul blog, chiacchierare delle scene quotidianamente bizzarre che stavano capitando e dei momenti surreali, ma poi quella cosa ha fatto la fine delle centomila cose di cui vorrei scrivere sul blog ma delle quali poi non scrivo mai sul blog e insomma pazienza. E dunque? E dunque, niente, in realtà questo dovrebbe essere un post in cui dico che adesso il blog si ferma per un paio di settimane, a meno di botte estemporanee da fuoco sacro improvviso, e quindi buone feste, buone mangiate, buon anno, buon tutto quanto, ci rivediamo l’anno prossimo, ma ogni tanto mi piglia la logorrea della divagazione accazzodecane e che ci devo fare, la assecondo, anche in questa maniera un po’ tutta disordinata e sconclusionata. È il 15 dicembre, son qua che scrivo questo post perché mi sto portando avanti con un po’ tutto quel che voglio finire di fare prima di partire e ancora non so se domattina riuscirò ad andare a vedere Star Wars come da programma, se Gozer il gozeriano si metterà di mezzo, se sarò in grado di non addormentarmi durante la visione nel caso dovessi effettivamente andare. Lo scopriremo solo vivendo. Oddio, chi segue questo blog l’avrà già scoperto, a questo punto, dato che presumibilmente, se ci sono andato, ne avrò scritto. Oppure no. Vai a sapere. Ma di che volevo parlare? Non lo so. Comunque, oh, io a pulire la merda mi diverto un sacco (del resto è una metafora della mia carriera lavorativa). E sto guardando un sacco di telefilm. E niente, basta, sono padre, cose che capitano, ciao e grazie.